Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "I consigli d’un vecchio", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\33 (1822), pp. 212-219, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.897 [consultato il: ].


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I consigli d’un vecchio

Citazione/Motto► Conare mature fieri senem, si diu velis esse senex

(Cicer.).

Isforzati di diventar vecchio per tempo, se ami di es-
ser vecchio lungo tempo. ◀Citazione/Motto

Livello 2► Livello 3► Dialogo► Oh! che malvagio tempo viviam noi! dicea Poleno al vecchio Clenore suo amico: non è oggi chi debitamente osservi ed onori la vecchiezza: quei privilegi che per lungo possesso pareano a lei assicurati, le son tolti, e resta così vedova e sola, e, si può dire, dispregiata altresì. Queste, rispondeva saviamente Clenore, sono le lamentanze che usano i vecchi, e non forse fuor di proposito; ma ce n’è pure uno che risalga alla causa, e che dica quella essere in se medesimo? Si vanno dolendo di non essere onorati; ma veggiamo se molti tra essi sieno che meritano onore. La più parte negano di conoscersi per vecchi; e laddove dovrebbero operare da quelli che sono e mostrare virtù alla loro età convenienti, si studiano di nasconder gli anni, e di folleggiare e di vaneggiare a modo de’giovani. Per assicurare alla vecchiezza quella autorità cui aspira, e che tanto soccorrerebbe al bene della società, bisogna che i vecchi vivano secondo che gli anni loro addimandano: altrimente qual ragione avranno sopra i privilegi della vecchiezza, quando [213] vogliono ritenere le frasche e le ciance della fanciullezza? Sa bene la gioventù, quanta esser debba la saviezza di chi ha vivuto più di lei; ma beffa i canuti che pargoleggiano. Non si lagnino i vecchi degli scherni e delle beffe degli avventurati rivali, se essi sciocchi ci si mettono a gara in quelle cose dove quelli sono naturalmente avvantaggiati.

Livello 4► Exemplum► Perchè si duole del figlio e de’suoi conoscenti che lo dispregiano, il vecchio Orgone, s’egli ama mostrare che egli viva stemperatamente, e non si vergogna di uscire in pubblico colle sue cortigiane? Norvallo può essere egli rispettato, quando già oltre ai sessant’anni vuol conversare, pensare e ragionare come un giovanetto; s’intramischia nelle brigate e nelle feste della gioventù, la quale prendelo a riso quando vuol ballare, e trema in su le gambe e cade? L’avaro Grespo, per non buone vie arricchito, che nega a sè ed agli altri il necessario; Eolbaro, che fonde al giuoco e distrugge le facoltà de’suoi figli; Eupotimo, che per soverchio e mal bere si è innanzi tempo rilassato: tutti i vecchi cosiffatti hanno ad esser onorati, hanno ragione di lamentarsi d’essere dispregiati eziandio dai loro figli? ◀Exemplum ◀Livello 4

Nessuno dispregia la vecchiezza, quando non è dispregevole: e quelli che hanno avuto agio di acquistarsi autorità sopra gli animi arrendevoli ed obbedienti, di sottrarre alla debolezza ed all’ignoranza i loro figli, di mantenere l’influenza delle ricchezze e il diritto di comandare, incolpino la loro mala condotta se, a dispetto di questi vantaggi, non si hanno [214] procacciata almeno quell’estrinseca reverenza che li difende dalle beffe e dagli oltraggi.

Sebbene i vecchi non pecchino talora in vizi grandissimi, hanno pur difetti che non li fanno amare nè riverire: come l’affettar maggioranza senza titolo, la durezza e il mal umore. L’età loro non obbliga gli altri a rispettarli, se essi non se ne rendono degni con le qualità che la fanno pregevole: ciò sono la saviezza, la gravità, l’esperienza e la signoria della ragione sopra le passioni e i pregiudizi. Cerchiamo nell’attempata età di queste cose, che non solamente venerare, ma fanno anche amare i canuti. Non si pensi che le cognizioni sieno il frutto di una lunga vita, quantunque indarno vivuta, o che l’esser nato innanzi rechi necessariamente il vantaggio della saviezza; e non ci troveremo di aver follemente sperato, nè i nostri figliuoli fuggiranno dal nostro cammino. Tacete, sbarbatello, quando io parlo, gridava il vecchio Cremone; vi par ben fatto che un vostro pari mi contraddica; non sapete voi che ho trapassati i settanta? Me ne congratulo, signor Cremone; ma io non vi invidio nè lo spirito, nè l’età. E chi vi ha detto che esser vissuto molto ed essere sperto sieno una cosa? L’esperienza non procede da molt’anni di vita, ma da molti di contemplazione: in questo senso voi siete lo sbarbatello, e colui che sì forte sgridate, forse è l’attempato.

