Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "La tragedia", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\01 (1822), pp. 3-12, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.866 [consultato il: ].


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La tragedia

Citazione/Motto► Dee la tragedia ai nostri sguardi sottoporre i piú ri-
levanti fatti delle età trapassate. Ella è, in certo
modo, una viva istoria, facile ad essere intesa da
chiunque ha sensi e anima

(Alfieri). ◀Citazione/Motto

Livello 2► Livello 3► Dialogo► L’arte drammatica, Mellione diceva, come quella che fa più viva illusione e più appresenta della natura, dee essere la prima delle arti dilettevoli. Quello di che m’incresce, rispondea Celano, è che quest’arte non è così utile, com’ella è piacevole.

Mellione

Come può esser questo che voi dite, s’ella intende ad emendare altrui dilettando? Non so io altro miglior ingegno vi sia, che quello il quale ne fa trarre vantaggio dal ridere stesso. Il teatro è la scuola de’costumi.

Celano

Direste meglio, quella delle passioni e de’vizi.

[4] Mellione

Oh! Paradosso! Ma sperate voi meglio di Rousseau dimostrarlo?

Celano

Non vado appresso gli esagerati giudizi di quel facondo scrittore, e non voglio già proscrivere quest’arte; perciocchè veggio essere naturale agli uomini il coglier diletto dagli spettacoli, come ne fanno testimonianza le feste, i torneamenti, le cerimonie religiose, sempre e in tutti luoghi usate. Ma penso che malagevole cosa sia trovare utilità nella drammatica, se ne riguarderemo gli effetti morali.

Mellione

Io pero penso in contrario; perchè scuola di virtù mi sembra la tragedia vera e la vera commedia: e non veggo dai libri morali al buon teatro altra differenza, se non che questo ammaestra per via d’azione, e diletta e piace con la dolcezza di quell’arte che è detta la favella degli Iddii.

Celano

Sia pure che la drammatica al morale ammaestramento riguardi, il che non riesce sempre nel fatto; ponete mente ai mezzi ch’ella tiene ad aggiungervi, e potrete da questi dirittamente de’suoi effetti giudiciare. Questi mezzi nella tragedia son le passioni: ma, come che il padre della critica drammatica affermi che in tragedia si ammendano le passioni per mezzo di muoverle, estimo io che sì fatto mezzo non piaccia ai moralisti; perchè generare e rappresentar passioni è di troppo rischio, e pestilenzioso ne sarebbe l’esempio.

[5] Mellione

Adunque, per vostro avviso, il procacciare abborrimento al vizio saria vana cosa; ed io la trovo assai buona e bella, se quello mostrisi nell’aspetto più abbominevole. E vi parrà da dir male anche dell’usanza di Sparta, la quale ad ammonire i figli che non dovessero darsi alla intemperanza, inebbriava gli schiavi, ed in sì vile stato li faceva pubblicamente vedere?

Celano

A’fanciulli spartani veniva in grande obbrobrio la ubbriachezza, dopo viste le condizioni e i reggimenti degli ubbriachi. Ma se un vizio che sia per sè alquanto rincrescevole e sozzo si scuopre in persona di alto stato e degna di stima, quale dovrà essere l’effetto di questo spettacolo? Nei paesi dove il senatore, il capitano, il principe ad ora ad ora s’inebbriano, se ne può avere una giusta idea. Troppo è arrendevole a questi esempi la gioventù, alla quale sono essi appresentati; ed io avviso che similmente avvenga della tragedia. Perciocchè le scene che in modi eroici, ed ornati di tutta la magnificenza de’versi e di tutto il lume dell’eloquenza, mostrano le passioni e li vizi, accostumando gli animi a quella immagine, impediscono loro di concepir quell’odio contro i delitti che questi generano veramente, quando sono nella naturale forma mostrati.

I Greci, che furono i trovatori della drammatica, e a perfezione la ridussero, non mirarono mai al segno morale; e per questo Aristotele disse, appartenersi alla tragedia il dilettare [6] per via di dolore e di compassione. Essi rappresentavano accidenti novellamente avvenuti, de’quali li padri loro potevano ancora rendere testimonianza; nè mai persone esterne venivano a riscuotere quel pianto che essi alle disavventure de’loro cittadini riservavano. Per la quale cosa l’opere loro erano meglio sentite e più naturali, perchè i costumi in esse ritratti ancora viveano. Oltre all’intendimento di piacere, la tragedia greca riguardava alle cose politiche, nelle quali dava frutti maravigliosi. Atene parea l’usasse a concitar odio contro la monarchia; ma gran fatica sarebbe a trovarvi moralità. Livello 4► Eteroritratto► Exemplum► Un fato a tutti gli uomini soprastante; una disperazione che faceva le veci del coraggio; un’oltraggiosa lamentanza contro i Numi; fiere vendette giustificate; gli Iddii fra sè discordanti e tiranni; un Edipo innocente e virtuoso, dai rimorsi dell’incesto e dalle furie del parricidio agitato; un Aiace che sfida i fulmini; una Venere che arde il cuor di Fedra in una fiamma impura; una empia e barbara Medea che a vendicarsi d’uno sposo infedele sbrana i figliuoli: ecco gli argomenti che per le greche scene si trattarono, e che la morale non può approvare. ◀Exemplum ◀Eteroritratto ◀Livello 4

