Référence bibliographique: Cesare Frasponi (Éd.): "Lezione C", dans: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\100 (1728), pp. 215-222, édité dans: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Éd.): Les "Spectators" dans le contexte international. Édition numérique, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.236 [consulté le: ].


Niveau 1►

Lezione C

A Padri che studiano di ben’educare i loro Figliuoli.

Citation/Devise► Doctrina sed vim promovet insitam,
Rectique cultus pectora roborant.
Utcunque defecere mores,
Dedecorant bene nata culpæ.

Hor. L. IV. Od. III. 33. ◀Citation/Devise

Niveau 2► Niveau 3► Récit général► Passeggiavamo insieme il Cavalliere mio albergatore di Campagna, ed io, quando viddimo passare a Cavallo un Giovine di vivo colore, e di vigorosa costitutione, che correa di galloppo, con due Servidori, che lo seguiano. Gli dimandai, chi fosse quel bel Cavalliere; ed egli mi rispose, che era un Gentiluomo assai ricco, allevato da una te-[216]nera madre, che stava qualche miglia lontano dal luogo dov’eramo. Ella è, soggionse, una buonissima Dama. Ma si è pigliata tanta premura per la sanità di suo figliuolo, che non è buono da niente al mondo. Ella scuoprì subito, che la lettura gli affaticava gli occhi, e che lo scrivere gli riscaldava il capo. Venne dunque lasciato ne’Boschi subito, che seppe montar a Cavallo, o portare il Fucile in ispalla. ◀Récit général ◀Niveau 3 In somma, dalla relazione del Cavalliere, ritrovai ch’egli avea fatta buona provisione di Sanità, e non d’altro; e che, se l’unico fine d’un Uomo era di vivere, non vi sarebbe, in tutto il Paese, un più accompiuto Cavalliere.

Dopo il mio soggiorno in Campagna, ho inteso a parlare d’un numero infinito di giovani ereditieri, e di Primogeniti, che facendo conto sopra i beni che loro doveano pervenire; sia che l’adulazione de’loro Domestici li mantenga in questa idea, o quelli che hanno la cura della loro educazione siano prevenuti dalla medesima sciocchezza, s’immaginano, che tutte le altre qualità sieno loro inutili; e che non abbino a fare altro in questo mondo, che mantenere il nome delle loro Famiglie; e trasmettere per linea diretta i loro beni alla Posterità.

Metatextualité► Questo mi richiama bene spesso alla mente un avventura di due Amici, che [217] voglio qui riferire a longo, sotto nomi pigliati imprestito. La morale non può non essere utile, malgrado alcune circostanze che l’accompagnano, e la fanno più comparire un Romanzo, che una vera storia. ◀Metatextualité

Niveau 3► Récit général► Eudossio Leontino non aveano che poche fortune, quando incominciarono a comparire nel mondo. Aveano l’un, e l’altro del buon senno, e molta virtù. Sino dalla loro gioventù, ferono i loro studj insieme; e contrassero una sì grande amicitia, che durò fino alla morte. Quando Eudossio volle stabilirsi, ritrovò i mezzi per insinuarsi in una Corte; dove, al favore de’suoi talenti naturali, ed acquisiti, passò per diversi impieghi, finalmente s’innalzò ad una considerabile fortuna. Leontino, all’opposto, cerco tutte le occacioni di coltivare il suo talento collo studio, colla conversazione, e coi viaggi. Non era già solamente imbevuto di tutte le scienze, ma con oscea i più distinti soggetti di Europa. Intendea perfettamente bene gl’interessi de’Principi, colle massime, e costumi delle loro Corti; ed appena ritrovava nelle Gazette il nome di qualche celebre Persona con cui, o non aivesse (sic.) parlato, o noll’avesse veduta. Avea in somma, sì bene digerita, e frammischiata la cognizione degli uomini, e de’Libri ch’era il soggetto più accompiuto del suo Secolo. In tutto il tem-[218]po de’suoi viaggj, e de suoi studj, non lasciò di mantenere una esatta corrispondenza con Eudossio, che si rendea sovente grato à principali Signori della Corte, colle novelle, che ricevea da Leontino. Subito, ch’ebbero passati l’uno, e l’altro i quarant’anni; età, giusta il parere degli assennati, in cui non si dee pensare a godimenti della vita, nè applicarsi a bagatella stabilirono, a misura della loro antica convenzione, di ritirarsi in Campagna, e passarvi il rimanente de’loro giorni. Con questo disegno si amogliarono ammendue quasi nel medesimo tempo. Leontino, col suo Capitale, e colla Dote della Moglie, comprò un Podere di trecento Scudi d’entrata, in vicinanza di Eudossio, il quale ne avea acquistato un altro, che glie ne rendea mille. Le loro moglj partorirono quasi allo stesso tempo. Quella di Eudossio un Figlio; quella di Leontino una Figlia; ma questo ebbe la disgrazia di perdere la sua sposa, che formava tutto il suo contento essendo morta pochi giorni dopo il parto. Non sarebbe sopravissuto a tale dolorosa separazione, se noll’avessero consolato le frequenti visite dell’Amico. Un giorno, che discorreano insieme colla loro ordinaria famigliarità, Leontino persuaso non poter da se dare alla sua Figlia una convenevole Educazione, ed Eudosio convinto, che un Figlio, il quale [219] dovea ereditare considerabili beni, non sarebbe, che troppo esposto à pigliare delle cattive pieghe; risolvettero d’accordo di fare un cambio de’loro Fanciulli; cioè, che il Fanciullo sarebbe allevato presso Leontino sul piè di suo Figlio; e la Fanciulla starebbe con Eudossio in qualità di sua Figlia, fino à tanto, che l’uno, e l’altra fossero in età di pigliare partito. La Sposa di Eudossio assicurata, che suo Figlio non potrebbe stare meglio quanto presso Leontino; e considerando in oltre, che sarebbe sempre sotto i proprj occhj, fù guidata bel bello ad acconsentire al cambio. Ella pigliò dunque Lonilla, così nomavasi la Fanciulla, e l’allevò come sua Figlia. Ciascheduno concepì tanto amore per lo pegno, commesso alla sua cura, che sentiva una vera tenerezza da Padre. Benche Florio il giovine ereditiero, che stava con Leontino, avesse tutta la venerazione per lo suo preteso Padre. Questo l’istruiva a dimostrare una singolare stima verso Eudossio, il quale spinto dalla naturale inclinazione, niente trascurava per attrarsi l’amore di Florio. Questi, appena gionto alla età valevole à conoscere lo stato del suo Padre putativo, risolvette d’avvanzarsi nel mondo colla industria. Pieno di questa idea, che di giorno, in giorno, si rinforzava nella sua mente, si applicò, con un ardore straordi-[220]nario, à tutto ciò, che Leontino gli commandava. I suoi doni naturali sostenuti, e regolati da un sì abile Consigliero, lo posero in istato di fare in poco tempo considerabili progressi in tutte le parti della sua educazione; nelle Scuole nelle Accademie, e negli affari del mondo, era l’oggetto della generale ammirazione.

