Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "Le piccole cose", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\21 (1822), pp. 153-157, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.885 [consultato il: ].


Livello 1►

Le piccole cose

Citazione/Motto► In minimis rebus saepe res magnae deprehenduntur.

(Senec.).

Nelle menome cose spesse volte le più grandi si discuoprono. ◀Citazione/Motto

Livello 2► Sono le piccole cose avute in dispregio e in non cale; e pur son esse quelle che ci adagiano la vita e che danno principio ai grandi avvenimenti. Livello 3► Exemplum► E se volete vederne un esempio nella politica, ripensate a Luigi XIV, quando negò il domandato reggimento all’abate di Savoia; il quale, scornato, si dileguò dalla Francia, e ne venne in Corte dell’imperadore: mentre in quella di Luigi si ridea assai dello allontanamento del povero abate, ed il re medesimo ne facea beffe. Ma il piccolo abate diventò in seguito il gran principe Eugenio, il quale s’argumentava di far discendere Luigi XIV dal suo soglio, e poi nelle pianure di Hochstet e di Malplaquet lasciò segni della sua vendetta due volte, e due empiè la Francia di lutto e di vergogna. ◀Exemplum ◀Livello 3 Ecco le piccole cose in politica. E chi potrebbe negare la manifesta e potente loro influenza? Livello 3► Exemplum► Malbourough cadde della sua riputazione in Corte, fu scosso dal governo dell’armata inglese, perdè la speranza di poter vincere la Francia: e qual fu la cagione [154] di effeti cotanto straordinari? Un paio di guanti rifiutati dalla sposa di questo generale alla reina Anna sua sovrana, ed una coppa d’acqua pensatamente riversata dall’orgogliosa duchessa su la veste d’una cortigiana che la sua potenza contrappesava. ◀Exemplum ◀Livello 3

A voler vedere palesemente il cuore umano, di che tanto ci è bisogno, si dee por mente alle piccole cose. Un atto impensato, un motto, un gesto, un tuono di voce manifestano l’indole d’una persona, ed anche quello a che potrà in avvenire inclinare. Livello 3► Exemplum► Domiziano si dilettava fanciullo di andar sempre uccidendo mosche: con che fece presagire ch’egli saria stato un crudele, siccome, per mala ventura de’Romani, il successo avverò il presagio. Chi non sa come Turenna, fanciullo ancora, dormì una notte intera su ’l carro d’un cannone? il che annunziava la sua futura indole bellicosa. Pascal di dieci anni descriveva figure matematiche in su ’l pavimento della sua stanza, e questo fu augurio com’egli sarebbe un grande geometra. ◀Exemplum ◀Livello 3 Se si vuol conoscere le famose persone, non s’hanno a riguardare nel teatro del mondo, perchè ivi si mostrano in un portamento studiato, in una sembianza ingannatrice; ma si deono investigare nel loro interno, dove a veggono senza velame, e dove l’eroe è un uomo. Dice Montaigne: Livello 3► Citazione/Motto► “Io sto spiando gli uomini nelle piccole cose”; ◀Citazione/Motto ◀Livello 3 e certi particolari tratti spessamente appalesano l’indole d’un uomo illustre meglio che immensi volumi di storia. Da questo è venuto che quei che han letta l’istoria di Cromwell fatta da più scrittori, [155] han dubitato, se un ipocrita, o un fanatico di buona fede fosse quel celebre usurpatore, sin che una semplice circostanza non li ha ritirati dall’incertezza. Livello 3► Exemplum► Era costui a desinar co’suoi intrinseci amici, e mentre in una mano aveva una bottiglia e con l’altra cercava alcuna cosa sotto la mensa, venne un suo famigliare a dirgli in confidenza che vi erano ambasciatori. — Dite loro, gridò Cromwell con quel suo mistico parlare, dite loro che noi stiamo qui cercando il Signore. Rivolto poi agli amici, disse: “Questi sciocchi credono che io cerchi il Signore, ed io cerco lo sturatoio.” ◀Exemplum ◀Livello 3

