Cita bibliográfica: Gasparo Gozzi (Ed.): "Numero L", en: L’Osservatore veneto, Vol.1\050 (1761-07-25), pp. 207-211, editado en: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Los "Spectators" en el contexto internacional. Edición digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.435 [consultado el: ].


Nivel 1►

N° L

A dì 25 luglio 1761.

Nivel 2► Nivel 3► Relato general► ch’io ripassai, iterando tre e quattro volte i saluti e ringraziamenti. Per lungo tempo ravvolsi nell’animo il suo tranquillo vivere e il suo stato felice. Ora fo delle usanze di lui partecipe il pubblico, per dimostrargli che di quanto mi è avvenuto anche fuori di città, ho pensato sempre a raccogliere materia per dargli di che leggere, e soddisfare all’obbligo mio di stampare. ◀Relato general ◀Nivel 3

Metatextualidad► È tempo ch’io allontani alquanto il mio pensiero dalle cose della villa per narrare una Novella, o piuttosto istoria avvenuta, è molto tempo, in una delle maggiori città del mondo, e la quale sarebbe veramente da tacersi, se coloro che furono, anzi pur sono di essa gli autori, non l’avessero essi medesimi divulgata. ◀Metatextualidad

Nivel 3►

Novella.

Nivel 4► Relato general► In una dunque delle maggiori e più nobili città dell’Europa, sono oggimai quasi passati sei anni, che una fanciulla bella e d’assai, la quale è chiamata Cecilia, s’innamorò perdutamente di un nobile giovinetto suo pari, il quale altrettanto o più amava lei, di quanto ella lui amasse. Era per avventura Cecilia col lungo leggere degli amorosi romanzi, de’quali e oggidì inondata la terra, divenuta così sottile estimatrice degli animi umani, che quasi colla bilancia alla mano pesava non solamente ogni parola, ma ogni atto ed ogni cenno altrui; e ri-[208]scontratasi per avventura in un uomo che avea lo stesso muore, avvenne ch’entrambi lungo tempo si amarono affettuosamente; ma fra loro deliberarono di voler fare molta sperienza della loro vicendevole fede e costanza, prima che il giovine domandasse Cecilia al padre e alla madre di lei per farla sua sposa. Standosi adunque a questo modo pel corso di due anni, il cielo, che avea altrimenti risoluto di loro, volle che a capo di quel tempo il giovine infermasse gravemente, e sì gli crebbe la malattia, che fra pochi giorni uscì di vita, lasciando tanto spasimo, struggimento e desiderio di sè nell’infelice Cecilia, che il fatto suo divenne una compassione. Imperocchè in brevissimo tempo, di grassotta e colorita che la era, la cominciò a divenir magra e pallida, e intorno agli occhi, che prima vivissimi erano, le venne un cerchio che traeva al livido, nè vedea più o udiva cosa veruna che le potesse arrecare conforto. E dove prima amava di ritrovarsi in compagnia o dove scherzi e giuochi si facessero, ora odiando all’incontro ogni qualità di gente, quivi solamente dimorava volentieri dov’era silenzio e solitudine, perchè non vi fosse chi sturbasse il suo pensiero al tutto confitto nel giovine da lei amato perdutamente, parendole ancora di favellare con lui, e di vederlo, e di essere seco in tutti que’luoghi ne’quali era stata in sua compagnia; e sopra tutto le doleva ch’egli non potesse più essere testimonio di quella fede che stabiliva in suo cuore di serbargli per tutta la vita.

