Zitiervorschlag: Gasparo Gozzi (Hrsg.): "Numero XI", in: L’Osservatore veneto, Vol.1\011 (1761-03-11), S. 47-51, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.313 [aufgerufen am: ].


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N° XI

A dì 11 marzo 1761.

Zitat/Motto► . . . Jupiter alme tonans in nubibus atris,
Da sapere.

O benigno Giove, che nelle negre nubi tuoni, dà a noi sapienza. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Allgemeine Erzählung► Scendendo ieri dal ponte di Rialto, mi abbattei a vedere un cieco guidato a mano da una femmina alquanto di lui più giovane, la quale volea guidarlo da quella parte dove i gradini sono più bassi e spessi, ed egli volea a forza andare per la via di mezzo. Adduceva ella per ragione che in que’gradini uguali il piede, misuratosi al primo, trovava la stessa proporzione negli altri tutti, laddove ne’maggiori, e che hanno quell’intervallo piano di mezzo, ella era obbligata di tempo in tempo ad avvisarnelo, ed egli vi scappucciava. Non vi fu mai verso che quel bestione volesse intenderla; e mentre ch’ella con la sua poca forza donnesca lo tirava da un lato, egli con le sue nerborute braccia la fece andar dove volle; tanto che la cosa andò come avea detto la femmina, ch’egli incappò ad un passo, e cadde come una civetta stramazzata, tirando seco la poverina che non vi avea colpa; e l’uno e l’altra ne rimasero malconci, e si levarono infine, dicendo: Tu fosti tu, anzi tu; e s’accagionavano l’un l’altro della caduta. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 3 Io feci appresso un buon pezzo di via, entrato in una fantasia poetica, e dissi fra me: [48] Vedi ostinazione! Se quel cieco bestiale avesse prestato orecchio alle parole della donna, che pure avea gli occhi, non si sarebbero rotti la faccia nè l’uno nè l’altra. Ma che? l’uomo bestia, per esser più vecchio d’anni, avrà creduto d’intenderla meglio di lei. Ma che vo io farneticando intorno a’fatti altrui? Non ha forse ogni uomo che vive, in sè medesimo l’uomo cieco e la donna che vede? Non avvisa forse la buona donna l’ostinato cieco mille volte ch’egli faccia o non faccia una cosa, ed egli non le ubbidisce mai, onde tocca alla poverina di cadere in compagnia di quella bestia con tanta furia, che talvolta si rompono il collo l’uno e l’altra? Egli è pur vero che ci par d’essere tutti d’un pezzo e interi; e siamo divisi in due porzioni, l’una delle quali è cuore, e l’altra mente. Il primo voglioloso, infocato in ogni suo volere, senza occhi, vigoroso, e pieno di stizza; l’altra d’acuta vista, giudiziosa, maestra del vero, ma per lo più vinta dalla bestialità del compagno. Metatextualität► Vegga chi legge, dove mi condusse a passo a passo il pensiero! ◀Metatextualität Egli è pure una gran cosa, diceva io, che si sieno aperte tante scuole nel mondo per ammaestrare la mente, e che con infinite diligenze, esercizio, pratiche e mille sudori si sieno ordinate tante cose, cominciando dall’alfabeto, per insegnarle ogni scienza; e che l’altro s’allevi da sè a sè qual ne viene, senza altra cura, tanto che gli par buono e bello solo quello che vuole. E tuttavia pare a me che si dovrebbe prima insegnare a lui che all’altra, dappoichè si può dire ch’egli; sia il figliuolo primogenito, e venuto in vita avanti di lei. Non ha ancora la mente accozzati due pensieri insieme, ch’esso mostra le voglie sue e il suo vigoroso furore; e dove sono gli apparecchiati maestri per indirizzarlo? Intanto così zotico va acquistando di giorno in giorno maggior forza e più sorti di volontà, e già avrà cominciato a fare a suo modo, che la sorella appena avrà dato segno di vita. Eccoti a campo i maestri. Chi le fa entrare pegli orecchi del capo il latino, chi il greco; uno la tempesta con la geometria, un altro con la logica, chi la flagella con l’arimmetica, sicchè a poco a poco la giungerà a conoscere quelle poche e scarse verità che sono al mondo. Ma mentre ch’ella si sta in qualche sottile contemplazione, il cuore avviluppato in certe sue perscrutazioni grossolane, suona, come dire, un campanelluzzo e la chiama a sè. Ella, ch’è la padrona e sa, prima se ne sdegna, e non vuole udire; ma egli ritocca, e tanto suona, che la stordisce; per istracca la comincia a piegarsi a lui, e finalmente gli ubbidisce; e sì va oltre la cosa, ch’ella s’immerge tutta in lui, nè ricordandosi più dello studiato, la ne va seco; sicchè di guida che dovea essere, si lascia guidare per mille laberinti e ravvolgimenti da fiaccarsi il collo. Avviene anche talora un altro caso, che s’ella negli studi suoi diverrà troppo altamente contemplativa e quasi uscita di sè, tanto che non oda mai il chiamare del fratello, questi rimane uno sciocco, un dappoco, e come un pezzo di carne infradiciata; ed ella è una cosa senza calore, e fuori dell’umana conversazione. Bisognerebbe fare un bell’accordo di due scuole almeno insieme, sicchè cuore e mente facessero come la bocca e le dita col flauto; io vorrei che il cuore soffiasse a tempo, e la mente reggesse il fiato con la sua bella cognizione, e creasse una dolce armonia nel vivere umano. Perchè tuttaddue garbatamente si concordassero, io vorrei che, siccome si procura col mezzo delle scienze d’insegnare la verità a lei, s’aprissero alcune scuole assai per tempo da ammaestrar lui in un certo amore delle cose in natura semplici, buone, misurate, [49] ordinate, e tali, che serbassero in sè una certa garbatezza di gusto, la quale avesse somiglianza e parentela con quelle verità che vengono dalle scienze alla mente insegnate, e si potessero legar facilmente insieme a far palla, come l’argento vivo. Se l’armonia ch’esce dalla mente e dal cuore ben concordati a sonare ordinatamente, fosse cosa che potesse pervenire agli orecchi, s’empierebbe il mondo di dolcezza, nè ci sarebbe musica più soave di questa.

