Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "Le rose e la morte", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\60 (1822), pp. 353-355, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.924 [consultato il: ].


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Le Rose e la Morte

Citazione/Motto► Elle étoit de ce monde oû les plus belles choses
Ont le pire destin;
Et rose elle a vecu ce que vivent les roses,
L’espace d’un mutin.

Malherbes.

Era d’un mondo ove ogni cosa bella,
Trova più ria ventura;
Somigliò rosa, e visse come quella,
Quanto un mattino dura. ◀Citazione/Motto

Livello 2► Livello 3► Racconto generale► Mi venne un giorno nell’animo di recare all’amabile Elisa un mazzetto di rose, avvisandomi che questi fiori, rari nella stagione, le renderebbero più accetta e gradevole la mia visita. Pieno di tal pensiero, io già lietamente mi dirizzava a quella volta, quando dalla parte opposta della strada vidi un uomo che mi sembrava immerso in una profondissima tristezza. Egli tenea gli occhi sì fissi ed immobili sul mio mazzetto, che quando io l’alzava accostandolo alle mie nari per odorarlo, egli pure seguitava cogli occhi senza batter palpebra quel movimento. Poichè io l’ebbi lasciato poco spazio addietro, volsimi a rimirarlo, e vidi che pure a me ed a’miei passi con molta cura badava. Allora io rallentai alquanto l’andare, e come egli mi fu presso: Il cielo, prese a dirmi, vi sia propizio, e non mai trafigga il vostro cuore colle pene che ora straziano il mio! [354] Ben m’avveggo, gli risposi, che i benevoli vostri voti non altronde procedono, se non dal sentire profondamente le vostre sventure. E perchè tanta tristezza? Oimè! questi fiori, egli riprese, forse richiamerebbero a vita la mia cara Enrichetta? Essa in tutta la mattina non d’altro che di rose ha parlato, e credo che il loro odore potrebbe alquanto sollevarla dal male onde è oppressa. Di grazia, signore, e per amor del cielo, non vi sia discaro darmi que’fiori. Chi sa che forse non le rendano la vita . . . e se non, io gli spargerò sulla sua tomba! Porsigli incontanente il mio mazzetto; ed esso più colle lagrime che colle parole manifestandomi la sua riconoscenza, rivolse assai prestamente il passo alla vicina strada. Io mi feci a lui compagno, senza sapere ove mi andassi. Tosto seco lui entrai in una casa ove giacevasi a letto una giovine donna, in cui parea spento ogni segno di vita, e le faceva custodia un’altra donna ch’era tutta intenta a discacciarle con piume le mosche dal volto.

Mia cara Enrichetta, ecco de’fiori, disse lo sposo infelice: tu chiedevi pur dianzi le rose, e ‘l cielo te ne manda per darti consolazione e refrigerio. Postosi poi ginocchione da un lato del letto, appressò i fiori alle nari della sua diletta sposa, ed or nella sua mano or nel seno locandoli, mise un profondo sospiro, e lei nel viso teneramente baciò. Amico mio, disse l’afflitta custode, la vostra Enrichetta ha parlato di rose ne’suoi vaneggiamenti; ma oh Dio! non ne parlerà più. L’infelice vostra sposa è trapassata. A tali accenti niuna udienza prestar [355] parea il desolato consorte, se non che nel silenzio di un profondo dolore fiso contemplava la sua sposa, quando alcune foglie spiccate dalle rose che fra le mani egli teneva, si posarono sulle guancie della sua diletta, già piene di pallor di morte. E vivamente scosso dal doloroso contrasto: Oimè! gridò allora cogli occhi innondati di lagrime, ah! mia cara Enrichetta, estinte sono le tue rose, ed estinte per sempre! ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1