Citazione bibliografica: Cesare Frasponi (Ed.): "Lezione XC", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\090 (1728), pp. 151-156, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.226 [consultato il: ].


Livello 1►

Lezione XC

Alle sconsolate Amanti.

Citazione/Motto► Si quid ego adjuvero, curamve levasso,
Quæ nunc te coquit, & versat in pectore fixa,
Ecquid erit pretii?

Enn. ap. Tull. de Genecl. c. I. ◀Citazione/Motto

Livello 2► Le ricerche del Bene, ed i mezzi per ottenerlo non sono tanto necessarj al genere umano, nè s’utili, quanto l’arte di consolarsi; e di essere innalterabili nelle afflizioni. Il contento dell’animo è tutto ciò che possiamo aspettare nel mondo. Se vogliamo aspettare più alto, non vi è per noi, che delle traversie, e degli affanni. Dovremmo impiegare tutti li nostri sforzi, e tutti li nostri studj a renderci tranquilli quì a basso, e beati nel secolo a venire.

E cosa certa, che se tutto il bene disperso in tutti gli uomini, fosse adunato in un solo, non sarebbe capace di renderlo molto felice. All’opposto, se tutte le calamità di tutta la specie venissero a carricare una sola Persona, la sarebbono una infelicissima Creatura.

Metatestualità► La seguente Lettera, che non è una Composizione all’aria, come ho moti-[152]vo di credere, benche sottoscritta con un nome supposto, mi ha somministrata la occasione di tessere questo soggetto. Eccola tale quale l’ho ricevuta. ◀Metatestualità

Livello 3► Lettera/Lettera al direttore► Metatestualità► Sig. Filosofo. ◀Metatestualità

Io sono nel numero delle vostre discepole; e cerco di praticare le vostre massime; il che vi disporrà senza dubbio a compatire il mio stato, che vi espongo in poche righe. Livello 4► Racconto generale► Sono trè anni in circa, che un Cavalliere, le di cui qualità, voi stesso, mi assicuro, avreste approvate, mi corteggiava, col pensiero di sposarmi. Avea tutto il desiderabile merito, ma perche non vi corrispondeano i beni della Fortuna, i miei Parenti, che per altro l’aveano in tutta la stima, non vollero ammettere la sua passione soddisfacendosi ammendue. Per me ero rassegnata assolutamente alla condotta di quelli, che aveano più di me cognizione del mondo; vivevo però sempre colla speranza, di qualche favorevole congiontura, che mi dovesse rendere felice coll’uomo, che nel mio cuore preferivo a tutta la terra; rissoluta, quando non potessi ottenerlo, di non ammetterne mai verun altro. Sono poco più di trè mesi, che ricevetti una delle sue Lettere, nella quale mi avvisava d’aver’egli fatta una considerabile eredità, per la morte d’un suo [153] Zio. soggiongendo, che non ne provava contento, se non sulla speranza si rimovessero con questo tutti gli ostacoli alla nostra vicendevole contentezza. Vi lascio considerare, mio Sig. quali furono i mie trasporti alla vista di questa Lettera, che fù seguita da molte altre, piene di que’segni di tenerezza, e di soddisfazione, che nissuno al mondo potea meglio provare, nè esprimere di lui stesso. Ma ahi! avrò io forza di scriverlo! Per la Posta della settimana passata ebbi Lettera da uno de’suoi più confidenti amici, in cui m’annunciava, che lo sfortunato Cavalliere, dopo avere regolati li suoi affari, sul punto di venire, oh Dio!, una Febbre di pochi giorni, l’avea tolto dal mondo. Non saprei esprimervi il dolore, che mi opprime benche mi appigli agl’esercizi di Pietà, e di divozione. I buoni, e salutari arricordi, che sovente date al pubblico, mi lusingano di priegarvi a fare un atto di straordinaria carità, porgendomi il vostro soccorso, in una congiontura sì dolorosa. Se dopo avere letta la mia Lettera vi ritrovaste di umore per i scherzi, e per le burle; in vece di compartirmi le vostre consolationi, consegnatela alle fiamme, nè più vi pensate. ◀Racconto generale ◀Livello 4 Ma se siete sensibile alla mia disgrazia, il di cui peso, vi confesso, è sopra le mie forze, i vostri consegli ponno molto giovarmi a soffrirla [154] ed abbligheranno infinitamente l’afflitta

Metatestualità► Eleonora. ◀Metatestualità ◀Lettera/Lettera al direttore ◀Livello 3

Un roverscio in Amore è più difficile d’ogn’altro da sopportarsi.