Zitat/Motto► . . . trahit sua quemque voluptas

Virgilio ◀Zitat/Motto

La teoria delle passioni è di noiosa fatica a quello che vi si applica, ed è fonte d’errori a quello che con distrazione l’esamina. Usano gli uomini delle cose così come le trovano. Essi potrebbero separare il reale comodo dal fantastico, e minorando il numero delle cose, minorar il numero degli incomodi. La semplicità e la moderazione sono il condimento de’piaceri: tutto il rimanente è incomodo in maschera piacevole. Non merita il nome di sciocco quel filosofo il quale ride della follia degli uomini i quali vanno moltiplicando colla fantasia i propri mali; nè sciocco è quegli che vedendo questi mali senza vederne la cagione, piange sulla miseria umana. La sciocchezza proviene dall’uso della mente impedita dalla mala disposizione del corpo e degli organi. Uomini così mal disposti se fanno i filosofi, dicono delle sciocchezze. La stoltezza è quella che suppone l’uso libero della mente, ma la suppone d’errori imbevuta e da cattive inclinazioni alterata. Uomini stolti se fanno i filosofi, dicon delle cose che non reggono nè al buon senso, nè alla verità. I giudizi sono sempre fallaci quando non distinguono il vero dal falso, il reale dal fantastico, l’organico dal volontario. Quegli che ride degli uomini, contempla il diritto; e quegli che piange, contempla il rovescio della medaglia.

