Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "Il popolo", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\11 (1822), pp. 86-90, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.875 [consultato il: ].


Livello 1►

Il popolo

Citazione/Motto► Maximus magister populus

(Cicer.).

Il popolo è d’ogni cosa eccellentissimo maestro. ◀Citazione/Motto

Livello 2► O voi che tenete a vile il popolo, siete voi certi di non partecipare per nulla nell’esser suo? E comprendete voi bene il profondo significato di quella parola? Livello 3► Citazione/Motto► “Avvi, dice la Bruyere, una sorta di popolo la quale ha i grandi per suo contrario; ed al certo i più degli uomini a quella appartengono. Ve n’ha poi un’altra le cui intrinseche condizioni stanno drittamente all’opposito di quelle de’sapienti: ed ella è composta così delle persone collocate in alto grado, come di coloro che, posti in umile stato, senza infamia e senza lode vivon la vita.” ◀Citazione/Motto ◀Livello 3 Ora chi presumerà tanto del proprio merito, che dica in se medesimo: Io mi sono uno del bel numero di quei che sanno? E chi sarà, per conseguenza, che non confidandosi di andar diviso dal popolo, possa ragionevolmente averlo in dispregio? Sopra che parmi da considerare che nessuna mondana miseria sia tanto da compiangere, quanto l’indegna abbiezione in cui per ogni dove e tenuta questa parte principale dall’umana famiglia. Imperocchè lasciamo stare che ella, solamente per esser sì fatta, è perciò degna d’ogni nostra riverenza; ma quel che più importa, si è che [87] da lei quasi da occulta sorgente e da terreno mal conosciuto si derivano e nascono infiniti beni. Quelli che ci procacciano il pane, le vestimenta e tutte le comodità del vivere, saranno adunque, per rispetto a noi, poco meglio che nulla? Qual legge ne consente di usare tanta ingiustizia verso coloro ai quali ci lega il vincolo della comune patria e l’obbligo della gratitudine? Dovremo noi vituperarli per questo, che spendendo essi tutto il lor tempo in manuali fruttuosissime fatiche, non possono ammaestrarsi nella gentilezza dei moderni costumi? Ovvero stimeremo che non sieno degni della nostra benevolenza perchè si ricoprono di poveri panni, e perchè non hanno appreso la squisita loquela de’cortigiani? Per fermo, se siete tanto o quanto amici della ragione, voi non giudicherete degli uomini in così strana maniera.

Ma, forse direte, eglino sono digiuni d’ogni sapere. — Che monta? Sanno però essere utili ad altrui; ed in questo particolare avanzano di sapienza molti e molti filosofi. — Ei sono esseri imperfetti, i quali nelle loro operazioni non hanno altra guida che l’instinto naturale. — Sia bene: ma chi ci assicura che la ragione ne rischiari sempre di miglior lume? Ardiremo noi di sentenziare ch’ei non s’informino di un’anima somigliante alla nostra, a cagione che, non partecipando ai nostri splendidi vizi, tali serbano tuttavia le interne loro sembianze, quali furono in essi dalla natura scolpite? — Ma il popolo si precipita agevolmente alle ruberie, agli omicidii e ad ogni altro maleficio. — E [88] che fanno elleno di men reo le persone ricche e potenti? Forse che simil gente non dà ella mai di piglio nell’avere altrui? Od è men disleale nell’amistà, meno implacabile nell’odio e men crudele nella vendetta? Vero è che i grandi, per l’ordinario, trionfano di tutte le leggi, e rade volte son menati alle forche. Ma niuno sarà così cieco dell’intelletto, che da questo ingiustissimo privilegio argomenti la bontà della lor vita; dovendosi tenere per indubitata credenza che in virtù dell’oro si fanno lecite e belle tutte le colpe. Di che si conchiude che i patrizi non differiscono in altro dai plebei che nelle condizioni esteriori. “Il volgo, dice un filosofo morale, così appresentasi altrui come egli è in se stesso, e per certo ha poco del lusinghevole; ma gli uomini civili fanno gran senno a trasfigurare il loro sembiante: chè s’eglino tale ce lo mostrassero quale il tengono veramente, ci farebbero orrore.”

