Référence bibliographique: Giovanni Ferri di S. Costante (Éd.): "La severità e l’indulgenza de’genitori", dans: Lo Spettatore italiano, Vol.2\05 (1822), pp. 19-25, édité dans: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Éd.): Les "Spectators" dans le contexte international. Édition numérique, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.995 [consulté le: ].


Niveau 1►

La severità e l’indulgenza de’genitori

Citation/Devise► Pudore et liberalitate liberos retinere satius esse credo,
quam metu

Teren.

Mi par meglio il contenere i figli coll’amore e colla
riverenza, che col timore. ◀Citation/Devise

Niveau 2► Per conseguir buoni figli, conviene esser soltanto loro padre, e non giudice e tiranno. Ora che altro è egli mai l’esserne il padre, se non il persuader loro ch’ei gli ama? Questa persuasione, a buon conto, te ne guadagna subito il cuore, perchè amiamo naturalmente quelli da cui sappiamo d’esser amati. Se i figli tuoi t’amano, ed osservano la paterna autorità, non come odiato diritto dato dalle leggi, e di cui sei geloso, ma come effetto di una tenera sollecitudine, la qual prega di ciò che comandar potrebbe, e costringendo altrui patisce e non gode; oh! allora veramente sarai il padre de’tuoi figliuoli. Ti temeranno essi non come un duro padrone, ma come un amico degno di rispetto, e per l’affezione che lor porta e per la cura che di lor prende. Non si guarderanno essi tanto di offendere la paterna autorità, quanto di affliggere il cuor paterno; e così vedrai con istupore introdotta facilmente la [20] ragione nell’anima loro, mercè di questo tenero affetto che loro avrai istillato a tuo favore.

Niveau 3► Exemplum► Bisogna farsi temere ai figli, diceva Silicone, che è stato sempre monarca dispotico della sua famiglia. Padre imperioso e fiero, non ha reputato convenevol cosa il farsi amare da’suoi figli. Ma non ha veduto che a forza di umiliarli avviliva l’animo loro, ne inaspriva l’indole, e ne disordinava le facoltà naturali, che senza una libertà grande di spirito germogliare non possono. Sempre tenuti indietro dall’asprezza degli ammaestramenti, sempre in presenza di un precettore severo, i fanciulli non s’attentano mai di proferire cosa propria; così l’immaginazione loro, che le più volte è vivace e feconda, cade e si perde sotto tanta severità. Non era questa certamente l’intenzione del padre, che anzi volea ne’buoni studi indirizzarli, e volgerne l’indole alla dolcezza e alla modestia. Ma mentre che intendeva d’ispirar loro la mansuetudine e l’osservanza, poneva loro innanzi agli occhi un continuo esempio d’inflessibilità e di fierezza; e questo esempio esser doveva assai più efficace de’suoi insegnamenti. Restando in loro più vivamente impressi i duri modi onde erano dei loro difetti gastigati, e degli obblighi ammoniti, che la necessità di soddisfarvi e di emendarsi, si aumentava in essi la ripugnanza e l’ostinazione secondo che si facevano maggiori sforzi a prevenirle. Giunti all’adolescenza, e sempre curvati sotto lo stesso giogo, compariscon nel mondo con uno sì stupido impaccio o una tanto brutale ferocia, che resistono al commercio dell’urbano consorzio, e [21] si rendono sempre spiacevoli e fastidiosi a ciascuno. ◀Exemplum ◀Niveau 3 Essi danno chiara testimonianza che gioventù non cresciuta sotto la clemente educazione di amorevoli genitori, o di buoni maestri, ben di rado riesce dabbene e trattabile.

Niveau 3► Exemplum► Non ha molti giorni n’andai a desinare a casa di uno uomo di questi ambiziosi della paterna autorità. Dionisio ha un figlio in età di diciott’anni o meno, novellamente levato di collegio. Questo giovinetto, presente il padre, non fece mai motto, parlando sempre per atti riverenti, e sempre timido riguardando nella vista del padre, se pareva de’suoi modi contento. Ma poichè Dionisio si fu quinci per alcun momento ritratto, io già ben conoscendo che lo spirito del figlio era stato sino allora dal paterno aspetto impedito, e desiderando di veder che farebbe fuor di suggezione, pigliai cortesemente a dimandarlo. Egli, con le pronte risposte, parea mi rendesse grazia che io gli dessi agio a ragionare; e già si veniva di questa consolazione compiacendo, e cominciava certo racconto, allorchè dalla contigua stanza udì la paventata voce del padre, la quale sbigottillo per modo che non aperse più la bocca. Gli parve dal viso tutta l’allegrezza che la confidenza e la libertà v’avevan posta, e sì cambiato lo vidi che non mi pareva più desso alla tornata del padre. ◀Exemplum ◀Niveau 3 Allora ebbi a dire fra me: Per certo Dionisio non debbe aver mai vista la natural sembianza del figlio, ed io tengo che se per caso lo coglie in quella con cui ha meco favellato, avrà molto a fare prima che lo ravvisi. Or se gliene sono ignoti i lineamenti, gliene [22] possono essere cogniti i pensieri e il cuore? Che difetti può egli mai correggere un padre nel suo figlio, se quelli che ha sin dal suo nascimento sono a lui ignoti e non ardiscono appalesarsi? se sgomentati dalla sua durezza si appiattarono nel più chiuso del cuore? se il padre altro non ha fatto di questo figliuolo che uno schiavo che sospira la libertà, e che ne abuserà quando l’avrà acquistata?

