Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "La madre racconsolata", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\58 (1822), pp. 345-348, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.922 [consultato il: ].


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La madre racconsolata

Citazione/Motto► Mostrandosi affatto inconsolabile una dama per aver
perduto l’unico suo figliuolo in giovanile età, savio
Religioso, per acchetarla, le addusse tra l’altre cose
l’esempio d’Abramo pronto a sagrificar l’unico suo
figliuolo egli stesso. O padre, rispose rivolgendosi
impetuosamente la dama, Iddio non avrebbe mai
comandato questo ad una madre

(Maffei, Annotaz. alla Merope). ◀Citazione/Motto

Livello 2► Livello 3► Racconto generale► Avendo Matilde perduto un figlio da lei con istrabocchevole tenerezza amato, io che molto amico le era, n’andai a visitarla onde quel conforto a lei porgere che per me si poteva migliore. Immersa la ritrovai del dolore più profondo, con in mano un ritratto che attentissimamente considerava, e d’amare lagrime spargeva. Appena la vidi in sì doloroso stato, poco men che non piansi; e non solamente non le potei far motto, ma le cose che io aveva immaginate e raccolte per doverle a lei dire in tanta tribulazione, mi si fuggîr tutte dall’animo in un punto. Del mio entrare nelle sue stanze, o non s’accorse ella, o non si curò: ed io, postomi allato di lei a sedere, stetti alcuni momenti per compassione a guardarla; indi mi levai su con impeto, e fatto per le camere un giro, a seder mi tornai, pur col pianto sempre in su gli occhi, e senza mai [346] potere formar parola. Alla fine un violento sforzo facendomi, potei alcuna cosa dire, e cominciai: Abbastanza io conosco, o signora, i sentimenti della natura, per non meravigliarmi del vostro cordoglio nella gran perdita che avete fatta; ma non mi reputerei degno di esservi quell’amico che voi, onorandomi tanti anni, m’avete tenuto, se non mi studiassi di mostrarvi di sciagurati effetti di un non temperato dolore, per quanto ne sia giusta la cagione.

Matilde nulla rispose, e tutta intesa ed occupata a contemplar quel ritratto, essa mi offriva l’immagine della disperazione. Io perseverai a favellare per via d’affetto e per via d’argomento con induttive e moventi parole, in guisa che alla fine, alzando ella gli occhi, e tenutili spazio di tempo in me fissi, esclamò coll’accento del dolore: Voi non avete mai perduto un figlio. E questo detto, tornò gli occhi al ritratto, la cui vista le mitigava ed accresceva insieme il tormento.

Le pronunziate parole si erano il grido della materna tenerezza, ed io ne restai sopra modo intenerito. Mi venne allora il pensiero di richiamare, se possibil fosse, l’attenzione di lei sugli altri suoi figliuoli, e cura e passione indurle anche di questi, ben comprendendo non esservi altro argomento a sviare il suo dolore. Presi dunque a dipingere coi più vivi colori la lagrimabile lor condizione di essere dalla madre abbandonati, e di forse divenire orfani nella più tenera età. Ben mi avvidi, e [347] fui lieto della mia laudevole fatica (nè mi dee essere di iattanza il così chiamarla) che non era stata senza alcun frutto. Cominciò la donna a darmi udienza ed a lasciarsi consigliare; e mentrechè io la veniva con siffatte considerazioni toccando, avvenne che, piangendo, entrarono nella camera un garzoncello ed una fanciulletta, de’quali l’uno non era maggior di sei anni, e l’altra non aveva il quarto anno passato. Affermavano ch’essi non avevano più potuto stare senza veder la cara madre: O mamma buona, dicendo, noi vi vogliamo bene, e voi vogliatelo a noi: mamma, Bice e Nino vi amano assai. Compiè la loro benavventurosa venuta l’opera che io aveva per essi incominciata; perciocchè surgendo da sedere Matilde, lasciato stare il ritratto, teneramente i suoi figliuoletti abbracciò, e dalla materna passion vinta, disse: Sì, che vivrò per l’amor di questi miei diletti fanciulli, vivrò per crescerli e costumarli nel virtuosamente operare, nè d’altro sarò studiosa e sollecita che del ben loro.

Quanto io fossi di tal ventura commosso e contento, ciascuno sel dee poter pensare. Ciò che poi l’afflitta madre aggiunse alle prime espressioni di tenerezza, mi diè buon augurio e speranza che ella prosperamente venisse a mutar modo. E veramente non istette guari di tempo che ella s’ebbe data pace al segno di francamente confessarmi che aveva alcun tempo portata cieca passione al morto figliuolo, ed aveva, a cagione di lui, negletti gli altri, i quali nel suo amore ugual titolo avevano. Per [348] la qual cosa, rimordendo di questa trascuranza se medesima, promise di ammendarla e di mostrarsi buona madre al tutto, secondo che suona il suo vocabolo. ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1