Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione LXXXIX", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\089 (1728), S. 146-150, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.225 [aufgerufen am: ].


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Lezione LXXXIX

Alle Persone Incostanti.

Zitat/Motto► Servetur ad imum
Qualis ab icepto processerit, & sibi constet.

Hor. A. P. 126. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Non vi è niente di sotto al peccato, che renda un Uomo più dispregevole agli occhj del mondo, della Incostanza, particolarmente, in fatto di fazioni politiche. Benchè uno allora forse adempia il suo dovere, si attrae non solamente l’odio di quelli, che abbandona, ma nè meno guadagna quasi mai la stima di quelli ai qualli si unisce.

Bisogna dunque in un passo sì considerabile essere pienamente convinto; e che non si possa sospettare vi si ritrovino temporali vantaggj, altramente il mondo è abbastanza maligno per credere, ch’egli non agisca in questo, mosso dalla cognizione della causa, ma dalla speranza dell’interesse.

La irresolutezza poi, sopra il genere della vita che si dee menare, e la incostanza nel proseguirlo, sono le cagioni più universali delle nostre inquietezze, e delle nostre disgrazie. Quando l’ambizione ci strascina da una parte; l’in-[147]teresse dall’altra; l’Inclinazione da un altra: e la Ragione viene per avventura ad opporsi al tutto, uno, che ha tanti Partiti da pigliare, non puole, che passare malamente il tempo. Allorche la mente bilancia trà diversi oggetti, sarebbe meglio il determinarsi per quello, che non pare assolutamente il migliore, che invecchiare nella incertezza; ed escire dal mondo, come fà la maggior parte degli Uomini, pria che abbino determinata la loro maniera di vivere. Se fossimo efficacemente rissoluti di regolarci coi lumi della ragione, senza riguardo veruno alle Ricchezze, alla Riputazione, o ad’ altri vantaggi di questa natura, quando questi non si accordino col nostro fine primario, potremmo godere una vita dolce, e tranquilla; ma se opriamo per differenti mire, e non contenti della virtù, vogliamo essere ricchi, popolari, e tutto ciò, che viene stimato dal mondo, vivremo, e morremo nella miseria, e nel pentimento.

Dovremmo con particolare attenzione munirci contro questo debole, poichè la inclinazione vi ci strascina con violenza; e se si esamina da vicino, si ritroverà, che siamo le Creature più incostanti dell’universo. Per quello riguarda l’Intelletto abbracciamo, e rigettiamo, bene spesso le stesse opinioni. La dove le Creature, che sono di sopra o di sotto da noi, o non ne hanno ve-[148]runa o almeno non vacillano sotto la incertezza. Le prime sono guidate dalla innalterabile, ed intima vista degli oggetti; e le altre dal naturale istinto. Per quello riguarda la volontà, caddiamo nella colpa, e ci rileviamo; doventiamo amabili, o degni di odio agli occhj nostro Giudice supremo, e passiamo tutta la nostra vita nell’offenderlo, e nel chiedergli perdono. All’opposto, le creature a noi inferiori, mai ponno peccare; nè le superiori pentirsi. Le prime sono incapaci di verun dovere; le altre sono fisse a vivere eternamente, o nella Colpa, o nella Virtù.

Appena vi è stato, o età della vita, che non produca rivoluzioni nell’animo umano. L’idee della Fanciullezza si perdono in quelle della Gioventù; Le une, e le altre pigliano un nuovo giro nella virilità, fino a tanto che la vecchiezza, ci riconduce al nostro stato primiero. Un nuovo Titolo, un inaspettato accidente ci getta fuori di noi stessi; e distrugge, in qualche maniera, la nostra identità. Il fosco d’un giorno nebbioso qualche picciolo raggio del sole hanno tanta influenza sopra il nostro Corpo, quanta un male, o un bene reale. Un sogno ci metamorfosa, e roverscia il nostro stato fino, che dura. Ciascuna Passione, senza parlare della sanità, o delle malattie, nè delle maggiori alterazioni, che accadono al corpo, o [149] all’anima, ci rende quasi differenti da quelle eramo. Se questo debole ci distingue dalle Creature, che sono sopra, o sotto di noi, quale idea si dee avere di quegli Uomini, che si fanno distinguere in questo frà gl’individui della loro specie. Non vi è Carattere più vile di quello d’essere uno de’più incostanti della specie più incostante, che sia nell’Universo. Massimamente, perche il modello della Perfezione non ha una minima ombra di cambiamento; ciò ch’era hieri, è anche oggi, e sarà eternamente.

Questo umore variabile, e questa perpetua contradizione con se medesimo, ch’è la maggiore debolezza della natura umana, rende più ridicolo chi n’è intaccato di quello faccia ogn’altro difetto, lo espone sotto una infinità di figure grotesche; e lo distingue da lui medesimo, colla opposizione di molti Caratteri varj. Il più piacevole Carattere, che si ritrovi in Omero, è fondato su questa inegualità di umore; e su questa irregolare condotta. Chi lo desidera in Latino, lo legga nell’Auttore. Lib. I. Sat. 111. 3–19. Che fra tanto io lo trasportarò in volgare.

Ebene 3► Allgemeine Erzählung► Tigellio era un uomo raro in questo genere. Cesare, benche fosse Cesare, non avea più potere sopra di, che un altro per quanto lo scongiurasse di cantare, per l’amore, che suo Padre avea nodrito [150] per lui; e per quello gli portava egli stesso. Ma quando gliene veniva la fantasia, v’intonava una lenzone Bacchica, facendo ora l’alto, ora il basso; nè finiva così presto. Ne avevate per tutto il pasto, egli era la stessa incostanza; correa sovente con tutta velocità, come se l’avesse perseguitato il nemico; e sovente caminava a passi numerati, come le Figlie, che portavano in cerimonia i vasi destinati ai segrificj di Giunone. Avea alle volte duecento schiavi; e qualche volta non ne avea che dieci. Alle volte fea l’uomo d’importanza, non parlando, che de’Principi e de’gran Signori; pensava poscia di pigliare un tenore più modesto. Ahi, dicea, una picciola tavola di trè piedi; un poco di sale dentro un guscio; un abito di grosso panno per l’Inverno: ecco quanto mi fa’ bisogno. Chi avesse donate quattro milla doppie a questo buon ecconomo, dopo trè giorni, non avrebbe avuto un soldo. Dormiva tutto il giorno, e vegliava tutta la notte. Non si è mai veduto un Uomo sì ineguale, nè sì bizarro. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1