Ma se la soverchia inclemenza de’genitori sì tristi effetti produce, non ne genera meno l’eccessiva loro indulgenza, la quale è assai più comune della sua contraria. Vi sono molti che nè per la maturità degli anni, nè per li lumi della ragione possono essere preservati da questo difetto. Per troppo amor ciechi non veggono che dalla loro intemperata indulgenza prende origine la giovenil corruttela de’figli, la quale li fa nelle sue laidezze anzi tempo invecchiare. Mimiamo, padre tenero e indulgente, è infelicissimo per la scostumata condotta e per l’ingratitudine d’un figliuolo che dovea formare tutta la sua consolazione; nè ancor conosce che questo è un gastigo della propria sua colpa, e che raccoglie ciò che egli ha seminato. Se in qualche cosa, dice egli, merito riprensione, la merito per averlo troppo amato: questo amore è quello che mi ha fatto chiuder gli occhi sopra i suoi difetti, sopra i suoi traviamenti: questo amore mi ha fatto arrendevole quando avrei dovuto esser inflessibile, e mi ha trattenuto il braccio quando lo avrei dovuto levare a punirlo. Dunque, o Mimiamo, l’amor paterno è stato quello che ti ha fatto mancare ai principali offici di un buon padre?

[23] Anche Mannio ha un figliuolo ostinato, infingardo e maligno. Ma egli a quella invincibile ostinazione del figliuolo dà in vece il nome di fermezza che reputerebbe pericoloso il fiaccare; e chiama spirito e accorgimento quella malignità di cui qualche volta egli ride e se ne compiace. E così pure non gli grava che il figlio non inclini agli studi, perchè ancora è ben giovine, e non ha ad esser poi un gran dottore. Dai principii di Mannio sull’educazione si può argomentare la fine del figlio; e dica pure a sua posta che i figli si fanno come si vogliono più con la persuasione che con le riprensioni, e che queste li portano più a recalcitrare che ad altro. Tardi s’accorgerà dell’assurdo inconveniente d’usare ai fanciulli un linguaggio non a loro intelligibile; e che è falso che le punizioni, a suo tempo e con ragione adoperate, non rompano la dura indole de’figli, e non la rendano pieghevole e buona. Anzi quanto son quelle più ritardate, tanto maggiori contrarietà e disgusti si procacciano ai figli in età più avanzata.

L’amore delle madri per li figli, perchè più tenero che quello dei padri, è più soggetto a cadere in una strabocchevole indulgenza; e però quella gran parte che esse hanno dell’educazione, spesse volte fa maggior danno. Ismenia, perchè è una idolatra del figlio, si tiene per buona madre. Per far che egli non senta la debolezza dell’età, ella l’accresce e la prolunga; e non sa che invece di sottrarlo alle leggi di natura, difendendolo da tutti gli insulti impossibili a schivarsi sempre, ella lo rende ignudo a [24] tutti i colpi ed esposto a mille pericoli. Favoleggiano che Tetide per rendere invulnerabile il suo figliuolo lo tuffasse nelle acque di Stige; e le madri troppo indulgenti, a forza d’immergere i loro bambini nella mollezza, li dispongono ai patimenti. Arriva il figlio d’Ismenia all’età di cominciare gli studi: Mio figlio è delicatissimo, dice la madre al maestro, l’unico erede di tutta la famiglia e l’oggetto di tutte le mie speranze. Bisogna conservarlo, ne vada qualunque cosa; non voglio che sia toccato, nè che si consumi allo studio: ed il maestro che saria stato più buono a volger l’aratro che a dettar nelle scuole, fece secondo che gli fu imposto. Chi non prevede quale sarà la riuscita d’una educazione con questi principii instituita sotto gli occhi di simil madre?

Ufficio dei padri è raffrenare la smoderata benevolenza delle madri, la quale impedisce che si disciplinino dirittamente i troppo amati figliuoli. Quantunque dolce ed egregia possa essere la lor natura, non verrà giammai in vera perfezione senza quei soccorsi che può loro prestare la disciplina. Un albero non porterà mai copiose nè saporite frutta, ove non sia stato potato per mano maestra; ad ogni buon terreno fa mestieri l’agricoltore, e non sarebbero di alcun uso i più utili animali se non fossero domati. Or l’uomo, fornito più ch’altri di buone e di male qualità, come potrebbe senza la mano dell’arte purgarsi dalle triste inclinazioni ed apprendere ad usare il bene dell’intelletto? Fia grave, nol niego, l’esercizio d’una rigida disciplina; ma ove ragion [25] mostri esser quella di necessità, non si dee operar contro coscienza, e per non toccare il proprio sentimento recare un male senza rimedio a chi tanto si ama, e così avverare che una indulgenza soverchia non è altro all’ultimo che una soverchia inclemenza. ◀Niveau 2 ◀Niveau 1