Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "La consolazione ad un padre", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\57 (1822), pp. 342-344, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.921 [consultato il: ].


Livello 1►

La consolazione ad un padre

Citazione/Motto► Consolationum multe sunt viae; sed illa rectissima,
impetret ratio quod dies impetratura est

(Cicer.).

Di consolare son molte le maniere; ma questa è la
più dritta che operi la ragione, quel che sarà per
operare il tempo. ◀Citazione/Motto

Livello 2► Livello 3► Racconto generale► Avete perduto, mio caro Filanto, un figlio unico, un figlio amato. Mi stanno ancora nella memoria le affettuose parole ch’egli essendo in su ’l chiuder degli occhi proferse. Più del vostro che del suo dolor curandosi, e facendo veduta di non sentire: Padre mio caro, diceva, non mi duol nulla; non vi rammaricate: sento che sono vicino a prender sonno, e il riposo mi renderà la salute. Ahimè! egli ebbe il sonno di morte.

Or come potrò io, Filanto, scemare la vostra afflizione, e rendervi quei conforti che da voi nel tempo delle mie disavventure mi furono dati? Troppa ragione avete voi di dolervi, e troppo fresca è la piaga, perchè io pigli fidanza di potervene co’miei sforzi alquanto sollevare. E nel vero, che rilevano mai tutte le umane consolazioni? Potrebbono elle mai o il minimo motto o il minimo atto piaciutoci di molto amato oggetto cacciare dall’animo nostro? Potrebbono forse elle darne ad intendere che [343] intanto le speranze concepite e i desiderii del bene avvenire formati sarebbero stati vani e folli, in quanto solamente ci sono fallati? Quello che alcun conforto ne può prestare in tanta perturbazione, è solo il ripensare (laddove pure il tempo ce lo permetta) che altri hanno sofferto mali maggiori; e che quelle calamità le quali presentemente sosteniamo, avrebbero potuto coglierci in tempo e in luogo da esserci materia di maggior tribulazione e di maggior duolo. E in verità, voi, mio buon Filanto, avreste potuto vedere il vostro diletto figliuolo bene adulto che avesse fatto al fior delle vostre speranze succedere l’aspettato frutto; e voi più forte innamorato di lui e per lunga usanza, e per riputazione, e per affezion naturale, avreste,

Livello 4► Citazione/Motto► Già discendendo l’arco de’vostri anni,

Dante ◀Citazione/Motto ◀Livello 4

potuto avere maggior uopo d’appoggio; e quando poi solo quello amato figliuolo fosse a sostenervi rimaso, perderlo o per non antiveduto e sciaurato caso, o per lunga e penosa infermità. E quanti sono que’genitori che da simile infortunio sono stati percossi! Si trova, ed io il so, una passion tenera cui la puerizia e l’innocenza solamente ponno cagionare; ma il dolore d’un figlio nel colmo delle speranze rapitone è sicuramente più profondo e più a sofferir malagevole. ◀Racconto generale

Non vi gravi adunque che io vi venga pregando, perchè voi, per tutte quelle vie e per tutti i modi che possibili e convenevoli sieno, [344] vi adoperiate a riprendere a poco a poco lo smarrito animo, per cui tutto quello che vi vien veduto vi è cagion di malinconia, e i vostri giorni offusca e contrista. Considerate la vostra condizione essere ancor tale che a quella di molti intorno a voi si può antiporre, e l’avvenire mostrarvi da lunge quella felicità di che tanti vostri simili già godono. La condizion del viver nostro dee averne ammaestrati e fatti lenti allo sperare ed al disperare. Nè vi deve crucciare che io vi chiami troppo subitaneo (il che forse è del vostro sangue) di abbandonarvi a questa passione. Egli è fuor di questione che, qualunque volta il vogliamo, siamo forti sopra noi medesimi: ed avvegnachè malagevole egli sia il non lasciarci vincere agl’impulsi della natura, non è però di là dal poter nostro: per la qual cosa si vuole andare a rilento nel prendere certi partiti a che ella ci sprona, e de’quali avremo per sempre a rimorderci.

Se noi dunque, o mio caro Filanto, non soggiacciamo all’arbitrio dall’errante fortuna; se abbiamo per fermo il Facitor della vita nostra avernela così agli estrinsechi accidenti, come all’interne malattie sottoposta; e se riconosciamo lui avere il diritto di levare quando e cui gli piace quello che ha dato; io rimetto al vostro senno di giudicare se morir fuor d’ordine che uom faccia, si possa chiamare morte non naturale, e giornata innanzi sera compita quella a cui avea prescritti i termini chi poteva e sapeva ben che si fare. ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1