Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "I romiti", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\44 (1822), pp. 275-279, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.908 [consultato il: ].


Livello 1►

I romiti

Citazione/Motto► Solitudinem quaerit qui vult cum innocentibus vivere.

(Senec.)

Va in traccia di solitudine chi vuol menar vita con gl’innocenti. ◀Citazione/Motto

Livello 2► No, la solitudine non è già lo stato naturale dell’uomo, imperocchè dai suoi piaceri non meno che dai doveri suoi alla società allacciato ritrovasi. Sonovi non pertanto degli uomini che per la singolarità della lor natura e per lo smodato riscaldamento della fantasia estimano poter bastare a se stessi, e condurre i giorni nella solitudine. Ben si può alcuna fiata portar invidia a costoro; ma non è senza rischio il prenderli ad imitare. Mal si giudicherebbe in credendo non alterabile quella felicità di cui godono, massimamente s’ebbero l‘imprudenza, pronunciando irrevocabili voti, di chiudere dietro a sè le porte del mondo.

Livello 3► Exemplum► Se mai la vista degli umani delitti m’avesse noiato a segno di costringermi a voltar le spalle a’miei simili, io non sarei corso a seppellirmi infra i Certosini o i Trappensi, ma sarei andato in traccia di un suo solitario fra i Romiti del Sennaar. Calma, riposo, indipendenza là regnano. Consacrar vi si può il tempo a dolci meditazioni, o ad occupazioni geniali. Vi si può dalla riva gittare ancora uno sguardo sull’oceano [276] del mondo; e se la voce delle passioni ei fa nuovo richiamo, non ci è disdetto il far ritorno, a vogar novellamente sull’abisso dell’onde e a sfidar la tempesta. ◀Exemplum ◀Livello 3

Livello 3► Racconto generale► Fui io a visitar questo solitario religioso soggiorno nella mia più fresca gioventù, epoca della vita in cui si fanno più o meno grandi le meraviglie su gli oggetti, secondo ch’essi più si dilungano dalle leggi ordinarie della natura. Gli eremi di questi più solitarii sono disgiunti e collocati con una certa distanza l’uno dall’altro. Io mi vi recai per vaghezza di visitarne parecchi, e non sì tosto giunsi che fui preso da meraviglia nello scorgere quell’ordine tranquillo, quella singolare decenza e quell’umile semplicità che ben significavano qual fosse l’indole dell’abitante. Livello 4► Exemplum► Una cappelletta, una fontana sempre limpida, un pergolato di viti, alcuni cipressi di un’altezza smisurata, alcune pianticelle sempre verdi che rivestivano le mura della casetta, erano gli obbietti che rendeano quell’eremo sopra modo piacevole. L’uscio della picciola cella era chiuso, e nell’interno regnava un altissimo silenzio: ma appena avemmo picchiato, che venne schiuso dal venerabile abitatore. Egli ammantavasi d’un lungo abito di panno bruno; la sua barba era bianca e protesa ben molto; la sua faccia pallida e serena; semplici le sue maniere e benevole. Ma egli era troppo profondamente immerso nella contemplazione degli oggetti di un altro mondo, perchè volesse perdere molto tempo con noi. Posciachè noi ne visitammo la cella, egli ci diè la sua benedizione, e si ritirò, abbandonando [277] a disposizion nostra tutti i beni che possedeva in sulla terra, tranne il suo letticello di paglia, i suoi libri e la sua corona. ◀Exemplum ◀Livello 4

