Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "Il ridicolo", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\09 (1822), pp. 73-77, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.873 [consultato il: ].


Livello 1►

Il ridicolo

Citazione/Motto► Je suis né francais; j’ai vecu cent ans, et je meurs
avec la consolation de n’avoir jamais donnè le plus
petit ridicule à la plus petite vertu

(Fontenelle).

Io sono nato francese; ho vissuto cento anni, e muoio
con questo conforto di non aver mai posto in novelle
la più piccola virtù. ◀Citazione/Motto

Livello 2► Il sentimento del ridicolo che l’uomo ha da natura, massime nelle società alla perfezion pervenute, nasce dalla conoscenza e dall’amore dell’ordine. Le azioni, gli affetti e i discorsi che nelle gravi materie all’ordine oppongonsi, risvegliano in noi l’indegnazione e l’odio: ma tutto quello che nelle sole picciole cose l’offende, come è a dire i modi, le usanze e i pregiudizi, eccita in noi il sentimento del ridicolo, il quale si compone e di un lieve disprezzo inverso il suo obbietto, e di un dilettevole pensare a noi stessi.

Se il ridicolo fosse sempre bene usato, certamente sarebbe uno de’più pregevoli doni della natura. Ma in cambio di restringersi a percuotere i lievi difetti, le stranezze e le imperfezioni, ei piglia sopra tutto di mira le virtù e i grandi ingegni, e diviene per tal guisa il più dannoso nemico del comun bene. Esso è l’arme principale del vizio, perchè rivolgendo ogni sua forza contro alla venerazione che si debbe alle virtù, riduce a nulla l’amore che a quelle si [74] porta. Anco l’invidia se ne vale come di un poderoso strumento contro gl’ingegni, per attenuare il loro merito, e frodarli degli onori e delle debite ricompense. La stessa calunnia è spesso meno da temersi che non è il ridicolo, stante che quella può essere scoperta e convinta falsa, ed allor ricade sull’autor suo; laddove l’altro va sempre impunito, e mai non vien meno.

Si presume per alcuni che il ridicolo eserciti utilmente la sua potenza anco nelle gravi materie, dacchè egli è pure un castigo del vizio; che è quanto a dire, che la malignità qualche volta si piace di trattare esso vizio come la virtù, chiamando in aiuto il ridicolo, a fine di torre a quello ogni reputazione: ma se il vizio viene a essere per questo più disprezzato, si fa per altro men odioso; perchè le cose che ci debbon fare inorridire, non muovon le risa.

Se si risguarda come un mezzo dall’arte drammatica impiegato per censurare costumi e caratteri, il ridicolo si è non meno utile che lodevole, non proponendosi mai di satireggiare le persone viventi, e dirizzando i suoi dardi non contro un sol uomo, ma contro una particolare condizione d’uomini, qualunque elli sieno. La commedia ne porge, a vero dire, alcuni ritratti, dei quali, ov’essi sieno dipinti al vivo, possiamo assai facilmente trovare l’originale in noi stessi; ma sta da noi lo schifarne la rassomiglianza, correggendo i vizi e difetti nostri.

Il ridicolo, quale si suole nelle brigate adoperare, è cagione di gravissimi inconvenienti; perciocchè se altrui se ne vale contro le stranezze, [75] i lievi difetti e i falli degni di scusa, esso è un troppo rigoroso castigo per le imperfezioni che dalla umana natura non vanno divise, e che compassione domandano, anzi che disprezzo. Quando poi ne usiamo come di un’arma per combattere i gravi errori, i vizi odiosi e gli orribili delitti, allora si è una troppo lieve pena per cose che indegnazione e ribrezzo risvegliano. Onde che nel primo caso egli ha troppa forza, nel secondo è vuoto d’effetto.

Che se pongasi mente alle cagioni onde son mossi coloro che dispensano il ridicolo, meglio ancora si vedrà quanto questi vantati censori de’costumi sien dannosi e funesti. Vanno essi aggirandosi per le brigate armati sempre di un prisma che rappresenta gli obbietti non solamente tutti coloriti in negro, ma eziandio con fattezze false e brutte al possibile. Guardando in questo fantastico vetro, non ci ha virtù che in vizio non sia trasformata. È desso che dà alla prudenza la sembianza dell’avarizia, al coraggio quella della ferocia, alla pietà quella dell’ipocrisia. Massime la modestia, di cui si è proprio il rendere più graziose le virtù, trovasi alle male arti del ridicolo più esposta, giacchè questi all’opposto procura di oscurarne lo splendore. Così disfigurate le perfezioni nostre per opera del ridicolo, contribuiscono elle pure a renderci infelici e spregevoli ad un tempo.

Dicesi che la verità non può diventare obbietto del ridicolo, e che per conseguente non le può nuocere. Non dee senza fallo la verità, semplice e nuda come ella è, temer le arme del ridicolo; ma può ella, come le altre cose [76] tutte, essere disfigurata e travestita; e questo appunto si e ciò che il ridicolo imprende a fare. Quando esso nell’esecuzione di sì trista opera pone molto artificio, qual meraviglia che la moltitudine non riconoscendola si rida della difformità di lei? Il più saggio e il più virtuoso degli uomini, Livello 3► Exemplum► Socrate, fu vittima dell’arte odiosa di render ridicolo quanto v’ha di più venerando. Aristofane fu quegli che, mostrandolo con ridicoli modi e spregevoli, il fe’ mettere in ceppi, e poi trarre alla morte; ◀Exemplum ◀Livello 3 conciossiachè l’ingannata turba lo condannò non per quel ch’egli era di fatto, ma per quel che appariva di essere negl’infami libelli del comico. L’invidia mescè la cicuta, il fanatismo gli porse l’avvelenata tazza; ma il ridicolo fu il vero carnefice di quel divino filosofo.

Per mala ventura ha esso più potere sulle anime oneste e gentili che sulle viziose. Tra queste si dà, si riceve a vicenda, e a vicenda si ride. Sono affatto indegni di scusa quegli uomini, molto virtuosi per altro, i quali si dimostrano estremamente sensitivi del ridicolo, e vivono in continua tema di essere offesi da quello. Debbono essi porgere l’esempio di farlo ire a vuoto, non già respingendolo con forza, ma ricevendolo con disprezzo ed a sangue freddo, e talvolta eziandio con graziosa maniera. Simiglia il ridicolo, al dire di un moralista, le frecce de’Messicani, le quali trapassano il ferro, e si smorzano urtando nelle armature di lana1 .

[77] Il ridicolo è sopra tutto il flagello degli uomini di mondo, i quali, in grazia della paura ch’essi hanno di quello, mettono in non cale la sincerità, il buon senso, l’amicizia e la fortuna eziandio. Cosiffatta paura impedisce il volo della nostra fantasia, ci spegne in cuore ogni generoso affetto, e fa sì che tutti quanti sembran formati sopra una medesima stampa. Essa ne induce a tener per buona la più falsa massima che sia al mondo: cioè “Che si vuol essere come son tutti.” La qual massima, pareggiando gli uomini d’ingegno agli sciocchi, non è favorevole che a questi ultimi.

Il paese ove il ridicolo esercitava la sua maggior potenza, era il più abbondevole di persone ridicole. E da che procedea questo? Vi erano forse alcune ridicolosità di moda, e che tenean luogo d’illustri qualità? Così può pensarsi, considerando che la fatuità, il buon tuono, come si dice, la falsa amabilità erano l’obbietto dell’emulazione della gente di mondo, e assicuravano una certa riputazione e un certo successo. ◀Livello 2 ◀Livello 1

1Duclos, Consider. sur les Mœurs, chap. VIII.