Référence bibliographique: Giovanni Ferri di S. Costante (Éd.): "L’amore", dans: Lo Spettatore italiano, Vol.2\13 (1822), pp. 63-69, édité dans: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Éd.): Les "Spectators" dans le contexte international. Édition numérique, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.1003 [consulté le: ].


Niveau 1►

L’amore

Citation/Devise► Perditissima ratio est amorem petere, pudorem fugere,
diligere formam, negligere famam

Cicer.

Ha perduto affatto la ragione chi addimanda amore,
e fugge il pudore; chi s’invaghisce della bella persona,
e non cura la buona riputazione. ◀Citation/Devise

Niveau 2► Avvegnachè l’amore infra tutte le umane passioni sia quella che più delle altre e più esclusivamente sembri essere da natura, è il vero però che infino a un certo punto dalla educazione dipende. Sempre da se stesso differente, prende egli qualità dai tempi, dai luoghi, dai governi, ed anche dagli ordini diversi della società. A quanti mutamenti è stato finora sottoposto cotesto impeto brutale dell’uomo selvaggio inverso del selvaggio obbietto de’suoi desiri, e a quanti altri per avventura sarà tuttavia, secondo che ci anderemo di mano in mano più incivilendo! E non veggiamo noi essere egli al tutto diverso dall’Oriente all’Occidente, dai Greci ai Romani, dai moderni popoli ne’tempi barbarici a questi stessi popoli, dopo i progressi delle lettere, delle scienze e delle arti? Ponghiamo a un tempo stesso e in uno stesso paese due uomini, l’uno cresciuto nella ignoranza e nella rusticana semplicità, l’altro in ogni maniera di cognizioni, di studi e di delicatezza nutricato, le quali s’appartengono d’avere a colui che uomo di mondo si appella: or quando [64] eziandio questi due avessero un’età, una forza, una immaginativa ed un carattere medesimo, se fossero tutti e due da una violenta passione riscaldati, non ne sarebbono già nella stessa guisa scossi. Quanti beni e quanti mali stanno preparati per l’uomo di società, che non saranno mai conosciuti dall’uomo di natura? Un solo sentimento ha questi, e l’altro mille ne prova. Quegli sol uno conosce quella tela di affezioni le più contrarie, quella incomprensibile mescolanza di furore e di tenerezza, di confidenza e di sospetto, di astuzia e di candore, di speme nell’angoscia e di sollecitudine nella felicità, e ultimamente quelle pene mescolate di delizie, e quelle delizie mescolate di pene; il che addimandasi amore.

Nel sentimento dell’amore vuolsi distinguere il morale dal fisico. Il primo dei quali è quel generoso desio, quel vicendevole inchinamento dell’un sesso vêr l’altro; ed il secondo è ciò che determina questo desire e questo inchinamento, e in un solo obbietto esclusivamente li affisa, o almeno a questo preferito obbietto con più calore il trasporta. Citation/Devise► “Non vi ha cosa che in questa passione sia buona, dice un illustre filosofo, se vi eccettui il fisico, perciocchè il morale è cattivo.”1 ◀Citation/Devise Ma che sarebbe egli l’amore spogliato del morale? Non è questo il segnale che ci distingue dagli animali? Or senza di questo meriterebbesi amore il nome di sentimento, anzi sarebbe mai egli virtù? Se dal morale procedono gli affanni che [65] genera l’amore, procedono eziandio i più puri paceri e i più dolci, e i suoi affanni medesimi ne apportan dolcezza. È questo uno dei miracoli d’amore, secondo che dice un gran moralista, che ci fa piacevoli i tormenti; ed i veraci amanti risguardano siccome il peggiore dei mali una cotale indifferenza ed un obblio che loro ogni sentimento togliesse delle lor pene. Ha il verace amore, non altrimenti che la virtù, questo bene, che di quanto a lui si sacrifica, ce ne ricambia, e di quanto per lui di buon grado ci priviamo, noi prendiamo in qualche modo diletto, per lo stesso pensare a quel che ci costa, ed al perchè noi a tanto ci conduciamo.

L’amore che ha suo fondamento in su i sensi e nello sfogo delle passioni, non ha di sua durata alcuna arra. Un fuoco acceso dalla bellezza non è pur certo che duri quant’ella, ma sì veramente è indubitabile che con quella si estingue. L’amore non dura più di ciò che lo ingenera, il perchè la sola virtù può farlo sempre durare.

Un tenero e virtuoso amore è fra tutte le passioni quella che maggiormente inchina a pura renderci l’anima, e a levarla da terra. Perciocchè la sua spirazione al di sopra della bassezza del vizio c’innalza, e inverso tutto ciò che è grande e bello ci dà una più forte tendenza. Le sue dolci pene mansuefanno e addolciscono il cuore; e la speranza o l’orgoglio di avere in amore le maggiori venture, sono uno sprone che alle più onorate e maggiori imprese ne pungono e sollecitano. Il verace amore si è un fuoco che colla sua fiamma [66] penetra a riscaldar gli altri sentimenti, ed un novello vigore in loro desta: ecco perchè ha detto alcuno che l’amore partorisce gli eroi.

Timido e riguardoso è il verace amore che d’una menomissima cosa si allegra, e in luogo di somma felicità la ripone. La purezza sua ne accerta la durata più eziandio che non fa la speranza.

