Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "Il buon parroco", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\48 (1822), pp. 293-298, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.912 [consultato il: ].


Livello 1►

Il buon parroco

Livello 2► Livello 3► Racconto generale► Quel tempo che io trapassai in villa coll’amico Clenore, ebbi il destro di conoscere lo specchio de’buoni parrochi, voglio dire l’onorevole Palemone. Livello 4► Eteroritratto► Dal suo sembiante traspare una cotale placida dignità, dalle maniere una urbanità non esteriore, ma procedente dal cuore, ed una dolcezza senza lusinghe dal suo conversare; i quali pregi insieme si conciliano amicizia e rispetto. Pare egli scevro dalle cure di questo mondo, ma non ispogliato d’interesse per ciò che del suoi simili il ben riguardi; perciocchè tra mezzo al serio e quasi malinconico aspetto si distingue una dolcezza ed una ilarità che danno indizio di bontà e di alcuna quasi condiscendenza ai mondani piaceri. Tutto il tempo che gli sopravanza dal fornire il suo debito, egli lo spende nello studio. Il perchè non è da meravigliare che ad una semplice eloquenza, affettuosa e veemente, egli congiunga profondo sapere e moltiplice dottrina. Così se egli è ascoltato da’suoi popolani siccome un oracol del cielo, non lo ammirano meno gli uomini ammaestrati, i quali stupiscono al vederlo rimanere nell’oscurità, non sapendo essi che Palemone non desiderò mai di cangiare il suo stato. ◀Eteroritratto ◀Livello 4

[294] Perchè altri appieno possa conoscere quale egli siasi, bisognerebbe, dicevami l’amico, essere stato, come fui io, testimone della sua vita. Da trenta anni in poi che ha stabilito sua stanza in mezzo a queste capanne, egli ha adottato queste famiglie di agricoltori, e vive infra loro, e se ne compiace, siccome un padre tra’suoi figliuoli. Non può farli ricchi nè agiati, ma partecipa di lor povertà, e ne toglie l’avvilimento e il disprezzo, più insoffribili dell’indigenza. In essi l’amore in fonde della concordia e della uguaglianza, le quali sovente cacciano la miseria e la fanno ognor comportabile. Veggendo essi che Palemone non è in migliore stato di loro, e che nientedimeno ei si vive contento, imparano a consolarsi della lor sorte, e a viver contenti come egli. Promuove l’industria, la temperanza e tutte le virtù che alle inferiori classi del popolo inducono prosperità. Alla religione sa dare un cotal allettamento che ne invogli ad empierne gli ufficii, comechè nella sua condotta sia più severo di coloro che ognor ne predicano i religiosi spaventi. Ma prima d’insegnare altrui quel che dee farsi, si sforza egli sempre di praticarlo, affinchè veggano che ad ogni suo detto veracemente i pensieri e la credenza corrispondono.

I piaceri e la felicità di Palemone riposti sono nelle cure del suo ministero: e avvisa poter essere similmente felice chiunque; perciocchè il modo di esserlo in ogni condizione è quello di compiere gli officii del proprio stato.

Livello 4► Eteroritratto► “Un buon parroco, dice egli talora, è un [296] ministro della bontà, siccome un buon magistrato lo è della giustizia. Egli non ha mai a far male ad alcuno: se non può sempre far del bene da sè, è sempre del suo ministero il sollicitarlo; e spesso l’ottiene, quando si sappia egli procacciar rispetto ed amore. Il grande e il ricco ignorano troppo spesso che il loro superfluo è il necessario dei poveri. Perciocchè le ricchezze, togliendo l’esperienza del male, inspirano agli uomini durezza inverso de’loro simili. Finchè non si crede di poter soggiacere alla povertà, anzichè commiserare coloro che la provano, si hanno in disprezzo. Con questa specie di civil diseredazione cui sottoposti sono i poverelli, eglino all’infuori della religione altro non hanno che l’amaro di lor vita ne addolcisca. Solo ella ne occupa lo spirito e il cuore; e se talora la superstizione e l’entusiasmo li disvia, oh quanto il rischiara e li consola la fede! Conservare in essi i religiosi principii nella lor forza, ma eziandio nella lor purità; insegnarli quali insegnati li ha l’Evangelo; far loro cuore ad empiere il proprio debito e a non dispensarsene giammai; distribuire il tesoro della sacra parola per alleviarli negli affanni ed aitarli a trionfare dei terrori della morte: ecco le dolci prerogative ond’io godo e onde ho speranza di avere usato in bene de’miei popolani. Essi hanno sparso il balsamo della consolazione sulla mia vita, ed essi ne renderan fortunata anche la fine.” ◀Eteroritratto ◀Livello 4

Ha già qualche tempo, aggiunse l‘amico Clenore, che il virtuoso Palemone campò da una mortal malattia; ed io fui a seco lui [297] congratularmi di sua guarigione, o, per dir meglio, a testimoniargli la mia gioia per un avvenimento cotanto felice per tutto il nostro distretto. “Quel momento, ei mi disse, ch’io avvisai di dover discendere nella tomba, è stato per me il più dolce di mia vita. Tanta era la forza del malore ond’io era assalito, che per aver troppo sofferto nulla sofferiva. Io conservava intero il conoscimento, ed era immerso in un cotale letargo, la cui quiete, dopo di aver sostenuto acutissimi dolori, era per me di una ineffabile dolcezza. Nella mia camera regnava un sì profondo silenzio, che io credei d’esser solo, e mi sforzai di dar volta nel letto, a poter, col favor d’una finestra che dirimpetto mi stava, godere ancora una volta l’aspetto del cielo. Ma qual fu la meraviglia mia in vedere allora la mia camera piena calcata de’miei cari popolani? Taciturni ed afflitti stavano gli uomini in piè colle braccia incrocicchiate sul petto, e le donne in ginocchioni, e con gli occhi al cielo fissi bagnavano di lor lagrime il suolo. Incontanente a questa celestial veduta io mi sentii tutto commuovere e aggiunger lena alle infievolite mie forze; io stesi le braccia, ed essi vi si precipitarono: Benedetto sia Dio, gridarono, che ci rende il nostro buon padre!

“Ah! senza fallo io bramai anch’io di essere a loro renduto, posciachè il viver mio conferiva alla loro felicità; ma non so se allora in me vincesse il desio di abbandonar questa vita mortale, o pure quello di vederla prolungata. Oh! di qual calma deliziosa godeva l’anima [298] mia in quell’istante! Di quanto conforto mi pareva egli il potermi rappresentare dinanzi all’Eterno commendato dagli uomini dabbene, bagnato dalle lagrime dell’innocenza, e dalle benedizioni accompagnato dei poveri!”

Oh virtuoso Palemone, il cielo ti largisca di prolungare molti anni la vita per la felicità delle tue pecorelle e per l’esempio del mondo tristo e rio! Or vi ha egli sulla terra una più venerabile dignità, una più commovente virtù di quella di un sacro pastore che reca in mezzo agli umili abituri una sana ragione ed un tenero cuore, e che del suo necessario forma il patrimonio dei poveri! Confinato nella polvere e nell’oscurità della campagna, egli non è mosso nè sostenuto dalla speranza di guiderdone, nè dal desio di rinomanza. Ma nell’anima sua, ne’suoi principii, nel cielo che risguarda le sue azioni, tutta è riposta la sua forza e la sua ricompensa. ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1