Il Filosofo alla Moda: Lezione LXII

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Niveau 1

Lezione LXII

Alli Moderni Oziosi.

Citation/Devise

Nos numerus sumus, & fruges consumere nati,
Sponsi Penelope, Nebulones, Alcinoique.
In cute curanda plus equo operata Iuventus:
Cui pulcrum fuit in medio dormire dies, &
ad strepitum citbaræ cessatum ducere curam.

Hor.~i L. I. Ep.~i II. 27.

Niveau 2

Lettre/Lettre au directeur

Metatextualité

Sig. Filosofo

Niveau 3

Exemple

Augusto poche ore prima della sua morte, interpellò i suoi Amici che lo circondavano, se credeano, ch’egli avesse fatto bene il suo personaggio al mondo, questi gli dierono una risposta degna del suo gran merito; ed egli soggionse “Permettetemi dunque che io mi ritiri co’vostri applausi. Espressione usitata dagli Attori Romani quando si ritiravano al fine d’un’Opera.
Bramerei che ciascuno mentre si ritrova in piena sanità, volesse riflettere sopra la qualità del Personaggio che si è impegnato di rappresentare al Mondo, e sopra l’idea che lascierà della sua condotta a quelli che verranno dopo di lui. Vorrei ch’esaminasse se meritava di venire al Mondo per farvi quella figura, se il personaggio che fà è conforme alla dignità d’una ragionevole creatura; in somma s’egli è approvato in questa vita, e se gli sarà vantagioso nel Secolo avenire. Vorrei, dissi; che il Parascito, o il Buffone, il Satirico, o il Crapulone considerasse egli stesso, qual onore glie ne risulterà se si dirà di lui, dopo che il suo corpo sarà in sepoltura, e la sua anima si ritroverà, Dio sà dove. Che già mai Uomo del suo Paese è stato di sì buon pasto, che avea un meraviglioso talento per mettere in ridicolo i suoi amici, che nessuno lo sorpassava nel vibrare uno scherzo maligno; o che mai si corricava senza avere pria allegerito il suo terzo fiasco. Quì vanno a terminare per l’ordinario le nostre Orazioni funebri, e gli eloggj che si danno a quelli ch’ebbero della riputazione, e che ferono qualche figura nel Mondo. Se si getta l’occhio sopra il grosso della nostra specie, si vedrà che pochissimi meritano si abbi memoria di loro, un momento dopo la loro morte. Non lasciano traccia veruna della loro essistenza: e si pongono in oblivione, come se non fossero mai stati. Non sono desiderati, nè da’Poveri, nè da’Ricchi; nè i Sapienti si applicano a celebrare la loro memoria. La communità non ne avea bisogno, ed i particolari poteano fare senza di loro. Le loro azioni non sono di verun uso per lo genere Umano, e le Creature di ordine assai inferiore, poteano fare lo stesso.

Niveau 3

Récit général

L’altra sera al Ridotto un Cavaliere ci parlò d’un bravo Cittadino morto da pochi giorni; questi che si stimava di maggiore conseguenza di quello comparisse agli occhi degli altri, avea fatto da qualche anno un giornale della sua vita. il Cavaliere ce ne mostrò una settimana dove osservai certi capi, che hanno tanta corrispondenza colle azioni machinali, o innutili delle quali ora parlo, che ne darò quì una copia esatta a miei Leggitori, facendo loro prima sapere che il Defonto allevato in sua gioventù al traffico, non ritrovandosi proprio per tali affari l’abbandonò, e visse dopo molti anni con una tenue eredità.