Avea l’innamorata giovane in suo cuore profondamente giurato, che com’ella era stata sua, mentre ch’egli era vissuto, così ella intendeva che nè anima all’altro mondo volata, nè sasso sepolcrale glielo togliesse; onde in continua malinconia traeva i suoi dolorosi giorni, e in gravi e profondi sospiri. Di che avvedutisi il padre e la madre di lei, incominciarono con buone parole prima a confortarla, indi a procurare ogni mezzo per isviarle la fantasia da quel pensiero, che sapeano benissimo qual era, ma fingeano di non saperlo. Non giovando punto gli amorevoli detti, si diedero a procacciarle tutti que’passatempi de’quali può invaghirsi l’animo di una giovinetta; ma riuscendo loro vana ogni opera, nè potendola mai ritrarre dalla conceputa tristezza, lasciate le piacevolezze e gli spassi, si rivolsero al persuaderla che prendesse marito. Non potea atterrirla tanto una folgore, quanto la novella proposizione; sicchè dolente a morte, rispose ch’ella non avea intenzione di maritarsi giammai; e risoluta alla negativa, fece più giorni contrasto alla volontà dell’uno e dell’altra. Ostinaronsi dal lato loro i parenti, e venuto loro in quel tempo un ricco e onorato partito di un giovine, Luigi nominato, conchiusero in pochi giorni ogni cosa, e lei a dispetto suo maritarono. Era Luigi, oltre alla sua ricchezza, un giovine garbato e di costume umano e piacevole; e non solo bello della persona e degno di essere amato da ogni fanciulla, ma grandemente di Cecilia innamorato; le cui qualità erano dalla giovane conosciute; ma non potendosi dall’animo spiccare il primo pensiero, nè il dispetto del dover andare a marito contro alla voglia sua, le riusciva oltre modo molesto; ma non potendo altro fare, ne andò seco alla chiesa, ed uscì sposa contro al suo volere. Il giovine, che nulla sapea de’pensieri occulti di lei, mostravasi all’incontro tutto lieto dell’avere acquistata la sua bella Cecilia, e gli parea di non poter vedere quell’ora che passassero tutte le celebrità delle nozze per esser seco, e cogliere gli onesti frutti del suo amore. Ma non sì tosto ritrovaronsi soli, che Cecilia sospirando [209] profondamente, indi con lagrime, che l’una l’altra non aspettava, incominciò a ragionargli in tal guisa: “Luigi, io non saprei veramente dimostrare maggiore stima ad un qualificato giovine qual siete voi, nè darvi la più vera testimonianza dell’impressione che hanno in me fatto le virtù vostre, fuorchè aprendovi il cuor mio e manifestandovi tutti i miei pensieri, sperando che della sincerità e bontà dell’animo mio sarete capace. Ma prima ch’io vada più oltre col ragionare, pregovi io bene che voi mi siate discreto, e che quanto io vi dirò tenghiate seppellito sotto la fede vostra nel cuore.” Il giovine, che impaziente era e volonteroso di sapere donde nascessero i sospiri e le lagrime, le promise con giuramento di osservare quant’ella chiedeva; ond’essa alquanto rassicuratasi, gli narrò l’amore che portato avea al morto giovine, di cui non era ancora guarita, e l’abbonimento suo al maritarsi, concludendo finalmente che la sola stima che facea di lui, la conduceva a non tenergli occulto questo segreto, trovandolo per altro così degno di amore, che le sarebbe parata ingiustizia l’ingannarlo. Dispiacerle gravemente che l’animo suo fosse da un altro pensiero sviato, e desiderare ella ad ogni suo potere che si cambiasse; ma chiedergli intanto tempo che ciò potesse avvenire, sperando che l’aiutasse alla guarigione lo scorrere de’giorni, e più la bontà e la discrezione di lui: e così detto, lagrimando di nuovo, si tacque.