Ma per saper di quanto momento sieno le piccole cose, è d’uopo considerare quanto influiscono nel ben vivere. Gli uomini adunati fra loro sono i debitori di quella dolcezza di maniere ch’è la più attrattiva lusinga della società. Un’occhiata soave, un riso amorevole, una cortesia, una gentilezza formano la così detta onestà di maniere e civiltà, le quali non sono che una bella profusione di graziosi zeri che lusingano di continuo l’amor proprio, che si arroga tanti diritti e si appaga così facilmente. L’amicizia è vaghissima, e si diletta assai delle piccole cose, perchè in quelle si fa conoscere. Meglione usa dire ch’egli non saria buono alle piccole cure, alle piccole dimostrazioni: “Io sono per li grandi bisogni, voglio che l’amico mi provi negli affari pericolosi.” Ma dunque il cuor d’un amico non si muove che nei duri avvenimenti; e in simil guisa basterebbe aspettare che abbia bisogno di sussidio colui che ci è all’animo, e di non curar di [156] lui altro che le grandi cose. E se officio nostro è lo studiarci di addolcire e di allegrar la vita dell’amico, come ciò succederebbe quando non se ne avessero a curar le piccole congiunture che tutto dì nascono? Pensano male costoro; perchè nei gravi accidenti entra soverchio amor proprio, ed il sentimento della tenerezza da quello dello orgoglio è affogato.

Anche all’amore, più che all’amicizia, importa delle piccole cose, perchè a nessun’altra passione fanno tanta forza le piccole congiunture. A lui nessuna cosa è indifferente; e quello che si sottrarrebbe a tutti gli occhi del mondo nella comune usanza della vita, non solamente fa caso in amore, ma sovente può produrre o ridestare grandissima tenerezza. Livello 3► Exemplum► Tebaldo, servendo all’amorosa Ermellina, tanto operò, che gli divenne caro; e perciocchè ambedue aveano quelle doti che a formare un ottimo matrimonio si richiedono, si tenea per fermo che non dovessero dimorar troppo a legarsi col più soave congiungimento. E già Tebaldo così colla Ermellina trattava come con una compagna de’suoi giorni avria fatto; e l’uno veniva facendo all’altro dei piccoli doni, da nulla per sè, ma carissimi per le mani ond’erano porti; e fra gli altri Tebaldo presentò la sua Ermellina d’un anello, nella cui gemma era con molto artifizio intagliato un gufo. Avvenne che invidia ed interesse d’amici e di parenti d’ambedue divisero imprevedutamente quell’unione che pareva dovesse essere eterna, e tutte le pratiche dei due amanti furono tolte di mezzo. Per la qual cosa l’uno rendè all’altro sue lettere e suoi doni; [157] ma Tebaldo quando riebbe le cose sue, non si mise a riscontrare più una che l’altra, dubitando non gli tornassero a mente gli accidenti di quell’amore ch’egli cercava allora di dimenticare.

L’andar del tempo e lo star lontano avean cominciato a levar la Ermellina dall’animo di Tebaldo, e si andava invischiando in un altro innamoramento. Una sera trovandosi egli a fortuna in casa d’una dama conoscente dell’Ermellina, fu recata una lettera, e posta sul tavoliere col sigillo rivoltato. Che bel sigillo! fu detto da uno della brigata; egli fa fede che chi scrive dee essere un gran seguace di Pallade, che porta per segno l’augello di quella dea. — Egli è sigillo d’una mia amica, rispose la dama, e son tre anni che costantemente l’adopera; e domandandola io perchè non usasse piuttosto una colomba o un’aquila, mi rispose, che le era più caro questo gufo che tutti gli altri augelli dell’aria.

Come? un gufo! disse Tebaldo; e bene osservando conobbe esser quello dell’Ermellina. — Ed io, disse fra sè, non cambierei la Ermellina per tutte le belle del mondo. E così tutto in un punto gli si raccese l’amore, le corde della simpatia furono mosse, e lo furono per sempre. Tebaldo uscì di brigata subitamente, e corse a imprimere i suoi giuramenti sulla mano della sua Ermellina. ◀Exemplum ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1