Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione XCIII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\093 (1728), S. 171-176, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.229 [aufgerufen am: ].


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Lezione XCIII

A chi pretende il titolo di bell’Ingegno.

Zitat/Motto► Ingenium cùm sit, cui mens divinior atque os magna senaturum, des nominis hujus honorem.

Hor. L. I. Sat. IV. 43. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Non vi è titolo, che più sovente si dia ad uno Scrittore, che quello di bell’Ingegno. L’ho udito applicare a buon numero di meschini compositori di Sonetti. Non vi è un solo Imbrogliatore di versi Eroici, che non abbi i suoi ammiratori; e che non passi per un grande Ingegno. Di quelli poi, che si applicano à scrivere delle Tragedie, appena vi è un novizio, che non si esalti come un Ingegno sublime, che ha del prodigio.

Metatextualität► Il mio dissegno in questo Foglio è di esaminare all’ingrosso ciò che forma un grand’Ingegno, e di non fare sopra un [172] soggetto, sì poco commune, che delle rifflessioni distaccate. ◀Metatextualität

Frà i grand’Ingegni, li pochi, che si attraono l’ammirazione di tutto il mondo, e che si ponno risguardare come prodigi della natura umana, sono quelli, che colla sola forza de’loro naturali talenti, senza verun soccorso delle arti, o delle scienze, hanno prodotte delle opere, che formavano, la delizia de’loro contemporanei, e l’ammirazione della posterità. Vi è qualche cosa di nobile frà la irregolarità, che si ritrova ne’grand’Ingegni, e questo riesce infinitamente più bello di tutti que’tratti, e di tutte quelle delicatezze, che i moderni chiamano, bell’ingegno; val a dire, ingegno polito dalle conversazioni; dalle riflessioni; e dalla Lettura de’più esatti Scrittori. Un elevato ingegno, che sia imbevuto delle arti e delle scienze, ne contrae, voglia, non voglia, un non sò che di tintura, che lo impegna alla imitazione.

Ebene 3► Exemplum► Si danno trà gli antichi, particolarmente ne’Paesi più orientali, di codesti naturali Ingegni di singolare elevatezza, che non sono punto disciplinati con le regole dell’arte. Omero hà una infinità di concetti, a’quali non è gionto Virgilio. Ne’libri del Testamento antico abbiamo diversi passi d’un sublime, assai più nobile, che quello di Omero; ma se accordiamo agli antichi un ingegno [173] più vivo e più elevato, che quello de’moderni, bisogna allo stesso tempo confessare, che gli uni non si accostavano, anzi erano assai inferiori nella esatezza, e nella delicatezza, agli altri. Nelle similitudini, e nelle Allusioni, purche vi fosse qualche relazione lontana, i primi non abbadavano a tanta convenienza. Così il Rè Salomone paragona il naso, o il volto della Diletta alla Torre del Libano, che mira verso Damasco; e la venuta di Gesucristo per castigare Gerusalemme, o per giudicare il Mondo, ad un Ladro, che di notte penetra in Casa. Nolla finirei mai se volessi applicarmi nel raccogliere tutti gli esempi di questa natura, che si ritrovano negli antichi. Omero ci rappresenta uno de’suoi Eroi circondato da nemici, come un Asino, che pascola in un Campo, seminato di avena, e che non si move punto, benche i Fanciulli del vilaggio gli sieno a’fianchi. Ne paragona un altro, che pieno di ardore, per isfogare la sua vendetta, non ritrova veruno riposo nel proprio Letto, ad un pezzo di carne, che si arrostisce sopra i carboni. Questo diffetto negli antichi apre un vasto campo agli scherni degl’Ingegni deboli, che ponno beffarsi d’una mancanza di proprietà, ma non gustano il sublime d’una tale sorta di Opere. Il Grande Sofì di Persia, trà una folla di titoli pomposi, che si dà, come fanno gli orien-[174]tali, piglia quello di Sole della gloria, e della graziosa Noce muschiata. Per troncare le gambe ad una critica troppo severa degli antichi, in questo proposito, massimamente di quelli, che abbitavano i climi più caldi; e che perciò aveano la immaginazione più viva, fà di mestieri sapere, che ciò si chiama proprietà in una Allusione, è una scoperta moderna de’nostri Paesi più temperati, dove, colla delicatezza, e colla esattezza, scrupolosa, vorremmo supplire a ciò, che ci manca di vigore, ed’ingegno.