Il giovine, mezzo sbalordito, non sapea quasi che rispondere; ma pur come quegli ch’è di placido costume, rivoltosi a lei, le rispose in tal forma: “Niun altro dolore sent’io di quanto detto mi avete, che sia maggiore di quello del non aver prima saputo il segreto vostro, quando era ancor tempo di ritrarsi da que’legami ne’quali siamo entrati al presente: ma poichè pur così vuole la mia disavventura, non vi rimprovero punto quell’avversione che avete contro di me, della quale io so che nè voi nè io abbiamo colpa veruna. Io dal mio lato intendo di fare ogni cosa che possa piacervi, e non potendo altro fare, cercherò almeno, con tutta quella discrezione che posso, di acquistarmi quell’animo che ora è da me cotanto alieno, e di vincere, quando che sia, i vostri pensieri. Intanto, quantunque siamo con vincolo di matrimonio insieme legati, noi vivremo per modo che saremo come disgiunti, assegnandovi io fin da quest’ora un appartamento della mia casa, in cui vi starete da voi, e un altro verrà da me abitato. Nè altra molestia intendo che voi abbiate, salvo quella del rendermi il saluto talvolta, se ci riscontrassimo insieme.” Così fu ordinato, e in questa guisa vissero pel corso di quattro anni. Intanto la giovane, rasciugate le lagrime, e scordatosi col tempo il primo amante, corteggiata da’più garbati giovani della città, incominciò a poco a poco a spogliarsi della prima tristezza; mentre che il marito di lei, non osando d’interrompere la prima risoluzione da cui sperava l’acquisto della sposa, attendeva di giorno in giorno, mantenendo la sua promessa, la fine de’suoi desiderii. Ma avvenne il contrario di quello che egli credeva; imperocchè la giovane, ricevuto nel cuore un novello amante, il quale destò nell’immaginativa di lei il primo amore, tutta a lui si rivolse; e sì andò la cosa, che si accesero l’uno e l’altro di uguale ardore: nè molto tempo passò, che Cecilia prese la risoluzione di usare una novella sincerità a Luigi per la somma stima che facea di lui, e fu di tal sorta, ch’ella gli affidò in grandissimo segreto ch’ella era innamorata di un altr’uomo, che di questo suo amore erano già presti ad uscire i frutti alla luce, e che [210] lo consigliava a prendere il partito di domandare che fosse sciolto il loro matrimonio, assicurandolo che l’amante suo era di molta autorità, e avrebbe molto giovato co’suoi maneggi e con la protezione per giungere alla fine di tale scioglimento.

Il marito, quasi non sapendo a che attenersi, confuso e maravigliato, finalmente le promise che di quanto fosse da farsi prenderebbe suo consiglio, confortandola intanto a starsi tranquilla, e a lasciar fare a lui la cura dell’interesse; che avrebbe pensato in modo da far la cosa con quel maggior onore che si fosse potuto. Ma non contenta la donna della sincerità usata al marito, non altrimenti che se pazza divenuta fosse, narrò schiettamente il caso suo a quanti amici e parenti avea, e non avvedendosi punto che con la sfacciataggine sua veniva a noia a quanti erano nel paese, cercava di trarre alcuno al suo partito. Venuta la cosa agli orecchi dei parenti di Luigi, tutti gli furono addosso, e lo fecero acconsentire a chiedere che il matrimonio fosse sciolto. Ma mentre che ciò si tentava, perchè la giovane divenisse sposa dell’altro che gliene avea data parola, venne di lei alla luce un bambino, il quale fu dalla madre fatto scrivere per figlio suo senza nominare il padre, mentre che dall’altro lato l’amante consegnò ne’pubblici registri una carta di sua mano segnata, in cui si arroga la paternità di esso figliuolo. Accorse la Giustizia alla tutela dell’innocente bambino, che appariva come da Luigi abbandonato ad uno straniero, e fu da’magistrati creato un tutore che difenda le sue ragioni contro Luigi e la madre, i quali si presentano in giudizio a domandare lo scioglimento del matrimonio, e confessano unitamente che il parto è nato di altro uomo. ◀Relato general ◀Nivel 3

Fino a questo punto è giunta la notizia della Novella, della quale si sta attendendo la sentenza. Io ne darò avviso quando giungerà, parendomi che la sia cosa non solo degna della curiosità del pubblico, ma ch’ella abbia anche molto che fare con quelle osservazioni di morale che assecondano il titolo di questi fogli. ◀Metatextualidad

Nivel 3►

Favola.

