Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CXXIV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\124 (1727), S. 359-364, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.260 [aufgerufen am: ].


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Lezione CXXIV

A quelli che vivono poveri per non pregiudicare alla loro nascita.

Zitat/Motto► Est Ardelionum quædam Romæ natio,
Trepidè concursans, occupata in otio,
Gratis anhelans, multa agendo nihil agens,
Sibi molesta, & aliis odiosissima.

Phæd. L. II. Fab. . I. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Allgemeine Erzählung► Mentre jeri mattina passeggiavo col mio Cavalliere, venne questi regalato di un grosso pesce, che certo Contadino gli presentò, dicendogli: Il Sig. Guillelmo Vimblo poco fà l’ha pigliato; l’assicura della sua ubbidienza, e sarà seco a pranzo; allo stesso tempo gli presentò una Lettera conceputa in questi termini.

Ebene 4► Sig. Cavalliere

Vi prego d’accettare il Luzzo, che vi mando, e ch’è il migliore, che abbi pigliato in tutta la stagione. Ho disegno di venire a passare una settimana con voi, e vedere se le Pecchie del Fiua me (sic.) mordano l’amo. L’ultima volta che ebbi l’onore di vedervi, m’accorsi, con qualche rossore che il vostro staffile da battere il Cavallo non avea più cima; [360] ne ho intrecciato dopo una mezza dozzina; ve le porterò, e bastaranno, spero, per tutto il tempo, che sarete in Campagna. Sono sei giorni, che non abbandono la sella; ho fatto un viaggio col Figlio primogenito del Cavallier Zannoni, che si applica molto allo studio. Sono &c. ◀Ebene 4

Questa Lettera, che mi parve assai singolare, unita al messo, che la portava, mi rese all’estremo curioso di sapere il carattere, e la qualità dello Autore; ed ecco in poche parole cio me ne disse il Cavalliere; Ebene 4► Fremdportrait► Il Sig. Guillelmo è fratello minore del Conte Granero dell’antica Famiglia di Vimblo. Ha quarant’anni in circa, ma sì come non è stato applicato à Professione veruna, nè possiede altro fuori della sua Legittima, vive quasi sempre con suo Fratello che gode la Primogenitura, in qualità di sopra intendente alla Caccia.

Non vi è alcuno in Campagna, che sappi meglio di lui guidare una muta di Cani; nè che sia più esperto nell’iscoprire il giro d’una lepre. Egli è di più molto ingegnoso in tutte le operette manuali, che ponno divertire un Uomo dall’ozio: fà, con tutta la perfezione, delle mosche acquatiche, e somministra i Filetti à tutti quelli, che si dilettano di Pescare. Egli è d’un naturale sì buono, d’un umore sì obbligante, e sì stimato, a cagione della sua Famiglia, [361] ch’è da per tutto il ben venuto, e vive in istretta lega con tutti li Gentiluomini del vicinato. Porta dall’uno all’altro una Cipolla di Tulipano in saccoccia, o cambia un Cane trà due Amici lontani d’abbitazione. Egli è, sovra tutto, il Favorito delle Dame giovani; dona loro, ora una bagatella, ora un’altra, che và ritrovando o lavorando di propria mano; e le divertisce molto, quando in tutte le occasioni d’incontrarle ha l’attenzione d’interrogarle, s’Elleno ne fanno un buon uso. Queste picciole manifatture, degne d’un Gentiluomo, e la maniera obbligante, con cui le distribuisce, lo rendono caro à tutti quelli, che lo conoscono. ◀Fremdportrait ◀Ebene 4

Il Cavalliere volea proseguire a dipingermelo, quando il vedemmo in poca distanza da noi con due o tre verghe di Nocciola in mano, tagliate nel vicino Bosco che avea attraversato per venire. Ebbi molto piacere nel vedere, da una parte la maniera franca, e sincera, con cui il Cavalliere l’accolse; e dall’altra la segreta soddisfazione da cui il nuovo ospite compariva animato alla vista di quel buon vecchio. Terminati i complimenti, il Sig. Vimblo piegò il Cavalliere di permettere, che uno de’suoi Lachè portasse un pajo di volanti che tenea in una scattoletta, ad una Dama poco lontana di Casa, essendo più di sei mesi che gli aspettava. Ap-[362]pena il Cavalliere ebbe voltate le spalle, che il Sig. Vimblo, si pose a discorrermi d’un grosso Faggiano, che avea fatto levare in un Bosco vicino; e di qualche altra avventura della stessa specie. Per me, confesso, che i Caratteri poco communi sono le cacciaggioni, che io ricerco, che più mi divertono; di maniera che, rapito dalla singolarità dell’Uomo, che mi parlava, e che mi dava, per lo meno tanto piacere, quanto ne provava egli stesso nel far levare un Faggiano, doventai tutto orecchio per non perdere una delle sue parole.

La Campanella, che ci chiamò a pranzo, interruppe il suo discorso, ma ebbe la soddisfazione di vedere il suo grosso Luzzo formare con pompa la prima portata. Appena sieduti a Tavola, ci raccontò diffusamente, in quale maniera l’avea addescato, trattenuto d’intorno all’amo, stancato, attrappato, e finalmente tirato sopra la sabbia, con molte altre particolarità, che durarono tutto il tempo del primo servigio. Un Piatto di Selvatici, che venne indi portato somministrò alla conversazione il rimanente del Pasto, che terminò col racconto d’un maraviglioso segreto, che avea ritrovato di perfezionare un quagliaruolo.

Ritirato dopo nella mia Camera, mi sentii penetrato dalla compassione verso [363] quell’onesto Gentiluomo. Non seppi rifflettere, senza amarezza, che un sì buon cuore, e mani tanto destre si applicassero a bagatelle; che tanta umanità fosse sì poco utile agli altri; e tanta industria sì poco vantaggiosa a lui stesso. Se avesse rivolto il suo talento, e la sua applicazione agli affari di rillievo, non avrebbe lasciato di ottenere la pubblica stima, e di elevarsi ad un alta Fortuna. Uno, che abbracciasse il negozio, o altro impiego, quale profitto non apportarebbe alla sua Patria ed a se stesso con talenti sì belli benche assai communi? ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 3

Il Sig. Vimblo è nella situazione, in cui si ritrovano molti Cadetti di buona Famiglia, che vorrebbono più tosto vedere i loro Figliuoli perire nella miseria da bravi Gentiluomini, che vivere agiatamente nel Traffico, o in qualche altra Professione da loro creduta indegna della propria qualità. Questa vanità ha riempiuto qualche Stato di Europa se non di superbia, almeno di miseria. Applaudisco alle nazioni veramente applicate al Commercio, dove i Nobili e Cadetti, incapaci di Scienze, o di arti liberali, ponno impegnarsi in un tenore di vita, che li mette sovente in istato di disputarla coi più riguardevoli della loro Famiglia. Così molti si veggono, che dopo avere incominciato, con pochissimo capitale, han-[364]no, per mezzo d’una onesta industria, ricchezze maggiori di quelle posseggono i lor Primogeniti. Potrebbe essere, che da principio il Sig. Vimblo sia stato applicato alla Teologia, alla Legge, o alla Medicina, e che i suoi Parenti, convinti della sua inabilità per sì nobili scienze, l’abbino finalmente abbandonato al suo proprio genio. Ma per quanta incapacità avesse per lo studio, quasi non dubito non possiedesse delle eccellenti qualità per lo Traffico. L’affare è di sì grande importanza, che non si potrebbe mai troppo raccomandare. Prego i mei Leggitori di dare una occhiata al fine del mio Foglio 9. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1