Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "I voti inconsiderati", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\43 (1822), pp. 269-274, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.907 [consultato il: ].


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I voti inconsiderati

Livello 2► Livello 3► Racconto generale► Andatone un giorno a rendere una lettera ad una giovinetta monaca in convento di S. Maria * * * da parte di una sua parente, me la vidi venire al parlatorio, in compagnia di una sua amica, con viso sì dolente e conturbato, ch’io m’accorsi lei non dover esser contenta della sua condizione; e presi ardire di appalesarle quello ch’io m’andava immaginando. Livello 4► Racconto generale► Io sono una vittima di errore, anzi di seduzione, suor Cecilia risposemi; la quale allevata in questo monistero dalla mia fanciullezza, mi avvezzai assai per tempo a tenerlo per lo soggiorno della felicità. Le cure, le cortesie e le carezze delle religiose passar mi facean i giorni in una serie non interrotta di piaceri. I ragionamenti di un tal direttore, che traviava la mia immaginazione, finirono di persuadermi null’altro essere il mondo che una sentina di corrompimento e di calamità, e nei soli chiostri virtù e pace abitare. Non aggiungeva ai quindici anni l’età mia, quando feci il proponimento di monacarmi. I miei genitori, da cui era sommamente amata, per rimuovermi da simil consiglio, usaron ogni arte che lor mostrava l’amore. Invano essi mi provavano che, non avendo altri figli, io era il solo oggetto, il solo conforto della vecchiezza loro: ma nulla ottennero; perciocchè io dura ai pianti ed ai preghi loro, ostinandomi contro la loro autorità, disubbidendo [270] ai loro comandamenti, giudicai di usare eroica virtù, quando mi dimostrava disumana figlia ed ingrata. Mi affrettai a vestir l’abito, ed ogni ora mi parea mill’anni tardare a condurmi quel dì fatale in cui, promettendo i miei voti, dovea dannarmi ad una prigione perpetua.

Non andò guari di tempo che l’entusiasmo di cui aveva la mente infiammata, s’ammorzò. Mi cominciarono le suore a parer meno sollecite di me, meno curanti, meno carezzevoli: l’oggetto bentosto io divenni della gelosia, della malivolenza e dello sparlamento. Svanita così quella prima illusione che trasportata m’avea, il chiostro che sì allettatrice stanza m’era paruto, lo ritrovai ben altra abitazione, per modo ch’io non mi vi ravvisava. La monacal vita che di tante dolcezze m’aveva inondata, mi si trasformò in altrettanta amarezza; ed allor sentii tutto il peso di quel giogo a cui ebbi sottomesso il collo, e con dolore m’avvidi non potermene mai più alleviare. Vinta dalla mia disavventura, gravosa a me stessa, senza avere cui discuoprir la mia noia, questa solitudine mi parve un diserto, ed ogni mio esercizio un’incomportabile schiavitù.

Incontanente tornato ad essere il mio desiderio quel mondo che fu fatto essere il mio abborrimento, cominciai a portar malinconicamente gli occhi su quest’alte mura che, separandomi dalla società, mi fanno venire in mente tutte le delizie che nel libero stato si sentono. Pompe, diletti, vaghezze, brigate, pratiche mi si paran davanti incessantemente, movendo in me voglie da non potersi mai satisfare, per farmi [271] parer più noiosa la carcere in che di mia volontà m’inserrai. Con malvagi giorni notti più dolorose si alternano; perciocchè posata in su ’l mio giaciglio,

Livello 5► Citazione/Motto► Per lo dolce silenzio della notte,

Petrarca. ◀Citazione/Motto ◀Livello 5

mi vola la fantasia per entro questa città, ricercandovi tutto ciò che per sempre ho perduto, per paragonarlo a queste dolenti cave, a questa misera vita. Io cado allora in così grande angoscia, che non trovo argomento nella religione per moderarla. Le ciglia finalmente travagliate e stanche s’inchinano al sonno; se tal è uno stato convulsivo che mi fa vedere visioni molestissime, le quali mi affannano molto più che le triste riflessioni. Al suon della squilla che dal grave letargo mi scuote, son chiamata al coro, per render laude a Dio in un incognito linguaggio; ed inginocchiata a piè dell’altare rinnovo un sagrificio che, costandomi tanto pianto e tanto cordoglio, non può essere gradito. ◀Racconto generale ◀Livello 4

