Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione XCII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\092 (1728), S. 165-171, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.228 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione XCII

A quelli, che annojano col racconto delle loro infermità, o disgrazie.

Zitat/Motto► Non est vivere, sed valere vita.

Mart. L. VI. epig. 70. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Vi sono alcuni troppo irragionevoli in ciò, che aspettano da’loro amici. Si lagnano sempre di qualche indisposizione, o di qualche cosa, che gli affligge; e ben lontani, che questo sia un motivo di stare ritirati, egli è una ragione, che adducono, di stare in compagnia. Un ammalato non dee parlare delle sue infermità, che al medico. A che gli serve il romperne la testa agli [166] altri? Se vuole farne un dettaglio ad una truppa d’amici disposti a divertirsi un poco frà di loro, non dovrebbe aversi a male se si ordinasse ad un servidore di presentagli un Siroppo, o un vomitivo, per avvertirlo, che farebbe meglio ritornarsene a casa, e mettersi a Letto. Ciò che si chiama gradimento della Conversatione frà buoni Amici, ci dovrebbe obbligare a portarvi la nostra quota di benevolenza, e di buon umore, in vece d’infastidirli, col racconto de’nostri mali; ed impegnarli, vogliano, non vogliano a comparirne sensibili. Perche imbarazzarli, co’nostri fastidi, colle nostre afflizioni, colle nostre malattie; colle nostre inquietezze; e co’nostri disgusti? In questa rivoluzione di movimenti, e di riposo, che si nomina vita, ven’è si poca in cui si gusti qualche dolcezza, che se vi si pensasse bene, avremmo più tenerezza per i nostri Amici; e scanseremmo il carricarli, d’un peso che a loro non tocca. La vita non consiste, che nel godidimento (sic.), onde i valetudinarj, non dovrebbono mai entrare in compagnia, se non dopo avere prestato giuramento di non parlare di se medesimi, sino che tutti non sieno in istato di ritirarsi. Non dico già, che per rendere grata la conversazione, dobbiamo essere sempre coronati di fiori, e di rose; ma se malgrado il desiderio, che si ha d’essere [167] di buon umore, sovente accade il contrario, quale apparenza vi è di poterne essere, quando vi si ammettono delle Persone, che sempre si lagnano delle loro malinconie? Dovremo sopra tutto conservare la giovialità, o almeno mostrar inclinazione all’allegrezza. Quando siamo occupati in qualche innocente piacere; o alla impresa di qualche lodevole dissegno, allora godiamo la vita, da ragionevoli creature: Abbiamo assai da temere i roverscj della Fortuna: La natura è abbastanza accompagnata dalle infermità, senza che aggiontiamo, a questo grosso calcolo, il nostro cattivo umore, o le nostre Ippocondrie. Ebene 3► Fremdportrait► Il Povero Cotillo, in mezzo di tutte le sue reali disgrazie, d’una cronica malattia, e d’una Fortuna al disotto delle mediocre, mai si lamenta. Senza vanita e senz’ambizione, ristretto a soli bisogni della natura, gode una tranquillità d’animo, che niente potrebbe alterarla. Ogn’uno puole acquistarla se vuole a suo esempio, rinunciando a tutte le Passioni tumultuose della carne, e del sangue. Egli vede tutti gl’imbrogli di questa vita, collo stesso dispregio, con cui un uomo sobrio rimira un ubriaco. “Se il tale, dice, si fosse contentato di ciò, che potea bastargli, non sarebbe incorso in quella, la disgrazia. Se il tale altro non avesse stimata la sua Innamorata se non per quelle parti, che doveano render-[168]gliela amabile, non sarebbe caduto in di lei potere. Se avesse preferita la virtù a’suoi vezzi, ed al di lei umore leggero, l’avrebbe risanata, ne l’avrebbe ritrovata allo stesso tempo amabile ed infedele.”

