Référence bibliographique: Cesare Frasponi (Éd.): "Lezione XCI", dans: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\091 (1728), pp. 157-165, édité dans: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Éd.): Les "Spectators" dans le contexte international. Édition numérique, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.227 [consulté le: ].


Niveau 1►

Lezione XCI

Alle medesime disgraziate in Amore.

Citation/Devise► Illa: quis & me, inquit, miseram, & te perdidit, Orpheu?
Jamque vale: feror ingenti circumdata nocte,
Invalidasque tibi tendens, heu! non tua, palmas.

Virg. Georg. IV. 494. ◀Citation/Devise

Niveau 2► Récit général► Costanza era una Dama giovine, d’uno spirito singolare, e d’una straordinaria beltà; ma molto infelice, per avere un Padre, il quale, avendo, colla sua industria, fatto acquisto di molte ricchezze, riponea la sua beatitudine nel possiederle; o per dir meglio, nell’esserne schiavo. Teodosio era il secondogenito d’un Gentiluomo di poche fortune, per altro era spiritoso, ben educato, e virtuoso. Nella età di 20. anni ebbe il piacere di parlare per la prima volta à Costanza, che non evea più di quindici anni. Le loro case Paterne erano poco distanti l’una dell’altra, ond’ebbero l’agio di spesso rivederci. Teodosio coi vantaggi della sua buona mina, e d’una grata conversazione fè una sì profonda impressione nel cuore di Costanza, che non si potè mai scancellare, nè dalle [158] traversie, nè dal tempo. Teodosio pure non riescì meno sensibile ai vezzi di Costanza. Una longa pratica non servì, che a scuoprire nuove attrattive, e ad animarli ad una vicendevole passione, che influì sopra tutto il rimanente della loro vita. In mezzo degl’innocenti piaceri, che assieme gustavano, accadde per disgrazia che i loro Genitori doventarono irreconciliabili nemici; perche uno si stimava troppo per la sua nascita; l’altro per le sue ricchezze. Il Padre di Costanza portò la sua animosità a segno di vietare l’ingresso della sua Casa a Teodosio; e di commandare alla Figlia, che più non ardisce di rimirarlo, sotto pena della sua indignazione. Nè quì si fermò; per togliere a que’poveri Amanti ogni speranza, gettò gli ochj sopra un Gentiluomo giovine, bello e ricco; e lo destinò per marito di sua Figlia. Indi, pigliate le sue misure, lo propose con impero a questa, soggiongendole, che in breve si sarebbero celebrate le nozze. Costanza intimidita dall’autorità, del Padre, non potendo addurre cosa veruna contro un matrimonio sì vantaggioso, ne ricevette la proposizione con un silentio pieno di rispetto. Il rumore di queste nozze penetrò subito all’orecchio di Teodosio, il quale dopo un longo tumulto di varie passioni, scrisse alla sua innamorata il seguente Biglietto. “È qualche anno, che io formavo tutta la mia felicità nel pensare alla mia [159] cara Costanza; ma questa forma oggi il mio più grande supplicio. Bisogna dunque, che io abbi l’afflizione di vedervi possieduta da un altro? I Ruscelli, i Prati, e i Campi, dove avemmo sì longhi, e sì dolci trattenimenti, mi si sono resi insoportabili; La vita stessa è un peso, che non posso più portare. Possiate voi vivere longamente felice in questo mondo, ma ricordatevi che non vi è mai stato un un (sic.) uomo come Teodosio.”

