Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "La morte degli amici", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\63 (1822), pp. 362-365, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.927 [consultato il: ].


Livello 1►

La morte degli amici

Citazione/Motto► Molti amici miei son già partiti, dicea l’Ariosto mori-
bondo: oh quanto a me tarda il rivederli! ◀Citazione/Motto

Livello 2► Se avvi qualche cosa che gl’inevitabili mali e le disavventure senza numero, a cui soggetti siamo in questa vita, compensare ne possa, egli è per certo il piacere che ci arreca la compagnia di coloro che ci sono cari e pregiati. L’amicizia è il balsamo della vita, senza la quale chi sarebbe che viver volesse un istante? Eppure chiunque arriva all’estrema vecchiezza, esser dee preparato a sopravvivere ai più degli amici, e forse anche a tutti. Egli se li vedrà cadere dintorno l‘un dopo l‘altro, in finchè si rimarrà solo, senza sostegno, a guisa di albero che, ignudo de’suoi rami, costiene di per sè tutte le furie della tempesta.

Livello 3► Racconto generale► A questi tristi pensamenti mi trasse l’inaspettata e subita morte di Amanzio, a cui m’avevano fin da’primi anni congiunto i più stretti legami di un tenerissimo affetto; e tale era la scambievole nostra confidenza, che niun pensiero concepia la mia mente, niun sentimento provava il cuor mio, che io non lo affidassi al suo. Parea che natura avesse nel formarlo un gran numero d’opposte qualità in lui riunite, l’una delle quali l’altra temperando, [363] venivano tutte a comporre il più raro e amabil carattere che siasi giammai conosciuto. Perciocchè alla sublimità dello spirito, alla maschia fermezza, al nobile sentimento d’onore giungeva Amanzio un’attraente dolcezza e così gentili maniere, che ognuno se gli affezionava, qual che ne fosse la condizione e il pensare. Semplice ne’suoi modi e modesto siffattamente, che timido alle volte parea, era poi di tanta dottrina e di tanti lumi fornito, che altri pochi lo uguagliavano. Ma specialmente quando a cerchio si stava fra gli amici, tutta spiegavasi la pompa de’pregi suoi; e allora la natural bontà del suo cuore spandevasi, a guisa di benefico influsso, sovra tutti coloro che sedevangli attorno, mentre il suo conversare gli instruiva ad un tempo e li ricreava.

Sol pochi mesi sono trascorsi da che mi recai a visitarlo nella sua villa, ove lo ritrovai tutto intento ad abbellire un soggiorno, di cui, con qualche compiacenza parlar soleva, benchè tale ne era la bellezza, ch’io non m’avvidi mai che fosse da lui con soverchi elogi amplificata. Ei mi fe’ vedere quanto aveva fatto per accrescere alla sua villa vaghezza e ornamento; e niente mi tacque di quel che aveva divisato per darle compimento. Tale fu il piacere ch’io provai allora della sua compagnia, che per tutta la mia vita ne conserverò la rimembranza.

Quel giorno ch’io determinato avea di partire, Amanzio provò una leggiera indisposizione, che grave esso reputò, come quegli che se alcun difetto avea, nell’esser troppo sollecito [364] di sua sanità il dimostrava. Protrassi pertanto la mia dimora, finchè egli stesso credette di essersi interamente riavuto; e per rendere meno grave la dipartenza, disposi di non accomiatarmi, e di mettermi in viaggio in sul fare del dì. Nell’uscire di casa trovai alla porta il vecchio Melampo, delizia dell’amico, il quale si mosse tosto ad accarezzarmi, e dopo avermi accompagnato lungo il parco, nel girmene fuori ristette a riguardarmi in cotale amorevole e pietoso atteggiamento come se avvisasse di non dovermi riveder mai più. E tocco oltremodo da questo accidente, nel lasciare quella bestia fedele, sì dolce malinconia il cuore mi strinse, che diletto recavami l’alimentarla. Rivolgendo nell’animo gravi pensieri, io procedetti nel mio cammino, finchè pervenni alla cima d’un colle donde scorgere vi poteva la casa dell’amico. Mi volsi a godere quella dilettevole veduta; e mentre fiso in quella teneva lo sguardo, l’animo mio presente aveva l’immagine del suo posseditore. Del quale tutte riandava le virtù e le amabili prerogative; ed, Ahi! meco stesso diceva, se fosse sopraggiunto dalla morte, qual perdita irreparabile per la famiglia! quale per gli amici, per la società! E indarno io mi sforzava di rimuovere un tal funesto presentimento, considerando il vigore della sua complessione, e tutto ciò che poteami far credere che avrebbe l’amico una lunga vita vissuto; perciocchè questo negro pensiero erami ognora dinanzi, e lunga pezza trascorse pria che mi venisse fatto di allontanarlo.

Non sì tosto io fui ritornato alla mia casa, [365] che seppi il mio buon amico essere stato da grave morbo assalito, e poco stante pervennemi l’amara novella della sua morte. Questo inaspettato colpo m’immerse in un grandissimo sbigottimento, e soltanto la compagnia di pochi teneri amici potè, come può tuttavia, dar qualche alleviamento al mio dolore. Se questi ancora mi fossero rapiti, saria il mondo per me a guisa di un deserto: e per quanto a mio potere m’adoperassi per compier gli officii dalla Provvidenza a me destinati, io volgerei desiosamente lo sguardo a quei soggiorni di pace, dove sperar possiamo di ricongiungerci a coloro che l’inesorabil morte ne ha divelti. ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1