L’estreme parole espressero sì notabilmente nel suo sembiante il suo dolore fierissimo, che io, stretto dalla compassione, non ebbi per alcun momento forza di far motto, standomi, com’ella, tutto ingombro e smarrito. Ma poichè potei formar parola: Il cielo, le dissi, avrà pietà della vostra miseria; e s’ancor non vi trovate nella via per la quale foste prima chiamata, poco potrà andare che vi tornerete, secondo ch’io spero. La soma che portate, vi affatica; ma il Signore non vi ha già totalmente [272] privata della sua grazia e della sua illuminazione; e forse che in questa vostra medesima solitudine v’aprirà le fonti di sua misericordia. Ahimè! rispose suor Cecilia, se questa speranza perdessi, non mi rimarrebbe che disperazione; ma già veggo che mi vuol consolare, avendomi porta un’amica a cui apro le mie tribulazioni: ed ella ben mi compatisce, come quella che è più infelice di me.

Questo motto di suor Cecilia mi fece desideroso di pregarla che le piacesse narrarmi la storia delle sue sventure. Volentieri, suor Adelaide mi rispose; Livello 4► Racconto generale► perciocchè la compassion de’sensibili cuori è pure un conforto degli sventurati. L’amica mia entrò nelle catene che la fanno piangere, di suo volere, ma io a mio dispetto. E chi v’ha potuto usare sì crudel tirannia? io le domandai. Mia madre, ella rispose. Volendo ella splendidamente alluogar due sorelle che io aveva, acciocchè la dote fosse maggiore, si dispose di farmi prendere il velo. Primamente accordatasi con la badessa e col direttore, provò, se sedur mi potesse: e per lungo tempo mi venne visitando due volte la settimana con una sua amica consapevole: Or via, dicendomi, figlia mia, ti sei risoluta ancora a dare la tua vita alla santificazione? beata te, se ti puoi sciogliere da questo mondo pieno e traboccante di vizi e di scelleratezze! E poi rivolta all’amica, seguitava: La mia figlia prende la miglior via di tutte per menare una vita pura quanto lo sposo che elegge, quant’è il Signore a cui si dedica; e so che mi costerà molto il doverla perdere, ma la sua felicità sarà il mio conforto.

[273] Ma non m’avendo potuto pigliare alle parole d’ipocrisia, udendomi protestare di non mi sentir inclinata allo stato monacale, prese a malmenarmi in cento guise, e fattami tornare alla casa paterna, sì crudelmente trattommi, che bramai subito di rientrare in monistero. Il padre mio che sin allora mi avea riparata dalle persecuzione della madre, non solamente mi consegnò tutta alla di lei tirannia, ma egli stesso mi venne a minacciare che m’avrebbe diredato, e tolto ogni ricovero al mondo, se io non mi prestava sì docile, che meritassi quella dote che a fare il voto di povertà si richiede. E così non potendo più di que’crudeli portamenti sofferire, confidando che altra disposizione potesse alla mia sorte sopraggiungere, mi monacai; ma fremente arrivai all’orribile giorno in che dovea proferire il voto, disposta a far palese in su l’ara che la mia volontà era di tornare al mondo. Ora udite meraviglia: quando apparvi in chiesa, un solo spettatore non vidi; per cui forsennata, fui tratta al sagrificio: e tutto ch’io l’abbominato voto non proferissi, quando fui tornata in senno, mi si disse che il sagrificio era consumato.

Che non feci, dopo la morte di mia madre, perchè quei voti non volontarii fossero sciolti? Ma di quei vani sforzi non mi è seguíto altro che di vedermi derisa dalle mie compagne e maltrattata. Come la maggiore ambizione delle suore è di guadagnar proselite, così la mia è di frastornarle: e vo’ cercando ogni modo per manifestar loro i pericoli e i mali della vita monacale, ed ammonisco le mal [274] accorte dei lacciuoli che potrebbero impigliarle.

Ma come salvare le sventurate dall’ambizion che le strazia e dall’orgoglio che le sagrifica? Come impietosire gl’inumani genitori, che a sangue freddo si ritolgono la vita che han data ai figli, e vivi li seppelliscono, e per non sentirne i lamenti, soffocan loro la voce? Oh miei genitori! quante volte ho la vostra memoria esecrata al tornar di quel giorno in cui profersi il voto! Ora non vi maledico più: possa il cielo avervi perdonato . . . possa presto por fine a’miei travagli! ◀Racconto generale ◀Livello 4 ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1