Livello 4► Exemplum► Il romito che per secondo noi visitammo, parea non risentirsi affatto della perdita del social commercio, quantunque da gran tempo egli avesse rinunciato al mondo. Era cortese, affabile, spiritoso, e, con uno strano innesto, alle più austere virtù riunir sapeva le qualità le più amabili. Se ben di rado udiva voce umana, ne trovava un ampio compenso nel gorgheggiar degli augelli; poichè il suo eremitaggio serviva loro d’asilo, e conoscer pareano che trovarne un più fidato era impossibile. Il rosignuolo, il merlo, la capinera, ed una innumerevol famiglia d’altri augelli svolazzavano qua e là come interamente sicuri e in amistà congiunti col loro ospite e protettore. Eglino docili ne obbediano alla voce, ed al menomo cenno dipartivansi rapidamente dai rami e gli aleggiavano intorno. Gli uni a posarsi andavano su la sua testa, e ne bezzicavano i pochi e canuti capelli; gli altri le unghiute lor zampe nella folta sua barba intricavano, e dalla bocca involavangli il pane ch’egli con loro di buon grado partiva. La lor fidanza a tanto giungea, che della famigliarità loro e delle loro carezze anche i forestieri avean parte. ◀Exemplum ◀Livello 4

Qual principe, io dissi allora fra me stesso, vantar può d’aver vassalli che con tanta assiduità e sollecitudine lo corteggino, con quanta vien servito l’umil monarca di questa solitaria vallea? Ne’suoi travagli, nelle sue meditazioni e nell’ozio stesso il sollazzano e confortano gli [278] svariati canti degli augelli, e il tenero gorgheggio dall’usignuolo alla tranquillità del sonno lo invita. Siccome per instituto i romiti di Sennaar astengonsi dalla carne, così io mi feci a dire al pio solitario: Livello 4► Exemplum► Che ben felici e sicuri erano i suoi ospiti pennuti, poichè quivi non erano fanciulli che involassero gli augellini dal nido, nè cacciatori pronti ad ucciderne le vedove madri. Tolga Dio, riprese il buon vecchio, che alcun d’essi muoia altrimenti che per la volontà di Lui, che loro ha data la vita! Un uomo che respira un aere così puro, ed il cui sonno è tranquillo e refrigerante; un uomo che non mai vien turbato dalle cure mondane, e che trae la sua vita nella soave speranza che al termine del suo viaggio gli venga fatto di trovare una più beata dimora; ah! sì, quest’uomo è un oggetto d’invidia e non di pietà. ◀Exemplum ◀Livello 4

Livello 4► Exemplum► Che se noi, distornando per un istante i nostri occhi dal placido stato di questo umil romito, gittar volessimo lo sguardo sovra un monarca, o su qualche potente ministro, vedremmo allora da qual parte declini la bilancia della felicità. Mentre forse v’ha de’principi che s’imbrattano le mani del sangue de’soggetti, questo solitario pietoso offre le devote sue lagrime per la salute dell’uman genere. Mentre sonovi de’ministri che meditano ed eseguiscono fatali spedizioni di eserciti e di flotte, onde o contrastar pochi palmi di terra ad una lontana popolazione, o farne schiava alcun’altra che mai non gli offese; questo buon solitario del poco che ha, agli augelli del cielo fa parte. Immaginatevelo presso all’ora estrema sull’umile [279] suo letticciuolo di paglia, ed osservate con qual calma e con qual rassegnazione sta attendendo la morte. Fatevi quindi a considerare, infra gli assalti di un’agitata agonia, un ambizioso re, un espilatore e sanguinoso ministro. Qual fremito di ribrezzo spander non debbono nella loro immaginazione sgomentata que’loro magnifici letti di velluto, adorni di piumati pennacchi tinti in cremisi! Ah! sì, in quest’ora terribile siffatti oggetti richiameran loro alla memoria quell’innocente sangue che hanno sì largamente versato; e forse nel delirio di una fantasia moribonda terran per fermo che quelle coltri, che quelle piume grondino del tiepido sangue di tante vittime sventurate, di cui all’orgoglio, alla vendetta, all’ambizione fecero sagrifizio.

Se uomo felice in su la terra vi fu mai, io lo rinvenni, io lo vidi, ed egli abitava il romitorio di Sennaar. I lineamenti del suo volto, i suoi sguardi, tutto dimostrava la felicità della sua esistenza. Pure egli non possedeva nè oro, nè argento. E a che gli avrebbon servito? A lui non sarebbono stati di utilità maggiore che ai suoi pennuti compagni. ◀Exemplum ◀Livello 4 ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1