Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione LVIII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.1\058 (1728), S. 363-368, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.184 [aufgerufen am: ].


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Lezione LVIII

Alle Donne ciarlere.

Zitat/Motto► Numquam gratiosè loqui permittunt.

Hes. Theeg. V. 39. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Allgemeine Erzählung► Abbiamo da qualche antico scrittore, che Socrate venne ammaestrato nella eloquenza da una Donna, che se non m’inganno, si chiamava Aspasia. Confesso, che ho sempre riguardata quest’arte, come la più propria delle Donne; e mi pare, che le università non farebbono male, ammetendole alle loro Cattedre di Retorica.

Si sono applauditi degli Uomini perche hanno saputo parlare le ore intere di qualche cosa, ma si de’accordare all’onore delle Dame, che molte frà loro, ponno parlare le ore intere di niente. Io stesso ne conosco una, che su due piedi, ha fatta una longa Dissertazione sopra l’orlo d’una veste; e che ha poste in pratica tutte le figure della Rettorica, per sgridare una serva, che avea rotta una tazza di porcellana.

[364] Se le Donne fossero ammesse a placitare nelle Cause, sono persuaso, che porterebbono la eloquenza del Foro più in alto di quello si sia udito fin’ora: non si può mettere in dubbio da chi si è ritrovato a qualch’uno di que’dibattimenti si communi fra le nostre Arrengatrici.

Ebene 3► Fremdportrait► Vi sono più sorte di codeste Rettorichesse. La prima è di quelle, che si applicano ad eccitare le Passioni; e forse la moglie di Socrate era più eloquente in questo particolare, della stessa Innamorata, che l’avea ammaestrato.

La seconda sorte è di quelle, che si applicano alle invettive, che ordinariamente si chiamano maldicenti. Queste hanno la immaginativa fertile, ed una eloquenza meravigliosa. Con quale flusso di bocca, e con quanta vivacità non amplificano elle il minimo diffetto nelle altre? Con quale varietà di circostanze maligne; con che frase; con quanta energia, non ridicono cento volte lo stesso? Ebene 4► Exemplum► Io conosco una Dama vecchia, che d’un matrimonio sfortunato ne fè il sogetto de’suoi discorsi per un continuo mese. In un luogo biasimava la sposa; la compativa in un altro; in un altro luogo si beffava di lei; amirava le sue buone qualità in un altro; si adirava contro la stessa, gestiva, sospirava, piangea, or di quà, or di là. Volle in somma fare crepare i suoi due Cavalli da Carozza nel girare portando da per tutto l’inte-[365]resse, che avea nella sua disgrazia. Finalmente, dopo essersi bene sfogata cogli altri, si portò a visitare i nuovi Sposi; lodò la Signora sopra la buona elezione, che avea fatta; le parlo dalle maligne, ed irragionevoli rifflessioni, che si feano contro il suo matrimonio; e la pregò d’esserle buona amica in avvenire. Così la censura, e l’approvazione di simili Donne non servono, che a riempire il vacuo delle conversazioni. ◀Exemplum ◀Ebene 4

La terza sorta di Donne, che s’intendono d’oratoria, è di quelle, che ponno intitolarsi Ciaccolone. Ebene 4► Exemplum► Madama Tadaison è eccellente, in questo genere d’eloquenza. Ella descrive meravigliosamente bene tutto il cerimoniale d’un Battesimo, discorre senza fiatare sopra una Conciatura. Sà quanto si fa nelle Case del vicinato, fino i piatti, che servono per la Tavola; in poche parole trattiene la compagnia, tutto un dopo pranzo, sopra i tratti spiritosi del suo picciolo fanciullo, che non sa per anco Balbutire. ◀Exemplum ◀Ebene 4