Ebene 3► Exemplum► Filodemiasta quattro ore alla tavoletta. Il parrucchiere la strascina per i capelli, e con ferri roventi la tormenta per inannellargli. La cameriera le pizzica il volto nel lisciarla e nell’architettare i nei. Il sarto le difficolta il respiro collo strignere del busto. Il calzolajo le raggruppa le piante de’piedi, e per ultima tortura si calzano a forza i guanti. Esce finalmente di casa; intrepida s’espone o al calcio o al freddo della stagione: va ad una festa da ballo. Mille pungoli di gelosia e di vanità le lacerano il seno: ora si crede alle altre posposta; ora sospetta d’essere dal geniale amico negletta. Danza con rabbia, si rode per il dispetto. Stracca e d’animo e di corpo, se ne torna a casa. Chiede per carità che le si slacci il busto; si mette in libertà, respira ed esclama: Oh, come sono stracca! Si mette a letto, ma il sangue in agitazione le prolunga la veglia. Intanto la vanità e la gelosia tengon l’animo in sconvolgimento, ed ecco le convulsioni. Si calma l’effervescenza del sangue, ed eccola raffreddata. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Ma tutti questi incomodi sono forse inevitabili conseguenze della miseria umana? No, sono piaceri.

Ebene 3► Exemplum► Eudosso sta inchiodato ad un tavoliere, giuoca, perde, s’affligge. La veglia, l’inedia, la malinconia lo riducono al letto oppresso da malattia. La borsa dall’altro canto votata, gli fa sentire se non l’indi-[50]genza, almeno la minorazione de’comodi usati. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Sarà forse questa inevitabile miseria della condizione umana? No, sono i piaceri.

Ebene 3► Exemplum► Fileroto ha l’animo ingombro da tetra malinconia; è smanioso volta le spalle agli amici, non cura gli affari della famiglia, la sposa l’annoia, i figliuoli gli sono d’impaccio, e le sue incombenze civili gli pesano. Fileroto è ammalato. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Miseria umana! No; sono i piaceri della vita umana, e sono piaceri di quell’amore, di quella scintilla vitale che si dice il Gran Mobile del mondo. Fileroto è innamorato ed ha che fare con una civetta, la quale non sa cosa che sia amor di preferenza.

Ma tu, dirà taluno, che dai sfogo alla tua malinconia con queste velenose e non bene digerite riflessioni, sei forse più saggio degli altri? Non dirò nè di sì, nè di no. Per dar chiarezza alle riflessioni, vi vorrebbe una più precisa serie di ritratti, un confronto proporzionato e men misterioso de’comodi reali e de’comodi fantastici, e vi vorrebbe una prolissità che fosse stucchevole per non essere oscura. Lo specchio forse parerebbe allora meno appannato. Quegli che fa le riflessioni, se non può prolungarci la vita, procura di non abbreviarla. Se la pioggia lo coglie per istrada, lo bagna; ma volontariamente e per riflessione non vi s’espone.

Metatextualität► Certamente un bell’umore dee essere la persona che mi scrive la lettera ch’io pubblicherò qui sotto. La sua opinione mi pare cotanto nuova, che quantunque per l’amore ch’io porto agli scrittori e a’libri e forse anche a’presenti fogli, avrei dovuto celarla, non me ne curo, e la fo vedere, acciocchè ognuno possa giudicare da sè medesimo, se chi scrive abbia ragione o torto. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Metatextualität► Signore ◀Metatextualität