Il Biglietto fù ricapitato la stessa sera a Costanza, che in leggendolo svenne; ma rimase ben più sorpresa la mattina vegnente, quando due, o trè messaggieri vennero l’uno dopo l’altro a ricercare conto di Teodosio, ch’era escito dalla sua stanza verso la mezza notte; e che più non si ritrovava. La profonda malinconia, che da qualche tempo l’occupava, fè temere tutto di lui. Costanza persuasa, che la sola voce del suo matrimonio l’avesse ridotto a qualche funesta estremità, era inconsolabile. Rimproverava se stessa della troppa facilità, con cui avea dato il suo consenso; e riguardava il suo nuovo Amante, come carnefice di Teodosio. Risolvette in somma, di esporsi à tutte le collere del Padre, più tosto che venire alla conclusione d’un matrimonio, che le parea sì reo, è sì pieno d’orrore. Il Padre soddisfatto d’essersi liberato di Teodosio; e di sparagnare il danaro della Dote; non fè [160] gran caso dell’ostinato rifiuto della Figlia; e ritrovò mezzo di scusarsi presso il destinato marito, il quale pure s’acquietò, non avendo accettata la esibizione del matrimonio, se non per capo d’interesse, senza che vi avesse parte l’amore. Costanza non ricercò altrove il rimedio al suo male, che nella Divozione e negli esercizj di Pietà; vi si dedicò in tale maniera, che in capo qualche anno acquistò una certa tranquillità di spirito, e deliberò di passare il rimanente de’suoi giorni dentro un Chiostro. Il di lei Padre rimirando questo dissegno come uno sparagno, vi acconsentì di buon cuore; e la condusse egli stesso ad una vicina Città, per venirne all’esecuzione. Era allora in età di 25. anni, ed in tutto il fiore della sua bellezza. Ritrovavasi in quella Città un Religioso di grande riputazione per la sua vita esemplare. Da questo volle confessarsi la nostra Afflitta.

Ritorniamo ora a Teodosio, che il medesimo giorno della sua partenza si era portato ad un Convento della stessa Città; e che, dopo avere esatto il segreto da tutti que’Religiosi, il che non si niega in certe congiunture di rillievo, vestì l’abito di quell’ordine, con una ferma rissoluzione di non pensare più alla sua Innamorata, che supponea già sposata al suo Rivale. Pieno di ardore, si avvanzò tanto nello studio, che non tardò a ricevere gli ordini sagri; ed in pochi anni diventò celebre, e per la [161] santità de’suoi costumi,e per i sensi di pietà, che ispirava a tutti quelli, che seco parlavano. Quello è il Confessore, che Costanza avea scelto per Depositario de’suoi più segreti pensieri, senza che ne sappesse il vero nome, non essendovi alcuno, a cui fosse nota la sua Famiglia fuori, che al Priore di quel Convento. Il gajoso, ed amabile Teodosio portava allora il nome di Padre Francesco, ed era sì trasformato dalla sua longa barba, dal capo raso, e dall’abito dell’ordine, che sarebbe stato impossibile il riconoscerlo.

Una mattina, ch’egli era chiuso nel suo Confessionale la nostra bella Afflitta si pose in ginocchione ad’uno dè suoi lati, e gli aprì lo stato della sua anima; dopo avergli narrata una vita piena d’innocenza, non seppe rattenere le lagrime, quando venne a toccare ciò, in cui egli medesimo vi avea avuto tanta parte. Io temo, gli disse, che la mia condotta non abbi cagionata la morte d’un uomo, che non avea altro diffetto, che quello di troppo amarmi; quì fè pausa, ed alzò gli occhj bagnati di lagrime verso il buon Padre, tanto anch’egli commosso dal doloroso racconto, che appena ebbe forza per dirle con voce interrotta da’singhiozzi, di continuare la Confessione. Ubbidì ella, e con un torrente di lagrime, terminò di esporgli ciò che avea nel [162] cuore. Il buon Religioso sentì una sì viva emozione per lo stato in cui vedea la sua Penitente, che non seppe rattenere il corso delle sue lagrime, e Costanza, che lo credette mosso da compassione verso di lei, e penetrato dall’orrore della sua colpa, gli parlò de’voti, ne’quali era rissoluta d’impegnarsi, per via più espiare i suoi falli; ed anche per offrire un sagrifizio alla memoria di Teodosio. All’udire di questo nome, che non si era pronunziato da sì longo tempo al suo orecchio, ed alla vista d’una fedeltà senza esempio per parte della Giovane, che credea da molti anni trà le mani d’un altro, il buon Padre, che si era di gia un poco rifrancato, profuse nuove lagrime. In qualche intervallo del suo dolore, appena ebbe la forza di esortare la sua penitente, oppressa sotto il peso delle sue afflizioni a pigliare coraggio, e consolarsi – dicendole, che i peccati le sarebbero perdonati – che la sua reità non era sì grande come s’immaginava – che non dovea affliggersi fuor di misura. Al favore di questi corti periodi, si rimise abbastanza, per darle l’Assoluzione, e dirle, che ritornasse la mattina seguente, per incoraggirla alla esecuzione della sua pia intenzione, ed impartirle salutevoli avvertimenti. Costanza si partì piena d’un nuovo fervore, nè mancò di ritornare, il giorno vegnente. Teodosio, che si era munito di buoni, e santi [163] pensieri, proprj a tal’occasione, animò la sua Penitente all’adempimento di tutti li doveri della vita Religiosa, che volea abbracciare; ed a bandire dalla sua mente que’mal fondati timori, che la tiranneggiavano, con promessa di darle di tempo in tempo de’caritatevoli avvertimenti, dopo che avesse vestito l’abito santo. Le Regole, aggionse, de’nostri differenti ordini, non permettono, ch’io venga a vedervi, ma assicuratevi, che mi arricorderò sempre di voi nelle mie orazioni, e che sovente vi istruirò per via di Lettere. Camminate con allegrezza d’animo nella carriera, che vi si apre; e ritroverete ben presto quella pace, e quella gioja, che non può dare il mondo.