Nivel 4► Fabel►

La Zanzara e la Lucciola.

“Io non credo,” dicea una notte la zanzara alla lucciola, “che ci sia cosa al mondo viva, la quale sia più utile e ad un tempo più nobile di me. Se l’uomo non fosse un ingrato, egli dovrebbe essermi obbligato grandemente. Certo non credo ch’egli potesse aver miglior maestra di morale di me; imperciocchè io m’ingegno quanto posso con le mie acute punture di esercitarlo nella pazienza. Lo fo anche diligentissimo in tutte le sue faccende, perchè la notte o il giorno, quando si corica per dormire, essendo io nimica mortale della trascuraggine, non lascio mai di punzecchiarlo ora in una mano, ora sulla fronte o in altro luogo della faccia, acciocchè si desti. Questo è quanto all’utilità. Quanto è poi alla dignità mia, ho una tromba alla bocca, con la quale a guisa di guerriero vo sonando le mie vittorie; e non meno che qual si voglia uccello, vo con le ali aggirandomi in qualunque luogo dell’aria. Ma tu, o infingarda lucciola, qual bene fai tu nel mondo?” – “Amica mia,” rispose la luccioletta, “tutto quello che tu credi di fare a benefizio altrui, [211] lo fai per te medesima; la quale da tanti benefizi che fai agli uomini, ne ritraggi il tuo ventre pieno di sangue che cavi loro dalle vene, e sonando con la tua tromba, o disfidi altrui per pungere, o ti rallegri dell’aver punto. Io non ho altra qualità, che questo picciolo lumicino che mi arde addosso. Con esso procuro di rischiarare il cammino nelle tenebre della notte agli uomini, quant’io posso, e vorrei potere di più; ma noi comporta la mia natura, nè vo strombazzando quel poco ch’io fo, ma tacitamente procuro di far giovamento.” ◀Fabel ◀Nivel 4 ◀Nivel 3

Nivel 3► Metatextualidad►

Paolo Colombania’lettori dell’Osservatore.

Men volentieri di qualunque si voglia di voi, gentilissimi lettori, ho comportata la tardanza dell’Osservatore. Egli ha voluto ne’passati giorni darsi un poco di sollazzo e aggirarsi per le campagne, e intanto ha lasciato qui me a difendermi dalle persone che venivano a domandarmi i fogli. Eccone frattanto due, e di due altri vi sono ancora debitore. Questi gli avrete sabato e con essi sarà compiuto l’obbligo mio degli altri tre mesi, e terminato il secondo volume. Nella ventura settimana si darà principio al terzo. Io sono stato infino a qui favorito da molti associati, a’quali ricordo che se vogliono proseguire a graziarmi, questo è il tempo. L’Osservatore secondo l’usanza sua m’afferma d’avere non so quali novità pel terzo volume e pel quarto ancora con cui si chiuderà l’anno. Quanto è a me, vedendo che quasi tutti sono contenti dell’ordine tenuto da lui fino al presente, non lo stimolo a fare di più; ma solamente gli dico che s’attenga un poco più al faceto, e basterà. Egli si scusa, adducendo per ragione che non sempre egli ha voglia di ridere e che non vuole obbligarsi a scherzare, perchè non è l’uomo a posta sua di buon umore, ma che quando avrà cosa alle mani che meriti d’esser piacevolmente profferita, s’ingegnerà di farlo, e che, quanto a sè, vorrebbe averne sempre, e trovarsi quel maggior tempo che può di buona voglia. Io credo che dica il vero. Intanto ho scritto queste poche linee per chiedervi scusa e raccomandarmi alla vostra buona grazia, accertando che sono

Umilissimo servitore di tutti. ◀Metatextualidad ◀Nivel 3 ◀Nivel 2 ◀Nivel 1