Livello 4► Exemplum► Quello che fa i vecchi poco accetti alla gioventù, è anche la severità e la censura: come accade ad Abbonzio, il quale non perdonerebbe il minimo errore ai giovani, e li vuol costanti [215] e ragionati; e pare che voglia esser creduto infallibile, e per ogni piccol fallo diventa inesorabile: sicchè egli, a quel che si vede, vive solamente a servire per ispaventacchio a chi lietamente vive. Ora se così fatta vecchiezza è madre della diffidenza, della malignità, del mal umore e della persecuzione, che può di lei pensare la gioventù? Abbonzio nondimeno va biasimando la corruttela del secolo, che non rende più onore ai vecchi e bestemmia gli eredi suoi che gli paiono impazienti di succedergli, e si meraviglia che i suoi figli lo fuggano. ◀Exemplum ◀Livello 4

La piacevolezza e il buon umore fa amare i vecchi ed osservare: e tanto ella è più da commendar nei vecchi che nei giovani, quanto in questi ella nasce più dal fiorir degli anni, e in quelli viene da dolcezza di natura, da mansuetudine, da considerazione, che la vera bontà formano. Livello 4► Exemplum► Tutti vogliono bene a Delmonte, ch’è lo specchio de’buoni vecchi, perciocchè ha un’indole temperata e cortese, con un animo più casto che severo, e dei modi più discreti che gravi. Sente il disagio dell’età, ma la buona coscienza de’meriti suoi lo francheggia e lo addolcisce. ◀Exemplum ◀Livello 4 Simili vecchi fanno onore alla natura, e sono i migliori argomenti a fare usar le virtù.

Un vecchio senza virtù e senza merito alcuno che non si faccia amare, nè rispettare, non può esser felice. Ma spesso ha di quelli i quali utilmente e innocentemente a far bene ai posteri hanno speso la lor vita, e che non hanno durezze, nè mal umore a rimproverare all’età loro: pure, per non aver saputo eleggere [216] buoni studi e buone cose, non si trovano esser felici. Molti vecchi dicono che la vecchiezza è il tempo di riposarsi: e così se ne stanno oziosi; e non veggono che quando le passioni se ne sono partite, quando i sensi sono sfogati e non ci sono più novità che ci piacciano, allora è tempo di attendere ai razionabili e intellettuali diletti, perchè se non abbiamo che sperare, nè seguitare nel mondo, una insofferibil gravezza ci diviene la vita. La vecchiezza sfaccendata è la sola che pesa; non già il vecchio è sfortunato, ma l’uomo che si è imposta la necessità di morir di noia, o di andar di luogo in luogo alla cerca di quei sollazzi che a quella età più non si convengono.

Per l’erronea opinione che il corpo e lo spirito in tale età non solo non acquista, ma perde le forze, alcuni s’affrettano alla vecchiezza ed agli effetti di quella. Questa opinione surge da pigrizia, alli cui allettamenti se sapessero fare schermo, in virtù ed in iscienza potrebbono pure avanzare. Molti storici esempi d’uomini che all’inclinar degli anni grandi cose operarono, dimostrano che all’indebolir della nostra natura fa molto indugio l’attività e la perseveranza, laddove l’ozio e l’infingardia ci attempa avanti alla stagione. E così un abbandonamento ed una pigrizia delle facoltà nostre ci conduce ad una vecchiezza immatura, e ci rende notabilmente più breve la vita. Nulla opera si pretermette a mantener le nostre fortune, e non si pone alcun riparo al ruinare delle nostre facoltà, e ci riduciamo a vegetare in mezzo a tante cose che possono ancora [217] scaldare la nostra immaginazione e rischiarare il nostro intelletto. Ed è pur nostro debito ufficio prolungare la nostra vita intellettuale; e ce ne sono ottimi argomenti nella continua ma misurata esercitazione della nostra mente, nel quotidiano acquisto di nuove conoscenze e nella rimembranza delle acquistate. Deh! perchè non poniamo l’ingegno in guardare e salvare le nostre facoltà sino al termine di questo cammino, seguitando il costume del sole, che splende per tutto il suo viaggio; e con tutto che presso all’occaso il suo caldo e il suo raggio sia minore, pure riluce d’un sereno e soave splendore, sin che all’altro emisperio non passa?