Costanza rimase sì incoraggita da quelli, ed altri discorsi del Padre Francesco, che la mattina vegnente abbracciò l’Istituto. Subito accompiute tutte le cerimonie del suo ricevimento si ritirò coll’Abbadessa nella stanza, che le fù destinata.

L’Abbadessa già informata di quanto era passato frà il P. Francesco e la sua Novizia, consegnò a questa un biglietto del Padre, che le scriveva ne’seguenti termini.

“Per farvi gustare le primizie di quelle gioje e di quelle consolazioni che dovete aspettare dalla vita, che avete abbracciata, debbo avvertirvi, [164] che quel Teodosio, di cui piangete la morte, è per anco in vita, e che il P. Francesco, a cui vi siete confessata, era una volta quel Teodosio, che tanto piangete. Lo sfortunato successo de’nostri amori ci attraerà incomparabilmente più bene, che non avremmo potuto sperare dalla loro riuscita. La Providenza hà disposto di noi per nostro vantaggio, benche non sia stato a seconda de nostri desiderj. Scordatevi, che Teodosio sia al mondo; ma arricordatevi, che vi è un uomo, che non cesserà di priegare Dio per voi in qualità di F. Francesco.”

Costanza, che alla vista del Biglietto, fù portata a’rifflettere al tuono della voce alla maniere, ed alla commozione del suo Confessore, non mancò di ritrovarvi subito Teodosio. Dopo avere pianto per allegrezza. Basta, disse, che Teodosio sia vivo; passerò il rimanende miei giorni in pace, senza veruna afflizione.

Tutte le Lettere che il Religioso, le scrisse sono custodite nel monistero, ove ella visse. Erano dieci anni in circa, che Costanza era monaca, quando in quel Paese, sopravenne una influenza di Febbri maligne, e fra il grande numero delle persone tolte dal mondo, vi fu anche Teodosio. Pria di spirare l’anima, il buon Padre le mandò la sua Benedizione, conceputa in termini molto te-[165]neri, e divoti; ma ridotta anch’ella all’estremo dallo stesso male, non era in istato di riceverla. Un giorno dopo in circa, Costanza ebbe uno di que’intervalli, che d’ordinario precedono la morte; e l’Abbadessa le disse, che il Padre Francesco l’avea prevenuta; e che ne’suoi ultimi momenti le avea mandata la sua benedizione, aspettandola nella gloria Celeste. Costanza la ricevette con un estremo piacere, e passò come piamente si crede poco dopo a ritrovarlo in Cielo. ◀Récit général ◀Niveau 2 ◀Niveau 1