Non saprei abbandonare questo punto, senza aggiognere, che Pindaro era altrsì un Grand’ingegno del primo ordine: la impetuosità del suo fuoco naturale lo trasportava a concepimenti vasti di cose, ed a nobili risalti d’immaginazioni. Da un altra parte, si può vedere niente di più ridicolo, che uomini di tepida, e mediocre immaginativa, voglino imitare la sua maniera di scrivere; e perciò ci dieno delle composizioni mostruose sotto il bel nome di odi Pindariche? Quando veggo delle persone, che pensano d’imitare qualche opera, che Orazio ci rappresenta come singolare nel suo genere, ed inimitabile; quando li veggo seguire delle irregolarità con metodo, isforzandosi coi deboli tratti dell’arte, di giognere ai risalti più vivi della natura, non posso, che applicare loro questo luogo di Terenzio. „se pre-[175]tendi, che la ragione fissi delle cose, che sono del tutto incerte, ed incostanti, egli è un volere accoppiare la pazzia colla ragione.”

Ebene 4► Zitat/Motto► Incerta hæc postules Ratione certa facere Nibilo plus ages,
Quam si des operam, ut cum ratione insanias. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 4

Finalmente uno di codesti Poeti moderni paragonato a Pindaro, si rassomiglia ad una Pazzarella comparata colla Sibilla di Virgilio. Le contorsioni, le smorfie, e l’esterno vi si ritrovano, ma non vi è niente di quell’alto impulso, che innalza l’ingegno, e gli somministra una eloquenza più che umana. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Ebene 3► Exemplum► Vi è un altra sorta di grand’ingegni, che pongo in una seconda Classe, per distinguerli dai primi, benche non sieno loro inferiori. Questi sono quelli, che formati colle regole dell’arte, vi hanno sottomessa la vivacità de’loro naturali talenti: trà i Greci Platone, ed Aristotile, e tra gl’Italiani Virgilio, e Cicerone.

L’Ingegno in queste due Classi puol’essere ugualmente bello. Ma fà differente comparsa: nella prima, si rassomiglia ad un terreno fertile sotto un Clima felice, dove produce una infinità di belle Piante, che formano millioni di vaghi Paesi, senza ordine, o simetria. Nell’altra vi è lo stesso terreno, sotto il medesimo Clima, dove il tutto è disposto, [176] in Caminate, e Giardini, con molti graziosi compartimenti.

Quello vi è più da temere in questi ultimi, egli è che troppo non si attacchino alla imitazione; che non abbino troppo in vista il modello; e che non diano la dovuta libertà a’naturali talenti. La imitazione de’migliori Scrittori, mai giogne al buon originale. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Vi sono pochissimi Autori, che occupino un rango considerabile nella Reppubblica de’Letterati, se non hanno qualche cosa di particolare, che sia loro propria, o ne’Pensieri, o nella maniera di esprimerli.

Non è egli un peccato, il vedere alle volte de’grand’ingegni, che non si applicano se non a Bagatelle? Un celebre Autore ci dice d’avere veduto un Pastore, il quale si divertiva in far saltare degli ovi all’aria, e ripigliarli senza romperne pur uno, e ch’era gionto a tanta perfezione, di ballottarne così quattro, quasi nello stesso tempo. Io non credo, soggiunge, d’avere veduto in mia vita, un aria più seria, che quella di quest’uomo; il quale a forza di applicarsi in tale bagatella, era doventato grave come un senatore; e si può credere, che la stessa attenzione assidua, rivoltata in buona parte, l’avrebbe potuto rendere più bravo matematico di Archimede. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1