Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "Il contento", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\27 (1822), pp. 183-186, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.891 [consultato il: ].


Livello 1►

Il contento

Citazione/Motto► Profecto ut quisque minimo contentus fuit, ita fortu-
natam vitam ducit maxime

(A. Turpilius Conicus ex frag.).

Nel vero così come pochissimo è quello di che si con-
tenta, è altresì sommamente avventurosa la vita che
egli mena. ◀Citazione/Motto

Livello 2► Trovasi in Draper, non guari a Margate di lungi, un monumento della filantropia di un Tremante: ciò è un ospizio per otto femmine, con la cameretta e l’orticello a ciascuna; il quale fu stabilito a bene di quelle massimamente che seguitino la religione del fondatore; ma non sì, che la sua carità non v’inchiudesse eziandio quelle che diversa fede tenessero. Livello 3► Racconto generale► Con la moglie di Goodman, mio grande amico, n’andai a visitar Draper; e quivi mi disse ella: Livello 4► Racconto generale► Conviene che io vi meni una donna che m’ha sempre di sè dato da stupire. Nacque costei bene, e meglio fu allevata per un ricco mercatante, che fu suo padre; il quale, essendogli male avvenuto delle sue cose, cadde fallito, e tal si morì; e per conseguente a lei fu di necessità riparare appo una dama, conoscente antica di casa sua, la quale, avvegnachè fosse senza stima ricchissima, pure assai meschinamente anzi la sua morte con lo stipendio non di più che di dieci lire sterline annue rendè mercede alle sue eure, che trenta [184] anni l’aveva con somma diligenza servita. Ma ella per sua industria e parsimonia s’avea raccozzate da trecento ghinee, le quali avrebberle fruttato quello che a’suoi piccoli bisogni bastato fosse; se non che avendole date ella a trafficare a un suo nepote (cui ella intendeva dopo la sua morte lasciare erede di questa somma) egli tradì la sua fede, e disperse tutta quella pecunia. Il perchè non aveva ella più cosa del mondo, quando per beneficio e per opera di un amico impetrò luogo in questo ospizio, appena vacò: e questa romita pace pare che dalla mente le abbia sbandita pur la memoria delle sue sventure, per modo che se beata donna ci vive, è Maria. ◀Racconto generale ◀Livello 4

Aveva madama Goodman adombrati i sembianti d’una immagine che molto m’era paruta da dover vedere, e in poco termine gli occhi miei la rinvennero del tutto simigliante all’originale. Livello 4► Eteroritratto► Vidi una donna di forse sessanta anni, con due occhi tuttor vivi e lieti, la quale avea nondimeno sì sereno e tranquillo aspetto, che facea chiara fede della pace del cuore. Alla pulita semplicità della sua persona consonava molto bene quella del suo piccolo ricetto, sì che era a vedere una meraviglia: e più ancora che a suo luogo stava ogni cosa, e sì nette erano e sì lucide le masserizie, che altri vi si potea specchiare se avesse voluto. Teneva in un canto della finestra la sua Bibbia, e in altro un cestello con seta e con filo ed altri arnesi da suo lavorío. Si vedeva fuori a piè del suo abitacolo odoriferi gelsomini in dilettevol ordine posti: e dinanzi spaziava un giardinetto [185] coltivato sì bene, che erbe selvatiche non avevano luogo, ma solamente legumi e fiori, e qui e quivi verdeggiava uva spina. Dee bene l’orgoglio umano tenersi scornato di trovare in questa spanna di terra quella felicità che indarno va egli cercando per entro sue piantagioni infinite e sue sterminate possessioni. ◀Eteroritratto ◀Livello 4

Si recò fra le mani madama Goodman certi lavorietti che aveva a sè fatti Maria, e considerando quelli, disse: Ecco qui meco un amico, il quale, per essere qua entro, non desidererà, son certa, i sollazzi di Margate. — Deh! madama, rispose la donna, che volete voi che in sì povero abituro, come questo è, trovi egli da vedere? — Quello, soggiunse madama Goodman, che non hanno i palazzi, cioè un cuor contento. — È il vero, disse Maria; e, per ispezial grazia, il cielo me lo ha conceduto in tutta la mia vita; salvo che io pavento non m’abbia troppo di noia fatto la mala condotta d’un mio sciaurato parente, il quale in poco d’ora, non senza mio grande dolore, m’ha fatto vedere divorato e consunto dal vizio tutto quello che io in tanti anni avea, risparmiando, raunato a provvedimento della mia vecchiezza. Il cielo ha voluto avere esperienza di me: ma la sua bontà nel mezzo delle mie tribulazioni mi mandò un amico, il quale hammi in questo ospizio procacciato questa libertà di cui godo. Vivomi qui sviluppata d’ogni affanno e d’ogni sollecitudine: e se poco posseggo, di poco altresì ho bisogno. Il più della mia giornata conduco io intorno al mio giardino, al mio lavoro ed al mio libro. A [186] godere di una innocente conversazione, posso io diportarmi e recrearmi con le mie compagne, le quali di vera e perfetta amistà congiunte mi sono, e fanno similmente quel che fo io. E secondo che ci inoltriamo verso il fine della vita nostra, a miglior mondo leviamo i nostri desiderii e le nostre speranze, senza mai volgerci indietro a riveder questo, di cui più non abbiamo talento.

O Provvidenza, diss’io fra me solo, quanto nel giudicare de’tuoi beneficii erra il mortale! ◀Racconto generale ◀Livello 3 Non pensa egli che in ciò conviene attenersi a quello che il cuor ne sente, e non all’esteriore apparato della fortuna. Come a certi giovano le divizie e le grandezze mondane, così gravano a parecchi altri. O Provvidenza, giustissima sostenitrice della bilancia: tu se all’uno de’capi appendi i beni così sospirati e così malagevoli ad esserne convenevolmente usati, appendi all’altro ancora la pazienza e la temperanza, le quali o la bilancia tengono in bilico, o a sè la traggono. Quando ebbi a por mente a quella fortunata che dimorava in Draper, quando conobbi che la libertà onde si tenea lieta e felice, era posta nella umile casuccia, in cinque o sei ghinee, in diciotto staia di carbone per anno, e in un vestimento di lana per ogni due anni; quando m’accorsi di sì povera vena sgorgare sì largo fiume di beatitudine, sentii la coscienza d’infinite folhe rimordermi, e meco medesimo mi vergognai che per essere esperto de’più comunali casi di questa vita avea molte fiate perduto il mio riposo. ◀Livello 2 ◀Livello 1