Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CXXV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\125 (1727), S. 364-370, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.261 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione CXXV

A Letterati sopra la immortalità dell’anima.

Zitat/Motto► Scilicet ut possem curvo dignoscere rectum,
Atque inter sylias Academi quærere verum.

Hor. L. II. ep. II. 44. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Le mie speculazioni in particolare quella sopra i Fantasmi, mi hanno insensibilmente condotto à rifflettere sopra la immortalità dell’Anima; punto che mi cagiona sempre molto piacere. [365] Occupato jeri a raccogliere nella menti le differenti prove, che abbiamo di questo grande soggetto, ch’è il fondamento di tutta la morale; e la sorgente di tutte le magnifiche speranze, e di tutte le gioje segrete, che ponno nascere nell’Anima d’una Creatura ragionevole, perdetti la strada nel Bosco del mio Cavalliere, dove solo passeggiavo. Che che ne sia, mi parve, che tutte le prove, nel proposito, si possano ridurre a trè Capi.

  1. I.  

    Ne abbiamo di quelle, che si ricavano dalla natura dell’anima stessa, e sovra tutto, dalla sua immaterialità, che, senza essere assolutamente necessaria per renderla immortale, è stata portata, se non m’inganno, fino quasi alla Dimostrazione.

  2. II. 

    Ve ne sono delle altre, che si pigliano dalle sue passioni, e sentimenti interni, come, dall’amore, che nodrisce per la propria esistenza, dall’orrore, che ella mostra per lo suo annientamento; dalla speranza della stessa immortalità di cui si pasce; dalla segreta soddisfazione, che si ritrova nella pratica delle virtù; e dalla inquietezza, che l’accompagna subito, ch’è caduta nella colpa.

  3. III. 

    La terza Classe è fondata sopra la natura dell’Essere supremo, la di cui giustizia, sapienza, e veracità cospirano tutte allo stabilimento di questo punto sì capitale.

[366] Frà tutte le accenate prove per la immortalità dell’anima, ve n’è una che si può ricavare dal di lei continuo progresso nella perfezione, senza che possa mai veramente giognervi. Questo e un Argomento, che, per quanto io sò, nessuno de’scrittori, in tale materia, ha mai intavolato, e portato alla conclusione, benche mi paja d’un considerabile peso.

Chi potrebbe mai credere, che un Anima, capace di tante perfezioni, e di avanzarsi all’infinito nella virtù, e nella cognizione, venisse a ridursi in niente, poco dopo l’esser creata? Tale capacità le viene forse communicata senza disegno veruno; e non dee ella avere uso di sorte?

Un Giumento giogne ad un certo grado di perfezione, che non puole oltrepassare; in pochissimi anni egli ha tutte le qualità, delle quali è di sua natura capace; e quando anche ne vivesse un millione di più sarebbe sempre, presso poco, lo stesso. Se l’anima d’una Creatura umana fosse sì limitata ne’suoi progressi; se le di lei facoltà giognessero alla loro perfezione, senza che vi fosse mezzo di passare più innanzi, m’immaginarei, potesse decadere a poco a poco, ed in un subito annientirsi. Ma egli è credibile, che un essere, il quale dopo avere gettati gli occhi sopra il di lui Creatore, e riconosciuti alcuni trat-[367]ti della sua infinita sapienza, della sua immensa Bontà, e del suo illimitato Potere, pensa; fa ogni giorno nuovi progressi; e si va innalzando da una perfezione all’altra, venisse ad estinguersi ne’suoi primi passi, ed al principio delle sue premure?

L’Uomo, considerato nel suo naturale stato, pare non sia posto al mondo che per la propagazione della sua specie. Proveduto d’un successore, quasi subito si ritira, e gli abbandona il proprio luogo. Ebene 3► Zitat/Motto► “L’uso d’un bene, dice Oratio, non puol’essere perpetuo; un Erede è seguito da un altro, come un’onda succede a quella che la precede”:

Sic, quia perpetuus nulli datur usus & heres Heredem alterius, velut unda supervenit undam. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Si direbbe ch’egli non fosse nato per godere la vita, ma per communicarla agli altri. Questo non rende stupore negli animali, che sono creati per nostro uso, e che ponno in breve tempo terminare la loro carriera. Il verme da seta, dopo avere filata la sua taccia, ed il proprio sepolcro, doventa una Farfalla, depone le sue ova, e muore. Ma un Uomo quando abbandona la scena non ha mai acquistato il grado di cognizione, a cui potea aspirare; nè avuto tempo di vincere le sue Passioni; di rassodare la di lui Anima nella virtù, e di atten-[368]dere alla perfezione della sua natura. Un essere infinitamente saggio avrà formate sì eccellenti creature per un disegno sì basso? Si compiacerà egli di produrre intelligenze di sì corta durata? Ci darà egli talenti per seppelirli, e vasti desiderj, colla impossibilità di soddisfarli? Quell’ammirabile sapienza, che risplende in tutte le sue opre, dove la ritroveremmo nella formazione dell’Uomo, se questo mondo non fosse una specie di scuola per l’altra vita, e se non si credesse, che le differenti generazioni delle Creature ragionevoli, le quali si succedono l’una all’altra, con tanta rapidità, non dovessero ricevere, quì a basso, che i primi rudimenti della loro esistenza; nè fossero per essere trapiantate in un Clima più felice, per godervi una vita gloriosa, che non finirà mai?

Io non credo, che la Religione ci somministri una idea più grata, nè più propria a trionfare d’ogni cosa, di quella del progresso dell’anima, che cerca di perfezionare la propria natura, senza mai giognere ad un periodo fisso. Non vi è qualche cosa, che maravigliosamente bene si accorda colla naturale ambizione dell’intelletto Umano, nell’immaginarci, che otterrà ogni giorno nuovi gradi di fortezza, di virtù, di cognizione, e di Gloria, per tutta la eternità? Che dico? questo spet-[369]tacolo non potrebbe se non piacere agli occhi di Dio, soddisfatto di vedere che le sue Creature si abbelliscono di giorno in giorno, e si avvicinano di più alla sua immagine.

La sola considerazione del progresso, di cui un Anima raffinata è capace, basta per estinguere ogni sorta d’invidia nelle nature d’un ordine inferiore, ed ogni sorta di dispregio in quelle d’un rango più elevato. Quel Cherubino, che oggi pare un Dio all’anima d’una creatura umana, sà benissimo, che verrà un tempo, in cui quest’anima sarà perfetta al pari di lui; e che al termine d’un altro Periodo si ritroverà tanto ellevata sopra quel nuovo grado di perfene quanto se ne vede oggi lontana. E vero che la natura d’un ordine superiore ha sempre il vantaggio del suo essere, e conserva la superiorità nell’ordine delle sostanze create. Ma non ostante la di lei ellevatezza, sà che la natura subalterna vi salirà finalmente, e possederà la stessa gloria con lei.

Con quale ammirazione, e con quale venerazione non dobbiamo riguardare le nostre anime, nelle quali vi sono sì ricchi tesori di virtù, e di cognizione; sorgenti sì feconde, e sì perenni di perfezioni? L’anima considerata in ordine al suo Creatore, è come una di quelle linee matematiche, che si puole avvicinare ad un’altra fino all’infinito, [370] senza potervi mai giognere. Si può formare una idea più eccellente, del rappresentare a noi stessi li continui avvicinamenti a quell’augusto Sovrano, qual’è, non solamente il Modello della Perfezione, ma eziandio il Centro d’ogni Felicità? ◀Ebene 2 ◀Ebene 1