S’accresce la natural vivezza dell’amore anche per le durezze e ripulse, in quella guisa che l’incendio d’una foresta, dove l’ardore del cocente meriggio non ne moltiplicherebbe la forza, raddoppiasi all’imperversare dell’agghiacciato aquilone.

Il più casto di tutti i legami si è il verace amore. Solo egli e il suo fuoco celeste fanno mondi essere i nostri naturali pensieri, in un solo obbietto condensandoli. Solo egli fa che i bassi e vili durar non possono dinanzi all’amata persona, e ultimamente che all’infuori di lei sola un sesso sia nulla per l’altro. Il quale sentimento provò ben Petrarca per la sua Laura, ed egli lo ha detto in rima là ove canta di lei:

Citation/Devise► Che sola a me par donna. ◀Citation/Devise

In simil guisa mentrechè per donna vulgare ogni uomo è medesimamente un uomo, per quella il cui cuore è caldo d’un verace amore, non v’ha altro uomo se non l’amante.

Ove l’onestà si scompagni dall’amore, egli rimansi ignudo delle maggiori piacevolezze; ma per sentirne il prezzo, è mestieri che il cuore di lei si compiaccia, e che sopra noi ci sollevi, sollevando l’amata cosa. Tolgasi dall’amore [67] l’idea della perfezione, e voi gli togliete subito l’entusiasmo; tolgasi la stima, e l’amore è niente. Come puote una donna avere in onore un uomo che si disonesta? E cotesto uomo stesso potrà egli porgere gli omaggi suoi

Citation/Devise► A qual si lascia del suo onor privare?

Petrarca. ◀Citation/Devise

Non tarderà guari di tempo che s’avranno in dispetto l’un l’altro; l’amore diventerà per essi un vituperevol commercio, ed avranno perduto l’onore senza aver trovata la felicità.

Così ove l’amore non sia una virtù, egli è il più sozzo dei vizi; e la più vile servitù è l’amare una persona che si crede degna di disprezzo.

Sempre raro è stato nel mondo l’amor virtuoso, ma più che mai lo è oggidì. Fu tempo che a questo infiammato desire che gli uomini inchina verso le donne, era ognor congiunta l’onesta voglia di aggradire. Regnava allora uno spirito di cavalleresca cortesia ed un delicato rispetto per le donne, che una essenzial parte formava dei costumi. I risguardi, gli omaggi, ed un cotal culto che alle donne si porgeva, loro assicurava l’impero del sentimento, il quale così in pro de’costumi tornava, come della umana felicità. Ma ora quale strano cangiamento s’è fatto! Niente più s’ode favellare d’amore, mentrechè di continuo si favella di donne. E trovasi eziandio di quegli uomini i quali si vantano di non credere all’amore; la qual mostruosa incredulità abbastanza palesa la costoro depravazione. Vorrebbono altri che nell’usar dell’un sesso coll’altro non si trovasse [68] che indifferenza, come quel sentimento che essi solamente reputano convenevole alle ben costumate persone, e a quelle che diconsi di buon tuono, e la passion dell’amore la relegano nei romanzi. Per tal guisa ai nodi d’Imene presiede solo il vile interesse: perciocchè chi avvi che le attrattive e le grazie della beltà, l’avvenevolezza della virtù e del sentimento abbia a capitale, quando non le trova congiunte coi doni della fortuna? Ov’è un amante il quale avvisi non poter fare miglior uso di sue ricchezze, che procacciandosi l’acquisto di una amabile donna e virtuosa, e che ad un’ora comprenda il suo dono non valer ciò che egli consegue? Di qui procede il tanto inoltrarsi che fa il libertinaggio, il quale ai casti piaceri del legittimo amore i venali favori antipone dell’infame prostituzione. Così la rosa della bellezza e dell’innocenza fiorisce e divien passa nell’abbandono; e colui che aver ne dovrebbe vaghezza, e cara averla, e recarsela al seno, se ne disvia per carpire qualche malefica pianta che in toccandola il punge, e finalmente ne avvelena l’animo e il corpo.

Mal colga l’indegno che pone un cuore a mercato e rende venale l’amore! Desso è che di sciagure cui seco dietro si trae la seduzione, e di delitti a cui ne induce lussuria, ricopre miseramente la terra.

Oh! fosse pur concesso al morale di restituire all’innocenza ed alla bellezza i suoi dritti, e la fiaccola riaccendere dell’amor verace! Cotesto fortunato avvenimento farebbe al sommo pervenire la virtù e la felicità dell’un sesso e [69] dell’altro. O voi che dell’uman genere siete la più bella metà, a voi si appartiene di accelerare questo sì desiato cangiamento, perciocchè massime da voi dipendono i buoni costumi. Se per voi sarà il licenzioso amore incorato, anzichè risospinto, egli baldanzoso procederà sempre più oltre a gran passi, e voi altro impero più non avrete che quello del vizio: laddove se orecchio non darete che all’amor virtuoso, voi vi vedrete corteggiate con tutto l’ardore e il rispetto che cape in cuor puro; avrete il più alto seggio nell’animo de’vostri amanti, e degne sarete dei nomi di sovrumane e divine che alcuna volta per ischerno vi si danno. ◀Niveau 2 ◀Niveau 1

1V. Buffon, Hist. natur. Disc. sur l’homme.