Dovevo avvertire più presto i miei leggitori, che Florio, era sempre il ben venuto in Casa di Eudossio, dove conversando, sino da fanciulletto, con Leonilla, ne doventò insensibilmente amante. Allevato, con tutti i principj dell’onore, e della virtù, questa nuova passione non potea, che cagionargli molta inquietezza. Senza speranza di mai ottenere una sì ricca ereditiera, avrebbe più tosto sofferta la morte, che avvanzare per vie indirette attentato veruno. Leonilla, che ad’una grande Bellezza accoppiava una più grande modestia, nodriva anch’ella una segreta inclinazione per Florio; ma si portava con tanta prudenza, ch’egli mai potè riconoscerne un minimo segno. Ad onta del fuoco, che lo consumava, e fea ogni giorno più breccia in un cuore nobile, e virtuoso, Florio non lasciavia di acquistare colle sue applicazioni, e studj nel Collegio, dove se ne stava, tutto ciò, che puole ajutare un Uomo ad accrescere la sua fortuna, ed a comp-[221]parire, con isplendore nel Mondo; quando ricevè ordini positivi da Leontino di portarsi alla Campagna. Non vi è dubbio veruno, che Eudossio, adescato dalla riputazione, che suo Figlio si era guadagnata, non fosse agitato dal desiderio di scuoprisegli Padre.

La mattina del suo arrivo, Leontino gli disse, che Eudossio avea da communicargli un affare di somma importanza; indi senza spiegarsi, l’abbracciò colle lagrime. Gionto il Figlio alla presenza di Eudossio, dopo i consueti saluti, questi, pigliatolo per mano, lo condusse nel proprio Gabinetto. Quivi gli palesò tutto il mistero della sua nascita, e della sua educazione; indi soggionse: “Non mi resta altra via per dimostrare la mia gratitudine à Leontino, che quella di unirvi in matrimonio con sua Figlia: Così egli avrà sempre il piacere d’essere vostro Padre, e Leonilla sarà sempre mia Figlia; la sua figliale tenerezza, benche mal collocata, e stata sì esemplare, che l’ha resa degna d’ogni mia possibile ricompensa. Avrete la soddisfazione di godere una Eredità, circa la quale avreste perduto il gusto, se aveste saputo che vi era dovuta; continuate a meritarla, come avete fatto fin ora. Ho lasciata vostra madre nella vicina stanza. Le di lei viscere stanno in agitazione [222] per voi: Ella stà palesando il segreto à Leonilla.” Quì si tacque rattenuto dal pianto. Florio rimase tanto sorpreso, che senza aprire la bocca, prostrato a’piè di suo Padre, con un torrente di lagrime, gli abbracciava, e bacciava le ginocchia; gli chiedea, senza parlare, la sua benedizione; e gli mostrava col suo silenzio tutta la tenerezza, tutta la sommessione, e tutta la gratitudine, che gli riempieano il cuore, senza potersi esprimere. Finalmente venne unita la Coppia felice; e l’illustre Eudossio donò loro la metà delle sue rendite. Leontino, ed’Eudossio, passarono insieme il rimanente de’loro giorni; e nella condotta rispettosa, ed amorosa, che Florio, e Leonilla tennero verso di loro, ritrovarono la giusta, ed anche naturale ricompensa della cura, che si erano pigliati per la loro educazione. ◀Récit général ◀Niveau 3 ◀Niveau 2 ◀Niveau 1