Lo stillarvi il cervello dì e notte con fogli, calamai e penne, mi pare una cosa soverchia. Voi potete farneticare a posta vostra, e osservare quanto vi piace, chè il mondo sarà sempre quel medesimo ch’è stato sempre. Io non istarò ora a censurare le cose vostre, nè il vostro cervello; ma fo conto che le sieno a un dipresso come quelle di tutti gli altri. Buone o triste, non fa nè bene nè male. Dicovi solamente che le sono inutili. Sperienza me l’ha insegnato. Ebene 4► Allgemeine Erzählung► Ebene 5► Selbstportrait► Io fui già anch’io un tempo invasato nella materia de’libri, e principalmente degli storici, poeti e dettatori di morale. Voi sapete che ce n’è un lago, un mare. Io balzava da questo a quello; e solea dire che mi parea di essere un’ape che da tanti fiori cogliea cera e mèle. In fine non avea colto altro che molti anni mal passati, una faccia da fare spiritar altrui, e una malinconia entratami nelle più intrinseche midolle delle ossa. Dalle storie non avea in tutta la vita mia tratto un esempio che si confacesse colle circostanze mie, ond’io avea sempre studiato i fatti altrui con più curiosità che non dee un onest’uomo: ne’poeti buoni non avea trovato altro che passioni vigorose, vestite coll’incantesimo dell’armonia, tanto ch’io era divenuto sensitivo come una bestia; e i libri di morale non facevano frutto alcuno, parte perchè le mi pareano cose vecchie, e parte perchè leggendo i vizi, mi parea di trovargli ora in questo e ora in quello, e le virtù avrei giurato che le avessi tutte io, onde per giunta era divenuto mala lingua e boriosa. ◀Selbstportrait ◀Ebene 5 Un libraio, a cui sarò ob-[51]bligato in vita mia, mi ha guarito di tutte queste magagne per caso; perchè, entrato un giorno nella sua bottega, e chiestogli s’egli avea cosa nuova da farmi vedere, mi diede in mano un lunario. Al primo lo credei pazzo o che volesse il giuoco del fatto mio. “Oh’è questo” diss’io? “ti par egli ch’io sia un uomo da tali scherzi?” — “Come scherzi?” rispose l’uomo dabbene. “Io non vi avrò forse presentato libro migliore a’miei dì, nè che abbia più andazzo per le mani degli uomini. Quando voi vedete un libro accolto universalmente, tenuto sopra tutte le tavole e nelle scarselle di uomini e donne, voi dovete giudicare che in esso vi sia un intrinseco valore di vera solidità e sostanza. Volete voi far comparazione della voga di questo con quella di altri libri? Vedete voi come ogni anno se ne ristampa! Quanti se ne vendono! Come se ne fa il bando e le grida per le pubbliche vie e per le piazze! Esaminiamo qui tra noi le ragioni di tanto gradimento. La prima è la brevità. Voi vedete che tutto il giro di un anno, che pur è sì lungo a passare, è contenuto in una cucitura, di pochissime carte. Nel che si vede il capacissimo ingegno di chi l’inventò, che dove tutti gli autori s’ingegnano di tirare e stiracchiare la materia, questi ha tentato di abbreviarla, e vi è riuscito. È poi molto migliore di una storia, perchè non vi fa impacciare co’fatti altrui, ma co’vostri solamente, e con uno o due numeri dell’abbaco, perchè non si allunga in eloquenza, vi richiama alla memoria le cose passate, e vi dice quello che avete a fare, e quando: cosa che non l’hanno mai saputa nè Erodoto, nè Tito Livio. Quanto le più belle opere de’poeti, move le passioni dell’animo, perchè esso vi ricorda ora una calamità che avete passata, e talora vi segna il tempo di una che dee accadere; tanto che vi tiene in cervello e v’insegna col mezzo delle passioni, ch’è l’ufficio de’poeti, i quali debbono per via di quelle ammonire. Contiene anche una gran parte della morale, e non istà sui generali; ma viene a mezza spada, perchè esso non dice che cosa sia il fare i suoi doveri; ma nota i giorni appunto in cui gli avete a fare; e serve anche d’interprete molto meglio che le lettere, perchè se voi avete a riscuotere tale o tal dì, e un altro ha a pagarvi, tanto il vostro debitore, quanto voi, se foste lontani mille miglia, siete avvisati da lui di quello che si dee fare. Onde si può dire che per opera sua regni un grandissimo ordine tra le umane faccende.” Dappoichè il libraio mi disse tutte queste qualità, e che in effetto vidi che l’amore posto dall’universale ai lunari, piuttosto che agli altri libri, è ragionevole, deliberai di dimenticarmi quanto avea letto prima, e di non leggere altro da qui in poi fuorchè questo, accordandomi con la usanza comune. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 4 ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1