Noi, nel voler i Greci imitare, abbiamo il nostro teatro delle loro visioni, dei loro oracoli, dei loro giuramenti, del loro fato servilmente riempiuto; ed abbiamo lasciato indietro ciò che era il meglio imitare, cioè il loro intendimento politico. Quelle vecchie favole, quelle rancide storie che nulla hanno a fare co’ [7] nostri costumi e con la religione nostra, buona pezza è pure che vanno per le nostre scene; e si può dei nostri tragici dir quello che i Romani solevano dire di Terenzio: Tutto in essi è greco, tranne l’idioma. Quello onde più sono notati i moderni, si è che essi; per acconciarsi al presente, hanno corrotti gli antichi argomenti, innestandoli colle moderne usanze; e questo può dirsi tanto di quelli tolti dalla romana, quanto di quelli dalla greca storia. Ma ciò non si potea sfuggire da chi ha voluto questi subbietti maneggiare.

Mellione

Nè io pur comprendo, come parecchi moderni, anche de’rinomati, per introdurre l’amore, hanno guaste le bellezze degli antichi argomenti: ma questo è peccato degli artisti e non dell’arte; che li danna.

Celano

Io avviso, con molti critici filosofi, che i sentimenti i quali inspira oggi il teatro, anzi che ammendare, fomentino il mal costume ed pregiudizi dei popoli. E questa è la cagione per cui nelle greche tragedie non regnava altro che la politica e la religione, senza che mai v’avesse luogo l’amore. Ora che i tempi hanno cangiato i costumi, questo cangiamento ha dovuto necessariamente operare un’alterazione nella drammatica. Poscia che la cavalleria ha dato tanto imperio alle donne nella società, ed ha sparso in tutto il gusto e lo spirito della galanteria, era pure ragione che se ne fornisse anche il teatro. L’amore è la passione predominante nelle nostre tragedie; e quei valentuomini [8] stessi che hanno non solamente uguagliati, ma spesso trapassati i Greci, hanno temuto di non essere graditi ai loro contemporanei, se anche in quei soggetti che meno capaci ne fossero, non inframmettevan l’amore. Onde che, sendo di necessità il conformarsi ai costumi degli spettatori, non è dramma nel quale non si operi per amore. E il gran legislatore del Parnasso francese, non gli rimembrando dell’esempio dei Greci suoi maestri, ha comandata, quasi come per legge assoluta, cosiffatta passione.

Livello 4► Citazione/Motto► . . . . . . . . . dell’amore la viva dipintura
È di scendere al cuore la strada più sicura.

Boileau, Arte Poetica. ◀Citazione/Motto ◀Livello 4

Or vorrei sapere che cosa guadagnerà la morale da simili spettacoli che un’infinita potenza d’amore ci rappresentano. Ed è pur facile a vedere, come accade, che quando questa passione è più perfetta e più notabile, allora appunto un dramma che tutto il bene della vita ripone in un amor fortunato, fa più che mai contro alla virtù. Egli quei difetti e quel corrompimento accresce, a cui li moralisti, additandoci altri principii ed altre felicità di più bella e più sublime natura, s’ingegnano di porre riparo e freno. Questa tirannica signoria che amore tiene in tutte le tragedie nostre, affoga tutte le virtù e tutti i doveri; innanzi ad essa spariscono i diritti di ragione, di giustizia ed umanità, per modo che il Re non conosce più i suoi sudditi, il capitano i compagni, i cittadini la patria; e i padri e i figli non rammentano gli oggetti della più natural carità, se non per adoperarli al trionfo del loro amore.

[9] Mellione

Non niego che troppo dispoticamente signoreggia amore nelle nostre tragedie; ma non per questo è da esigliarnelo, quando egli non reca più essenziale difetto in una tragedia che in un poema epico. Sì largamente si spazia questa passione, che, quali che se ne sieno gli esempi greci, natural cosa è ch’ella più spesso che le altre si senta in teatro; ma è mestieri che sia veramente tragica, e paia una debolezza guerreggiata dalla coscienza: bisogna che l’amore o abbia infelice e malvagio fine, a mostrare quanto pericoloso sia; o dalla virtù sia trionfato, a mostrare ch’egli non è insuperabile; e questo è ciò che in molte tragedie si riscontra.