Già che non si può godere una sanità che sia perfetta, ingegniamoci almeno di acquistarsi un certo umore, che ci possa essere di qualche sollievo nella infermità. Celestino è gionto ad una si grande ugualità di animo; ed ha conceputo tanto dispregio per tutto ciò, che incanta la maggior parte degli uomini, che non vi è se non un vivo dolore, che possa cagionarli qualche alterazione; ed ha eziandio il segreto di ottenerne un pronto refrigerio, come dice alle volte a suoi amici più stretti. E sì ben persuaso della realtà d’un altra vita; ed affatica di sì buon cuore, a rendersene degno, che il dolore gli pare un vero sprone, che lo stimoli a raddoppiare i passi verso la Celeste Dimora, dove starà infinitamente meglio, per tutti i versi, che in questo alloggio di terra. ◀Fremdportrait ◀Ebene 3

Se non si riguarda la vita, con quest’occhio, parmi, che i soli Idioti la possano soffrire con qualche pazienza. Ebene 3► Exemplum► Osservate una bella Donna, di complessione delicata. Dal momento ch’ella è fuori del Letto, la vedete mostrare della noja per tutto ciò, che la circonda. Io ne conosco molte, che si credono trop-[169]po delicate per essere del tutto vive. Cadono ammalate alla vista di certe Persone spaventose, che incontrano; uno ha si cattiva mina, e l’altro è si disgraziato, che egli è un supplicio per lei il respirare la stessa aria con loro. Questo è sì vero, che una gran parte del cerimoniale, e della buona educazione frà le Dame, gira sul cattivo stato della loro sanità; e givocherei, se i Domestici impiegati ad informarsi come le amiche del loro Padrone stanno di salute, facessero tutte le settimane una lista delle ammalate, si ritroverebbe, che nello spazio di otto giorni, non ven’è una in trenta, che non sia stata obbligata al Letto, o indisposta; o un pò meglio di quello stava; e cosi del rimanente. ◀Exemplum ◀Ebene 3

È cosa certa, che per godere la vita, e la sanità, non dobbiamo immaginarsi, che siano assolutamente necessarj i piaceri; bensi l’acquistare se è possibile la ugualità di animo. Non è minore debolezza il troppo rallegrarsi della buona fortuna, che il troppo affliggersi della cattiva. Le scoppia di ridere in un certo stato sono sì poco convenevoli alla natura umana, come i pianti in un altro. Non dovremmo in ogni occasione sperare di sentire de’trasporti di allegrezza, ma douremmo sapersi approffittare della vita, allorche si ritrova senza dolore. L’Ambizione; la Invidia; i [170] smoderati Desiderj; e le eccessive Allegrezze non ponno, che impadronirsi del nostro spirito, se non abbiamo quel ritegno, e quella sobrietà di cuore, che sorpassa tutti i piaceri, e che si puole meglio sentire, che scrivere. Per ben godere di questa vita, il più sicuro è di non averne troppo buona opinione, e di avere sempre gli occhj fissi all’altra. Un celebre Autore ha posta in chiaro questa verità, quando mosso dalla compassione, degna d’un Filosofo verso le traversie della vita umana, la discorre ne’seguenti termini.

“In fatti a che si riduce questa vita, se non ad un circolo continuo di picciole azioni animalesche? si corrichiamo, e ci leviamo; si vestimo, e si spogliamo; mangiamo, e ci ritorna la fame; affatichiamo, o ripossiamo; si stanchiamo, e si rimettiamo in letto; ed allora il circolo ripiglia il suo giro. Consummiamo il giorno in bagatelle; e quando viene la notte, si gettiamo in braccio al sonno, accompagnato da sogni, da pensieri interrotti, e da stravaganti fantasie. La nostra ragione dorme con noi, ed in quest’intervallo, siamo sì franche Bestie, come quelle, che stanno corricate nelle stalle, o in Campagna. Non è forse capace l’Uomo di qualche cosa più rilevante? La sua ambizione, e le sue speranze non dourebbono salire più in alto? [171] Pensiamo all’altra vita. Questa, se non altro, è una bella, e nobile avventura; già non vi è niente in questo mondo, che sia degno delle nostre occupazioni. Se l’avvenimento non corrisponde al nostro intento, non istaremo più male degli altri, ma se la incontriamo, saremo eternamente felici. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1