Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "La morte d’un buon padre", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\54 (1822), pp. 333-334, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.918 [consultato il: ].


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La morte d’un buon padre

Livello 2► Livello 3► Racconto generale► Non avete un momento a tardare, mi disse un servidore; affrettatevi di venire, se volete trovar vivo il mio padrone; ed io volando ne venni dall’ottimo mio amico Eudosio. Venerevole dolcezza spirava dal suo aspetto; erano gli occhi pietosi, serena la fronte; ma il volto era già dalla man di morte segnato. Stava da capo al letto in piedi a regger la testa dell’amico un’amorosa donzella di forse quindici anni: e mentre che con la mano il sudor freddo andava in su la fronte asciugando, essa la bagnava ancora del pianto suo. Il suo figliuolo, poco più grandicello della sorella, stavasi a piè del letto dietro una cortina che gli nascondeva parte della faccia; ma quello che se ne vedea era pieno di pietà filiale, di sollecitudine e di angoscia.

Mio buon amico, disse porgendomi la tremante mano il moribondo, io son fortunato, perchè vi ho pur riveduto. Sento che la mia poca vita mi si dilegua, e però voglio a tempo l’estremo spirito usare a raccomandarvi i figliuoli miei. Essi sarebbero orfani, se io non avessi così fatto amico. Figliuoli miei, abbiategli rispetto ed amore, come a padre vostro. Scolpitevi nell’animo le ultime parole d’un padre a cui non era [334] cara la vita, se non se per giovare alla vostra felicità. Tu, [Enrico:#U:Enrico], onora la virtù, ovunque ti verrà fatto di rinvenirla; e bada che dalle ricchezze che il cielo t’ha date in deposito, tu non ti valga a corrompere l’integrità e sedurre l’innocenza. Dalla compagnia delle dissolute persone, qualunque sieno i loro titoli o il loro ingegno, dei stare lontano. Disprezza gli scherni ed i giudizi della corrotta gente, e tienti saldo negli offici così a Dio come agli uomini per te dovuti. E tu, figliuola mia, cara Giulietta, chiudi le orecchie alle lusinghe dell’adulazione; guardati dalle insidie de’perfidi seduttori, i quali tendono i lacciuoli all’incauta giovinezza. Vegghievolmente guarda l’inestimabile tesoro della tua innocenza; ma fa che non ti levi in superbia la tua virtù. Serbando te stessa innocente, compiangi quelle che hanno perduto questo prezioso tesoro. Consolazione porgi ai lor cuori straziati dai continui rimorsi, ed impara dai lor traviamenti a correggere i tuoi. Ma già sento che la vita m’abbandona. Un altro abbracciamento ancora. Essere Supremo, benedici . . . . . . sì benedici i miei figliuoli, volea dire, ma l’interruppe la morte, e gli serrò in sempiterno la bocca. Ah! ch’io vo’, padre mio, seguitarvi, gridò Giulietta tutta disperata, e venne manco sopra il letto. Virile era il dolore d’Enrico, ma profondo e significante. Cadevangli le lagrime dal viso, e mortali angoscie in un tetro silenzio gli opprimevano il cuore. Commosso ultimamente dalla vista della tramortita sorella, ripresse il suo duolo per lei sovvenire e confortare. ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1