Celano

Avrete già inteso quello che dell’effetto dei malvagi caratteri, dall’autor tragico per forza nobilitati, io mi pensi. Egli, diminuendone l’orrore che debbono in noi risvegliare, e degni di compassione rendendoli, a noi li ravvicina: il che non addiviene di quell’eroiche virtù che ai vizi si contrappongono; perchè egli le pone troppo lungi da noi, per cui ci sembrano malagevoli ad usare tanto, che esse, quantunque accendano la fantasia e vincano l’animo, si veggono in troppa lontananza dal comun sentire e dalla nostra pratica; ed allora, come possono influire sopra il nostro modo di vivere? Ed anzi mi par si debba temere che colui che alle tragedie ed al commovente linguaggio della pieta, della magnanimità o dell’amore si sia avvezzo, non veggendovi veruna cosa al [10] suo vivere fra gli uomini conformata, non divenga pronto di aprire il suo cuore a questi sentimenti. In mezzo alle avversità teatrali, il vestire cela la forma degli attori; ma le avversità vere, che senza ornati si appresentano, fanno noia a chi pure ha pianto sopra una vittima d’immaginata disavventura; cosicchè la tragedia intende a render più fievole il nostro cuore per le nostre calamità, senza renderlo più tenero a quelle degli altri; e i mali che veracemente ci potrebbono far pietosi verso i nostri simili, sono quelli appunto che dalla dignità della scena si ascondono ai nostri sguardi. Ed in tal guisa la tragedia, che per muoverci mostra a noi immaginati mali, ci cresce pena e non virtù.

Mellione

Se la vostra critica fosse giusta, dovrebbesi sbandire la drammatica; ma io mi avviso di dimostrarvi che almeno è esagerata. Negherete voi primieramente che oggi vi sono tragedie dalle nazionali e moderne storie cavate? Chi ben conosce l’Europa, come voi, non può non sapere che le più delle moderne tragedie nulla hanno della greca storia, o della romana. E non è da stupire che nelle nostre tragedie più spesso comparisce l’amore, che non facea nelle antiche; perchè i nostri costumi l’addimandano: ma dall’altra parte gli altri affetti della natura non sono stati abbandonati in questi drammi; anzi più volte son essi il principal soggetto, e l’amore n’è il secondario; perchè non è ignoto ai moderni tragici che l’amore non fa mai tanto piangere, quanto la natura. [11] E non è meno esagerata quella paura della potenza che ha in sè l’esempio de’tragici caratteri. Fra loro ve ne ha molti i quali destar non possono che odio e abborrimento. Ma se avvene altri che la compassione ne inspirano, da ciò non si deduce che ad imitarli fossimo noi stimolati. Conciossiachè in simil modo si piangono li perduti dalle proprie passioni, e s’impari cogli esempi a superarle. Livello 4► Exemplum► Compiangesi Macbeth, quantunque egli si sia tinto del sangue del suo Re, perchè non trascorse in sì gran misfatto, che suo malgrado, e per fare a senno della sua donna crudele e imperiosa: compiangesi Othello, con tutto che abbia uccisa una innocente, perchè forsennato per una male inspiratagli gelosia. ◀Exemplum ◀Livello 4 Stravagante mi sembra il trovar dannoso che questi casi ci sveglino gagliardi affetti nell’animo, e il credere che quelli nuocciano alla utilità della tragedia. Io reputo al contrario che per essi s’accresca l’utile di questi drammi, perchè mostrano che nè bontà nè virtù vale contro i pericoli delle passioni.

Il felice successo della scelleratezza ci suole far concepire più orrore contro i trionfi, e perciò non sono essi contrari agli effetti morali: anzi noi veggendo patir la virtù e goder il vizio, siamo più accesi all’amor di quella ed all’odio di questo, che veggendo l’una e l’altro, secondo che meritano, guiderdonati. Disse Rousseau, che, l’esempio dei fortunati delitti non dà coraggio a seguitar la virtù. Ma chi non vorrebbe esser prima Zopiro, che Maometto; e chi non sente che malgrado della fortuna di [12] quest’impostore, la virtù del Serifo val molto più che l’ingegno del falso profeta? A chi non par migliore la sorte di Britannico, che quella di Nerone; di Agamennone, che quella di Egisto?

Per colpa dei pregiudizi che ci fanno servilmente tener dietro agli antichi, e per gl’impedimenti che ad andare innanzi si scontrano negli ordini dei nostri governi, ancora la tragedia non è di tutta quella utilità di che potrebbe essere. Ma oggi, la mercè delle aumentate cognizioni, avremo vere tragedie da essere intese per ogni grado di cittadini, che insegneranno ed istilleranno l’amore della virtù, e non li soli eroi, ma gli uomini ancora appresenteranno.

Celano

Quando io a così fatte qualità riconoscerò la tragedia, allora io la chiamerò scuola di costumi e di virtù. ◀Dialogo ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1