Le Civette ponno formare la quarta Classe delle Retorichesse. Madama Galante; per aver sempre materia da discorrere; ama un ogetto, ne può soffrirne la vista per un batter d’occhio; parla col suo Papagallo, o col suo Cagnolino; è d’una inquietezza fastidiosa. Non trova mai riposo in verun luogo della sua stanza. Finge d’essere in collera contro tutti gli Uo-[366]mini che conosce, e che le anno delle pretese obligazioni. Sospira, senza verun motivo di afflizione. Ride senza verun occasione di allegrezza. La Civetta è sopra tutto innamorata della parte dell’oratore, che si chiamava l’azione; in fatti pare non apra la bocca, che per avere occasione, di fare qualche nuovo atteggiamento, di variare le sue attrattive, di lanciare una occhiata, o di trastularsi col suo ventaglio. ◀Fremdportrait ◀Ebene 3

Per quello riguarda il Carattere novellista, Politico, Buffonesco, ed altri della stessa specie, si vede frà gli Uomini, come frà le Donne; e per questo li passerò sotto silenzio.

Ho sovente ricercata la cagione, d’onde nasca, che le Donne superano di molto gli Uomini nel Ciaccolare, senza poterla mai ritrovare. Mi sono alle volte immaginato, ch’elle non abbino la stessa facoltà degli Uomini, di rattenere, o sopprimere i loro pensieri; e che siano forzate a lasciare scappare tutto ciò, che loro passa per la mente. Se quello fosse i Cartesiani ne potrebbe dedurre una forte prova, che l’Anima sempre pensi. Ma si come ve ne’sono molti, i quali credono, che il bel sesso, non sia del tutto nemico della dessimulazione, e che sappia l’arte di fingere, ho abbandonata questa idea; ne ho lasciato di ritrovarne una migliore. Con questo pensiero, ho impegnato un amico [367] peritissimo Anotomista a fare la incisione subito che ne avrà l’occasione d’una lingua di Donna; ed essaminare se ella fosse imbevuta di qualche suco spiritoso, che le dia la grande sveltezza, e volubilità, che vi si osserva; o se le sue fibre fossero d’una tessitura più fina, e più delicata di quella degli Uomini, o se vi fosse qualche muscolo particolare, che la renda capace di subitanee vibrazioni; o finalmente, se vi è una continua affluenza di spiriti animali, che passano dalla testa, e dal cuore a quel picciolo stromento delle ciarle, per si occulte strade, che fin ora non sia gionta l’arte a’discuoprire. Non debbo ommettere la ragione, che un Autore adducea, per far vedere d’onde venisse, che le Donne, le quali non parlano, che di bagatelle, ciarlano con maggiore facilità; ed è perche la lingua ha la qualità de’Cavalli, che corrono, con più sveltezza, quanto meno sono aggravati di peso.

Fra le, ragioni, che si ammettono come più probabili, io ritrovo molto naturale il pensiero di quell’. N. che dopo avere ciarlato, più ore, con una delle nostre Retorichesse, le disse “Io credo, che la vostra lingua sarà molto stanca quando i vostri occhi dormono, mentre, in tempo, che vegliano, non ha un momento di riposo.

Zitat/Motto► Ovidio pure racconta, che la lingua d’na Donna, dopo essere stata tagliata, e [368] gettata in terra, ancora mormorava qualche parola, e benche una tale azione abbi dell’inumano, la descrive con sì viva maniera, che non posso a meno di rifferire qui li termini dell’originale.

Comprensam forcipe linguam.
Abstulit ense fero. Radix micat ultima lingue.
Ipsa iacet terreque tremens immurmurat atre,
Utque salire solet mutilate Cauda colubre
Palpitat
◀Zitat/Motto

Se quella lingua parlava senza bocca, che avrà fatto quando era accompagnata da tutti gli altri organi? Potrei aggiognere qui l’avventura della nostra celebre venditrice di Pomi, se nolla supponessi troppo favolosa.

Per altro io sono si amante del melodioso suono di codesto picciolo stromento, che non vorrei affatto disanimarlo. Il solo fine, che mi sono prefisso, in questa Dissertazione è stato di bandire molti suoni ruvidi, in particolare, que piccoli contratempi, e quelle dissonanze, che vengono dalla collera, dalla maldicenza, dall’umore littigioso, e dalla Civetteria. In poche parole, vorrei, che sempre fosse sul tuono del buon naturale, della verità, della prudenza, e della sincerità. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 2 ◀Ebene 1