Niveau 4

Exemple

Lunedì a 13. ore mi sono vestito, ed ho fatta una passeggiata in Sala – alle 14. mi sono legati i centurini, e lavate le mani – alle 15. 16. ed a mezzo dì ho fumate trè pippe di Verginia ho letto i foglietti. Gli affari del Nord vanno male. L’opinione del Signore Nisbo~i al proposito – alle 18. ho bravato a Rodolfo~i, perche ha perduta la mia Tabacchiera. – Alle 19. mi sono posto a Tavola per disnare. Troppo uva passa nel Boldone, e niente di sangue Porcino. – Dalle 20. ore sino alle 21. ho riposato. – Dalle 21. sino alle 23. ho passeggiato fuori della Città ne’Prati. Il vento da Sirocco. – Dalle 22. sino alle 3. della notte, sono stato al Ridotto. L’opinione del Signor Nisbo~i sopra la Pace. – Alle ore tre sono andato a letto, ed ho profondamente dormito. Martedì alle 13. mi sono levato giusta il mio ordinario. Alle 14. mi sono lavate le mani, el viso, fatta la barba, ed ho pigliate le mie Scarpe da due suole. – A 15. 16. & a mezzo dì ho fatta una passeggiata sulle mura. – Alle 18. ho bevuto una Foglietta di vino esquisito presso la buona Donna Cobe~i. – Tra le 19. e le 20. ritornato dalla mia passeggiata, ho mangiato a pranzo un coscetto di Vitello col Lardo, i broccoli vi mancavano. – Alle 21. a dormire secondo il mio ordinario. Dalle ore 22. sino alle 24. sono stato al Caffè. Lette le nuove. Bevuta una chicara di Caffè mescolato col Thè. Il gran Visir strangolato. – Dalle ore 24. sino alle 4. della notte sono stato al Ridotto. Discorso del Signor Nisbo~i sopra il gran Turco. Alle ore 4. sognato sopra il gran Visir. Sono molto interrotto. Mercordì a ore 13. l’arrione d’un Fibia delle mie Scarpe si è rotta. Lavate le mani, e non il viso. – A 14. pagagato (sic.) il conto del Beccajo. Che dee far buono per l’ultimo saldo. – Alle 15. e 16. Al Caffè. Gl’imbroglj crescono nel Nord. Un forastiero con Perucca nera mi ha dimandato come andavano i fondi publici. – Fino alle 18. Passeggiato fuori della Città. – Fino alle 19. Fumato una Pipa di Tabacco. – Alle 19. Pranzato giusta il mio solito. Ho avuto buon appetito. – Alle 20. il mio sonno interrotto dalla caduta d’un piatto di stagno. La Cuoga, e diventata inamorata, trascura molto il suo dovere. – Dalle 21. fino alle 13. al Caffè. Gli avvisi delle Smirne portano che il gran Visir fu strangolato, indi subito decapitato. – Alle 24. sono stato al Ridotto una mezz’ora avanti che alcuno vi capitasse. Il Signor Nisbo~i crede che il gran Visir non sia stato strangolato alli 6. questo mese – Alle 4. a Letto. Dormito senza svegliarmi sino alle 14. Giovedì a ore 14. restato in Casa sino a due ore dopo mezzo dì per aspettarci il Cavalier Timoteo~i. Non mi ha portati gl’interessi del mio Capitale perduto, come mi avea promesso. – Alle 19. mi sono portato a Tavola por (sic.) disnare. Molto poco appetito. Il Vino ha pigliato il puntino. Il Manzo troppo salato. – A 20. ore non ho possuto riposare giusta il mio ordinario. – Alle 21. e 22. Dato uno schiaffo a Rodolfo~i. Lasciata la Cuoca, mandato un Mesto al Cavalier Timoteo~i. Non sono stato al Ridotto. Sono andato a Letto a 3. ore. Venerdì passata la mattina nel pensare alla negligenza del Cavaliere Timoteo~i, ch’è ritornato a Casa un quarto d’ora avanti mezzo dì. – A mezzo dì. Comprato un Pomolo nuovo per la mia Canna, ed un puntale per la mia Spada. Bevuto un Bichiero di vino bianco coll’assintio per ricuperare l’appetito. – Alle 19. e 20. Disnato, e ben riposato. – Dalle 21. sino alle 23. sono stasto (sic.) al Caffè. Vi ho ritrovato il Signor Nisbo~i. Fumate molte pipe. Il Signor Nisbo crede che il Caffè col Zuccaro, non sia punto buono per la testa. – Alle 23. mi portai al Ridotto, e mi vi fermai molto tardo. – A mezza notte dopo che fui a letto, mi parve ne’miei sogni che io bevessi col gran Visir. Sabbato svegliato alle 10. Andai a fare un giro ne’Prati. Il vento da Tramontana. – Il mezzo dì fui sorpreso da una gran pioggia. – A 18. ore ritornato a Casa feci asciugare i miei abiti. – Alle 19. Il Signor Nisbo~i pranzò meco. Il primo piatto su un piatto d’ossa di Manzo pieno di Medolle. Il secondo un muso di Porco, con un Fiasco di Vino di Portogallo. – A 20. ore a dormire, che portai troppo in longo. – Alle 23. mi portai al Ridotto. Poco vi mancò che non cadessi in una Chiavica. Il gran Visir e sicuramente morto.
Non dubito che i miei Leggitori non rimangano molto sorpresi, nell’osservare che il nostro giornalista avesse tanta cura d’una vita, carica di sì piccoli accidenti; e che avesse fatto sì poco progresso nella virtù. Contuttociò s’esamineranno la condotta di quelli che giornalmente si veggono, troveranno che la maggior parte del loro tempo resta consummato, nel mangiare, bere e dormire. Non dico già che un Uomo perda il tempo, quando non l’impieghi ne’publici affari, o in una continua sequela di azioni gloriose. Nò, anzi ritrovo che sovente riesce più utile il praticare la virtù in segreto, con poco rumore, di quello sia l’appigliarsi ad azioni fastose per attraersi gli occhi di tutto il Mondo. Può rendersi più saggio, e più attivo, in varie maniere di esercitarsi di nascosto dal publico. Si ponno eziandio meritare degli eloggj senza fracasso, e senza ostentazione. Vorrei finalmente che ciascuno de miei Leggitori si pigliasse l’aggio di formare un giornale della sua vita durante lo spazio d’una settimana. Un tale registro mostrerebbe loro lo stato in cui si ritrovano, e servirebbe loro di guida per l’avvenire. Rimetterebbono, un giorno ciò che avessero ommesso nell’altro, e meglio peserebbono quelle azioni che loro pajono indifferenti, e perciò le pongono subito in dimenticanza; non ostante dovranno renderne conto.