Référence bibliographique: Cesare Frasponi (Éd.): "Lezione LXVI", dans: Il Filosofo alla Moda, Vol.2\066 (1728), pp. 5-10, édité dans: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Éd.): Les "Spectators" dans le contexte international. Édition numérique, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.202 [consulté le: ].


Niveau 1►

Lezione LXVI

A Nobili ambiziosi angustiati da debiti.

Citation/Devise► Quem tenet argenti sitis importuna, famesque
Quem paupertatis pudor, & fuga
.

Hor. L. I. ep. XVIII. 23. ◀Citation/Devise

Niveau 2► La Economia nelle spese produce lo stesso effetto sopra i beni che fa la educazione sopra i costumi: Si dà una pretesa convenienza, per l’una e per l’altra, che in vece di mettere in istima quelli, che la osservano, li rende infelici, e dispreggievoli. Niveau 3► Exemplum► Ebbimo jeri a pranzo quì in Campagna, presso il Cavaliere, che mi favorisce, una truppa di que’Gentiluomini, che dopo il pasto, mantengono la conversazione col bere. Ven’era uno fra gli altri d’assai buona mina, che mi parve più sollecito di ciascun’altro nel vuotare il bicchiero; con tutto ciò, non mostrava [6] di ritrovarvi piacere. A misura, che il vino gli riscaldava il capo, restava più offeso da tutto ciò, che udiva; e quanto più s’avvicinava alla ubriachezza, tanto più diventava di cattivo umore. M’accorsi però, che il suo traverso nascea più tosto da qualche tarlo segreto, che da veruno disgusto potesse dalla compagnia ricevere. In fatti, poco dopo intesi, ch’egli era tanto ricco, quanto indebitato. Questo lo rendea sì fastidioso; il vedere, cioè, impegnata buona parte delle sue rendite annuali a pagare grossi interessi; non potendo liberarsi da questo peso, che colla vendita di qualche podere. Un principio di sciocca vanità, di non alienare veruno stabile della Famiglia, gli fa passare molte intere notti senza dormire; lo tiene in continue agitazioni; lo espone al pericolo di ricevere, ad ogni ora, qualche affronto; ed a cent’altri imbarazzi. Soffre i tormenti della povertà, per la riputazione di non comparire meno ricco. In sua casa si fa una Tavola abbondante, ma servita in una maniera, che non ha, dirò, del naturale. In tutto vi apparisce un non sò che di mancanza; non vi è niente, in cui non vi si scuopra una indigenza occulta ed una magnifica povertà. In vece di quell’aria propria, e ridente, da cui viene condita la Tavola d’un cavalliere, che la misura colle sue rendite, non si vede [7] ne’servidori, che delle maniere licenziose, e dissipate. ◀Exemplum ◀Niveau 3

La condotta di questo Cavalliere, benche assai ordinaria, è tanto ridicola: quanto sarebbe quella d’un Capitano, che volesse custodire lunghe linee di circonvallazione con pochi soldati. Sostenere la figura, e la spesa di ricco sopra le proprie rendite; e far coltivare de’campi per darne il frutto ad altri, è la più impertinente di tutte le vanità; abbortirà finalmente in disonore di chi la nodrisce. Con tutto ciò, si scorra tutta l’Italia, per non dire tutta l’Europa, e si ritroverà, che molte Famiglie, che vantano condizione civile, sono colpevoli di sì stravagante condotta; di voler comparire quelle, che in fatti non sono; la dove un opposto contegno li metterebbe in brieve sul piè in, cui bramano d’essere tenuti dal mondo.

Niveau 3► Récit général► Laerte ha diecimilla Scudi d’entrata; ne ha ippoteccati trè milla, nè vi è mezzo di convincelro (sic.), che s’egli vendesse tanto de suoi stabili, che fosse bastante a purgarsi da tale debito, ne risparmierebbe almeno il quattro per cento, che dona alla propria vanità. Se Laerte s’appigliasse a questo partito, viverebbe à suo bell’aggio; ma allora Tiro Gentiluomo di quattro giorni, che ha sei milla scudi d’entrata, sarebbe quanto egli ricco. Più tosto, che soffrire questa indegna uguaglianza, Laerte con-[8]tinua a mettere al mondo de’nobili mendici, ed a carricarsi d’aggravj senza voler prevedere lo stato infelice, a cui verranno ridotti.

Laerte, e Tiro sono vicini: L’uno detesta le maniere, ed i principj dell’altro. Tiro teme la Povertà, Laerte ne ha vergogna. Benchè oprino con motivi che molto si rassomigliano, e che si ponno ridurre a quello del rimirare, che ammendue fanno la Povertà come il maggiore di tutti i mali, si può dire non ostante, che la loro condotta è del tutto opposta. La vergogna della Povertà fa che Laerte si rovina con inutili equipaggi, con vani dispendj, e con isfarzosi conviti: Il timore della Povertà fa che Tiro non ha servidori, vende da sè il proprio grano; sta sempre assistente a’suoi Lavoratori, e bene spesso, egli medesimo mette mano all’opre. La vergogna della Povertà fa che Laerte, ogni dì più se le avvicini. Il timore della Povertà fa che Tiro, ad ogn’ora più se ne allontani. ◀Récit général ◀Niveau 3

Questi differenti motivi producono l’eccesso, in cui cadono quelli che trascurano il loro interesse, e quelli, che vi prestano tropp’attenzione. Le usure, i monopoglj, le estorsioni, e le Rapine, traggono la loro sorgente dal timore della Povertà: la ostentazione, la dissolutezza, e la Prodigalità vengono dalla vergogna della Povertà: L’una, [9] e l’altra di queste condotte sono indegne d’una ragionevole Creatura. Dopo avere addunato di che mantenersi onestamente, a misura del nostro stato, la ricerca del superfluo, non è vizio meno ridicolo, di quello sarebbe la trascuratezza del necessario.

Non sarebbe, per tanto, una cattiva massima, che ciascuno si prefiggesse di non fare degli acquisti sopra una conveniente entrata, lasciando alla Providenza il di più, che potesse venire. In questa maniera, si potrebbe mettere l’animo in calma, senza invidiare le fortune de’superiori, ne’dispregiare la bassezza degl’inferiori. Questo sarebbe un navigare colla Bussola, ed un vivere, con qualche misurato dissegno. Ma l’impegnarsi ogni giorno in mille fastidiosi partiti per accumulare richezze, e munirsi contro i meno verisimili traversi della fortuna, egli è un rendersi semplice machina del mecanismo, senza che il buon senno ci serva di guida, ed un lasciarsi strascinare da una specie di acquistato istinto verso oggetti indegni della nostra stima. Metatextualité► La dolcezza, che io godo presso il mio ricco Albergatore, per alcune settimane in Campagna, potrebbe aver’eccittate nella mia mente, delle idee sì proprie alla maggior parte degli uomini. Ma occupato a scrivere sotto una cuppola gradita di vite, frondosa ed attorniato da dili-[10]ziose vedute, mi ritrovo molto disposto a continuare nel mio stato felice, lontano dalle pompose aggitazioni del mondo, ed a vivere il rimanente de’miei giorni da Filosofo. ◀Metatextualité ◀Niveau 2 ◀Niveau 1