Zitiervorschlag: Giovanni Ferri di S. Costante (Hrsg.): "Elogio funebre d’un contadino", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\72 (1822), S. 394-397, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.936 [aufgerufen am: ].


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Elogio funebre d’un contadino

Zitat/Motto► Approchet-il du but? quitte-t-il ce sèjour ?
Rien ne trouble sa fin; c’est le soir d’un beau jour
.

La Fontaine.

S’egli abbandona questo rio soggiorno,
Null’affetto il perturba; e sua partita
Rassembra a sera di limpido giorno. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Allgemeine Erzählung► Passando io un giorno per un villaggio, vidi una truppa di contadini che cogli occhi bassi e di lagrime bagnati dirizzavano lentamente i passi in vêr la porta di un tempio. Della qual vista maravigliato, feci il mio cocchio arrestare, ed insieme con quelli entrando, scorsi nel mezzo il cadavere d’un vecchio in contadineschi panni ravvolto, i cui bianchi capelli dalla bara pendenti fino a terra giungevano. Intanto a sè mi trasse la voce del parroco del villaggio, il quale, asceso in parte alquanto elevata, così a parlar si fece: Ebene 4► Fremdportrait► “Miei fratelli, l’uomo che colà vedete su quella bara disteso, fu per sessanta anni il benefattore dell’uman genere. Figliuolo d’un agricoltore, tentò fino dall’infanzia di regolare con debol mano l’aratro; poi quando a imprimer giunse sicure l’orme sul suolo, seguì il suo genitore per le campagne; ed allorchè finalmente si sentì per le giovanili membra serpeggiare il vigore della verdeggiante età che impaziente attendeva, disse al suo buon padre: Abbia termine la tua fatica. Il disse, e [395] indi per innanzi ciascun sole nascente il vide infaticabile romper coll’aratro la terra, seminare, piantare e la messe raccogliere. Ha egli più di due mila iugeri di selvatico terreno fertili e colti renduto; per lui di pampinose viti le convicine terre si adornano, e per lui sorgono e frondeggiano que’fruttiferi alberi che il villaggio nostro nutricano, e dagli ardori del sole colle ramose braccia ne riparano. Nol rese già l’avarizia ne’suoi lavori continuo, ma sibbene l’amor della fatica, per la quale diceva nato esser l’uomo, e la persuasione che Iddio dall’alto su lui propizio volgesse lo sguardo, allorchè intendeva a studiare il terreno per avere di che nutricare i figliuoli.

“Egli una compagna si procacciò degna di sè, e fatto padre di quindici figli pose sua cura in prima nell’adusargli al travaglio ed alla virtù, e poscia in ben collocarli; ed esso medesimo tutto nel volto sereno e ridente gli addusse all’altare per istringere il sacro indissolubile nodo. I suoi nepoti stati sono tutti in sua casa nutricati e cresciuti, ed ivi appresero a scambievolmente amarsi, nel vedere come il buon vecchio dall’amarli ogni sua felicità derivasse.

“Ne’gorni di festa era il primo a dare fiato a’rusticani stromenti; e i suoi sguardi, la sua voce, i suoi gesti erano, voi ben lo sapete, della comune gioia segnale. Pur vi rimembra di quell’amabile ilarità; figlia d’un cuor contento e tranquillo, che tralucea sempre dal suo sereno sembiante; e nell’orecchie soavemente vi risuonano le sue parole di senno ripiene e [396] di vivacità, perciocchè il dono possedeva e di motteggiare e di censurare senza giammai mordere altrui. Eragli più che altro sommamente a cuore l’ordine e la disciplina; tanto lo distringeva l’amore della virtù.

“Or v’ebbe mai a cui egli si disdicesse di prestare servigio? Quando fu egli insensibile alle pubbliche e private calamità? Quando mostrossi indifferente nelle bisogne della sua patria, a cui consacrato aveva il suo cuore, e per la cui prosperità ognor fervidi voti al cielo offeriva? Posciachè gli omeri suoi s’incurvarono sotto il grave fascio degli anni, e mal fermigli vacillavano i piedi, voi lo vedeste sovra un eminente luogo salire, e indi ai giovani coltivatori dettare i precetti dell’esperienza; imperocchè ei fatto avevasi in mente tesoro del lungo osservare sui cangiamenti delle diverse stagioni, in tanto che questo o quell’albero di sua man piantato in tale anno, o in tal altro, atto era a risvegliare in lui la memoria dei benefici o dei maligni influssi del cielo.

“Il giorno che precedè la sua morte, disse alla numerosa famiglia che piangente faceva al suo letticciuolo corona: Miei figli, l’anima mia se ne va a ricongiungersi a quell’Eterno Motore da cui procede ogni bene, che io ho sempre adorato, e in cui tutta ho riposta mia fidanza. Voi l’indimani diligentemente proseguite il solito lavoro, e al tramontare del sole portatemi all’ultimo mio albergo. O miei fratelli, il sole già cade; itene pure a collocarvelo: ma pria di gettare sopra esso la terra, pria di ricoprire quei bianchi capelli che hanno per [397] sì gran tempo il rispetto vostro eccitato, considerate quelle mani incallite, ed osservate le onorevoli impronte delle sue utili e tanto lunghe fatiche.” ◀Fremdportrait ◀Ebene 4

L’oratore, in così dire, fattosi presso al cadavere, sollevò una delle sue fredde mani, la quale per la continua fatica venuta era ad una straordinaria grandezza, e sembrava che invulnerabil fosse o al taglio delle selci, o alle spine de’rovi. Bacio egli poscia rispettosamente quella venerabile mano, e tutto il circostante popolo tosto si fece del suo esempio seguace. Poscia i figliuoli adagiando il cadavere del loro buon padre sopra fasci di spiche, il recarono lacrimando alla tomba, in sulla quale la ronca, la zappa, il vomere dell’aratro e gli altri villeschi istromenti locarono, che il virtuoso vecchio aveva, mentre che visse, adoperati. Ah! diss’io allora fra me, se coloro che celebrare udiamo da prezzolati panegiristi, pure una scintilla avessero delle virtù di che fu adorna la buona anima di questo contadino, io di buon grado perdonerei a cosiffatti grandiloqui oratori tutta a loro pomposa e vana eloquenza. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1