Lo studio è l’occupazione che sta bene più che tutte l’altre ai vecchi; perciocchè lo studio è la sola passione quasi eterna in noi, e sollazzi ne porge i quali non portano sollecitudini nè pentimenti, e non ci fanno accorgere dello invecchiarci. Qualunque l’occupazione della vecchiezza si sia, l’oggetto suo deve essere in un natural movimento, non a guisa di tempesta, ma a guisa d’alcun soave e leggier venticello d’una bella sera di estate.

I trastulli non fanno meno bisogno ai vecchi, che le occupazioni; ma è da guardare ch’ei non s’ingannino nella scelta di questi trastulli, e che quelli soli eleggano i quali all’estremo dell’età loro convengano. I vecchi debbono procacciarsi diletto nella compagnia dei loro coetanei, ed imitare in questo solamente la giovinezza, cioè nel viver insieme. Essi nella brigata loro non ragioneranno di [218] feste, di balli e di mode; ma rianderanno savie memorie, ritorneranno con la mente agli anni loro più gai, e si sentiranno in alcun modo ringiovenire, quasi l’aere di lor passata primavera respirando. Dolce e vivace e trastullevole è il conversare insieme dei vecchi, o perchè forse il piacere è comune a tutti, o perchè i loro ragionamenti li tornano a quella vita che ancora loro è cara, e ch’essi chiamano il buon tempo.

Puro e semplice piacere è dei vecchi il gusto delle belle arti, come l’amore dello studio. Livello 4► Exemplum► Cicerone, fra i sollazzi convenienti ad un vecchio, conta la cura d’un giardino, la quale non porta gran fatica d’animo o di corpo; e i piaceri che dà, non sono di quelli che inducono soverchi movimenti; e perchè molto al ben della salute giovano, più ragionevolmente allettano e dilettano altrui. E Virgilio volendo descrivere un vecchiarello contento, lo ha posto a coltivare un giardino. ◀Exemplum ◀Livello 4

Livello 4► Exemplum► Bisognerebbe che i vecchi, a goder dell’ozio dell’età loro, apprendessero da Gerone, il quale mena la più parte de’suoi giorni nella campagna, e gusta pienamente quanto ha quella di dilettevole. Egli sopra tutto coltiva i fiori, e non ci sarebbe in tutta la sua contrada chi più bei tulipani e sì diversi giacinti potesse mostrare. E veramente egli li guarda con diligenza assai e con gioia non altrimenti che un innamorato farebbe. Anche gli arbuscelli lo dilettano tanto, ch’egli vi ha piantato i più belli e più fruttiferi del mondo. Alleva in una parte del suo giardino uccelli di razza diversa; [219] e quella numerosa famiglia tutto l’anno giocondissimamente lo esercita, e le studiose api gran parte prendono delle sue occupazioni. Oltre a ciò, molto essendo Gerone vago di leggere, vi passa gran tempo. Egli visita gli amici e chi ne ha bisogno, e si ritrova spesso con gli altri dell’età sua. Or questo provido dispensamento di ore e di ozio non solamente lo fa beato, ma sano ancora, e gli rende la vita più lunga. ◀Exemplum ◀Livello 4

Livello 4► Exemplum► Gerone ha per vicino un tal Bibacco, che queste sue occupazioni o da nulla, o da fanciulli estimando, se ne gabba; egli vuol mostrar gioventù, quantunque la sua dall’età di Gerone non differisca gran fatto; e cerca ancora i suoi trastulli nel giuoco, nella caccia, nei desinari: ma la malattia spesse fiate ne lo distiene. Quando gl’incontrano buone giornate, cioè quando non istà a disagio, subito il vecchio si fa giovine; ma perciocchè questa non è vita da lui, non mai ne coglie contentezza; nè quiete. Si rammarica tutto dì della vecchiaia e dei danni del tempo; e questo gli avviene, perchè non ha in se stesso aiuto alcuno, e non gli piacciono i sollazzi semplici e caserecci. Ed in questo modo la tristezza e l’infermità, per l’infingardia e per lo disordinato vivere multiplicata, affollano ed inaspriscono le miserie della vecchiezza. O quanto sarebbe più lieto Bibacco, se in luogo di dispregiare e schernire come cose puerili e di nessun conto, avesse quegl’innocenti studi in qualche parte seguitati. ◀Exemplum ◀Livello 4 ◀Dialogo ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1