Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione LXXXI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\081 (1728), S. 94-101, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.217 [aufgerufen am: ].


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Lezione LXXXI

A Letterati, sopra le Favole.

Metatextualität► Scimus proferre similia veritati mendacia. Hos.
Sic, puram quando volumus dicere veritatatem.

Hesiod. Theog. X. 27. ◀Metatextualität

Ebene 2► Le Favole sono i primi frutti d’ingegno, che siano comparsi al mondo. Sono sempre state in molta stima, non solamente ne’tempi della piu grande semplicità, ma eziandio ne’secoli più politi: Ebene 3► Exemplum► quella di Joatam sopra gli Alberi, è la più antica, che si ritrovi, e bella al pari d’ogn’altra, che sia dopo comparsa nel mondo. Quella del Profe-[95]ta Natan d’un pover’uomo, e della sua pecora, poco meno antica, ebbe si buon effetto, che servì ad istruire un gran’Prencipe, senza offenderlo; ed a ridurre l’uomo secondo il cuore di Dio, ad un giusto sentimento della sua colpa, e del suo dovere. Ritroviamo Esopo ne’secoli più rimoti della Grecia: e se rivoltiamo gli occhj sopra la Romana Repubblica, quando era nella sua adolescenza, vedremo calmarvisi una popolare sedizione, colla narrativa d’una Favola, che supponea una guerra intestina trà le membra del corpo umano. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Tal’emblema non potea, che attraere l’attenzione d’uno sfrenato Popolaccio, capace di tagliare in pezzi ogn’uno, che avesse voluto predicargli la stessa Dottrina in termini scoperti, e diretti. Se l’uso delle Favole si è introdotto, collo studio delle Scienze, e delle arti civili, si può dire che non sia mai tanto fiorito, che quando il sapere è salito al segno più elevato. Rimarremo convinti, se riccorreremo ad’Orazio il migliore Critico, ed il più bell’ingegno, che risplendesse nel Secolo di Augusto.

Metatextualität► Le Favole, delle quali ora parlo, non introducono sulla Scena, che Bestie, e vegetabili, col framischiarvi, di tempo in tempo, qualcuno della nostra specie, quando la moralità il richiede. ◀Metatextualität

Vi è un’altra sorta di Favole, nelle quali le passioni, le virtù, i vizj, ed al-[96]tre qualità di questa natura, personalizate fanno la loro parte. Alcuni degli Antichi Critici pretendono, che l’Iliade, e l’ode di Omero sieno Favole di quest’ordine; e che i differenti nomi de’suoi Dei, e de suoi Eroi, non siano, che le affezioni dell’animo vestite di forma umana; e con un visibile carattere. Ebene 3► Exemplum► Ci dicono al proposito, che Achille nel I. Libro dell’Iliade rappresenta la collera, o l’appetito irascibile del cuore umano. Pallade, che lo censura, e gli porge conseglj, quando in piena addunanza, cava la spada contro il di lui superiore, non dissegna che la sapienza, e la Prudenza, e perciò gli tocca subito il capo, seggio della Ragione: così allegorizzano tutto il rimanente del Poema. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Per quello riguarda l’ode io non dubito, che Orazio noll’abbi pigliata per una di codeste Favole allegoriche; avvegnache ci da la morale di molti passi, che vi si ritrovano. Se si esaminano i più celebri scrittori, in prosa, dell’antichità, a grazia d’esempio, Cicerone, Platone, Xenofone, e diversi altri, si vedrà che questa specie di Favola era il loro genere favorito. Che che ne sia; la prima di quest’ordine, che pigliasse qualche voga nel mondo, fù quella di Ercole, che rappresenta il Piacere, e la virtù. Prodico, che vivea prima di Socrate, ed allora, che principiando a comparire i primi raggi della Filosofia, l’aveano inventa-[97]ta. Colla occasione di questa Favola viaggiava per tutta la Grecia, dov’era ricevuto, a braccia aperte. Subito che arrivava in qualche Città, si portava alla pubblica Piazza, ed appena raunato qualche numero d’uditori, vendea loro la sua Allegoria.

Dopo questa breve, o longa Prefazione, da me composta de’materiali, che mi sono capitati alla mente; prima di raccontare una Favola di questa specie, che dee servire di trattenimento nel presente Foglio, ne segnerò qui la occasione, in poche parole.