Metatestualità► Per meglio riprovare le false opinioni di coloro che hanno a vile il popolo, piacemi di porre la seguente similitudine. ◀Metatestualità Quelle pietre che stanno al sommo di un edificio, possono elle a buon dritto dispregiare l’altre che giacciono al fondo, aiutandosi della ragione che queste sono scabre, informi e polverose, ed esse per contrario pulite, splendide, debitamente proporzionate e piene di mirabili intagli? Eppure tutte quante furono cavate dal medesimo monte; e solo per accidente avvenne che le une furono in alto collocate, e l’altre nel luogo più basso. Parmi adunque che le prime non debbano in nessun modo recare al proprio merito ciò che [89] è l’effetto del caso, nè insultare alle ultime. Anzi, considerato che queste son fondamento e sostegno dell’edifizio, si può dire che se si levassero in superbia, ne avrebbero più giusta cagione1 .

Il popolo, che è il nervo d’ogni paese, è fatto a questa immagine. Però è cosa piena di crudeltà lo schernire le miserie di coloro che tanto si adoperano in nostro vantaggio. Tempo è ormai che, senza aver riguardo alla differenza dei titoli e delle vesti, ci mettiamo in animo di far convenevole stima di quelli che sono insieme nostri fratelli e benefattori. La nobiltà del sangue, le molte ricchezze son doni della fortuna, ed è folle chi se ne dà vanto. Solo il popolo può di sè giustamente gloriarsi, siccome quegli che, sforzando la propria natura, pone ogni studio nel giovare ad altrui.

Livello 3► Citazione/Motto► “Il popolo, dice la Bruyere, è sovente spettatore di tragiche rappresentazioni. Ei vede cadere in sul teatro del mondo tutti quelli abborriti personaggi dai quali, nel vario volgere delle scene, ha ricevuti i danni più gravi.” ◀Citazione/Motto ◀Livello 3 Ma può egli prender diletto da tali catastrofi, quando anche esso è costretto a perire in uno co’suoi oppressori? E non si fa vera in lui quella sentenza di Orazio, la quale suona che popolo porta sempre la pena delle colpe de’grandi? Quidquid delirant reges, ec.

Il popolo si compiace grandemente di tutte le politiche mutazioni, pel desiderio e la speranza di uno stato migliore, il che è quasi [90] sempre l’unico bene che a lui si lasci. Ma in brevissimo tempo è fatto accorto dell’error suo, ed ecco ei prega la Fortuna che operi nuova vicenda.

Ivi solo gode il popolo una vera libertà, dove tu trovi universal contentezza e riposo. Quante nazioni s’attribuiscono il titolo d’esser libere, e sì nol sono! Non altrimenti fatte che quel mulo della favola, il quale, benchè presso a morire sotto il peso che lo soverchia, pur alza la testa, e si vanagloria del suo pennacchio e de’risonanti sonagli.

Nessun maggior vanto per i principi, che l’esser soprannomati padri del popolo: e ben saremmo noi felicissimi se essi più di sovente se ne facessero degni. Giusta l’opinione di un filosofo morale, quando altri parla d’un re, e il dice padre del popolo, non solamente rende lode alle sue virtù, ma sì lo chiama per nome, e determina la qualità del suo nobile ufficio. Livello 3► Exemplum► Ciò ben comprese il magnanimo Enrico IV, di cui s’è detto quello che non si disse mai di nessun altro, cioè ch’egli è l’unico monarca il quale sia sempre vivo nella memoria del popolo. Non è uomo in Francia che ignori come Enrico voleva per modo migliorare la condizione de’suoi sudditi, che il più miserabile contadino potesse porre a cuocere una gallina ogni domenica. Il qual detto, così semplice e naturale come egli è, dimostra assai bene tutta la rara eccellenza di quel cuore veramente reale. ◀Exemplum ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1

1V. Thomas, Oeuvres posth., tom. II.