La stessa passione intenerisce, e sorprende il cuore, in maniera, che non è in istato di soffrire le rilevanti disgrazie. Negli altri accidenti lo spirito in se stesso raccolto, ne sostiene la scossa con tutta la sua naturale fortezza, ma un Cuore amante è abbattuto da fondamenti; e crolla sotto l’impeto degli assalti, che attaccano la sua favorita passione.

Nelle ordinarie afflizioni della vita si cerca sollievo dalla lettura de’Libri morali, che in fatti ponno essere allora d’un grande soccorso. Un Autore di qualche credito non approva tale metodo: vorrebbe si leggessero de’libri piacevoli capaci di eccitare l’allegrezza nell’animo; e s’immagina, che D. Chisiotte solleverebbe un cuore abbattuto, più d’un Plutarco, o d’un Seneca, sotto il pretesto ch’è più facile la diversione della vittoria. Si danno, è vero de’Temperamenti, ai quali tale divertimento puol essere di qualche uso. Per me ricorrerei più tosto agli Autori d’altra specie; a quelli cioè, che somministrano esempli di tutte le calamità, alle [155] quali si ritrova quì a basso esposta la natura umana.

Se la nostra afflizione è di peso estremo, abbiamo di che consolarsi, mentre ve ne sono molti altri, che con più merito, e con maggiore virtù sopportano quanto noi duriamo fatica nel tollerare. Se la nostra afflizione è leggera, abbiamo minor pena a consolarci, avvegna che si da una infinità d’infelici più di noi aggravati. Una perdita nel traffico; una grave malettia; la morte d’un Amico, sono disgrazie sì deboli, paragonate, cogl’interi Regni ridotti in cenere colle Città saccheggiate; colli Forzati di Gallera; co’que’miserabili, che gemono frà le catene; e con tutti que’disastri, che perseguitano la natura umana, che dovremmo vergognarci a piegare sotto tali colpi della Fortuna.

Si arricordi la Inconsolabile Eleonora, che alla ora stessa, in cui sospira, per lo suo defonto Amante, vi sono delle Persone, in diverse parti del mondo, sul punto ch’essere assorbite dal mare, con un naufraggio; delle altre, che, ridotte alle agonie di morte chieggono grazia, e misericordia, nella loro differita penitenza; delle altre, che spirano frà i tormenti d’un infame supplicio; o frà le angustie d’una irreparabile e dura calamità; ed allora ritroverà, che le sue afflizioni s’impiccioliranno, [156] a fronte di quelle, che sono più terribili, e più spaventose.

Vorrei in oltre considerasse, che ciò le comparisce oggi la maggiore di tutte le disgrazie, non è forse tale in se stessa.

Per lo meno io non dubito, che le nostre anime separate dal corpo, non abbino delle idee assai differenti da quelle, che noi abbiamo in questo mondo; e le cose, che noi oggi batteziamo col titolo d’infortunj, e roverscj, non si ritrovino al fine del conto Benedizioni, e Grazie.

Finalmente le anime inclinate alla Pietà, e che vi ritrovano il loro asilo nelle afflizioni, rimarrano incoraggite da un esempio degno di rifflessione, che rifferirò nel seguente Foglio, come narratomi da un Sacerdote, in occasione de’miei viaggi. Quest’Avventura di due Persone, che teneramente si amavano, potrà servire per far vedere, che la Religione ha una grande influenza, anzi è l’unica e più sicura, per calmare il turbine della afflitta Eleonora. ◀Livello 2 ◀Livello 1