Quando Platone ci parla della morte di Socrate, ci dice, che, assiso in mezzo a suoi Discepoli, dopo che se gli erano levati li Ferri da’piedi, nel giorno stesso della esecuzione, come si praticava verso le Persone condennate all’ultimo supplicio, pose una gamba sopra l’altra, con un aria assai tranquilla, e grattò il luoco dove i Ferri l’aveano offeso. Aggiogne, che, sia o perche volesse mostrare la indefferenza, con cui rimirava la sua vicina morte; o perche, giusta il suo costume volesse pigliare occasione da tutto ciò, che se gli offeriva, di parlare sopra qualche cosa di utile, rifflette che sentia piacere nel friccarsi quel luogo stesso, dove il ferro gli avea cagionato tanto dolore. Sù questo proposito discorre della natura del Piacere, e del Dolore, in generale, sen-[98]za ometere, che si succedono a vicenda; viene indi a dire, che un uomo d’un ingegno proprio per la Favola, volesse rappresentare sotto questo velo la natura del piacere e del dolore, vi sarebbe grande apparenza, che gli unirebbe assieme, in tale maniera, che non mostrarebbe mai uno in veruna parte, senza che l’altro da vicino non lo seguisse.

Supposto, che Platone avesse ritrovato a proposito il dipingerci quì Socrateimpegnato in un simile Discorso, benche poco convenevole ad una sì infelice occasione, non avrebbe lasciato senza dubbio di apprezzare questo suo pensiero; e di formarne una bella Allegoria. Metatextualität► Ma già che egli non l’ha fatto, mi proverò di componerne una io stesso sulla idea di questo Auttore insigne. ◀Metatextualität

Ebene 3► Allegorie► „Vi erano, fino dal principio del mondo due Famiglie, tanto opposte l’una a l’altra, quanto la luce, e le tenebre. L’una abbitava nel Cielo, l’altra nell’Inferno. Il più giovane di tutti li discendenti della prima Famiglia era il Piacere, che dovea la sua nascita alla Felicità, figlia della virtù, che traea la sua origine dalli Dei. L’ultimo germoglio dell’altra Famiglia era il Dolore Figlio della Miseria; generato dal Vizio ch’era prodotto dalle Furie.

Frà il Cielo, e l’Inferno, dove [99] soggiornavano queste due Famiglie, vi era di mezzo la terra abbitata da Creature d’una specie mezzana; che non erano, ne si virtuose come gli uni; ne così viziose come gli altri; ma che partecipavano delle buone, e delle cattive qualità delle due Famiglie opposte. Giove, appena ebbe considerato, che questa ultima specie, la quale comunemente si chiama umana, avea troppo virtù, per essere dispregievole, e troppo vizio per essere felice, a fine di poter distinguere i buoni da’cattivi, ordinò al Piacere, ed al Dolore di portarsi sopra la terra, con promessa, che ne disporrebbe la sua parte in favore dell’uno e dell’altro, purche potessero convenire nella divisione.

Subito, che il Piacere, el Dolore, si ritrovarono in questo nuovo soggiorno, vennero d’accordo, che il primo governerebbe i Buoni; e l’altro dominarebbe i Cattivi; ma quando vennero all’esame degl’individui, che doveano loro toccare, si ritrovò, che l’un’e l’altro, aveano qualche diritto sopra ciascuno; poiche all’opposto di ciò, che aveano osservato nelle loro antiche dimore, non vi era alcuna Persona si viziosa, che non avesse qualche cosa di buono; nè si virtuosa, che non avesse qualche difetto. È cosa certa, che dopo una [100] lunga discussione ritrovarono in generale, che nell’uomo più abbandonato al vizio il Piacere potea pretendere ad una centesima; e che nell’uomo il più illustre per la virtù, il Dolore potea aspirare per lo meno a due terzi della sua vita. Si avvidero subito, che questo cagionerebbe delle infinite dispute frà di loro, se non venivano a qualche accomodamento; di maniera che, per vivere di buona intelligenza, ferono indissolubile lega insieme. Da questo viene, che il Piacere, ed il Dolore si danno sempre la mano, e fanno sempre insieme le loro visite nel medesimo tempo; o l’uno non tarda gran cosa dopo l’altro. Se il Dolore s’impossessa di qualcuno il Piacere succede ben presto; e se il Piacere arriva il primo, fate conto, che il Dolore non è troppo lontano.”

Benche questa Lega fosse assai convenevole alle due Parti interessate, non corrispondea all’intenzione ch’avea Giove quando li mandò ad abbitare la Terra. Per rimediare dunque all’abuso, fù stipolato, di consenso dell’una e dell’altra Famiglia, che se malgrado l’impero, che questa copia esercitava sopra la specie umana, si ritrovava in qualche Individuo, che venisse a morire una certa quantità di male, sarebbe mandato nelle Regioni infernali, munito d’un [101] Passaporto del Dolore, per soggionarvi colla Miseria, col Vizio, e colle Furie; o, al contrario, se avea una certa quantità di bene, facendolo pria passare per certo Crucciolo, che gli togliesse ogni macchia di male, quando pria di morire non abbi avuta l’attenzione di purgarsene, con esatezza. Sarebbe ammesso in Cielo, con un Passaporto del Piacere alla mano, per abbitarvi, colla Felicità, colla virtù e colli Dei. ◀Allegorie ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1