Citazione bibliografica: Cesare Frasponi (Ed.): "Lezione XXIV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.1\024 (1728), pp. 148-155, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.24 [consultato il: ].


Livello 1►

Lezione XXIV

Alle Persone distratte di mente.

Citazione/Motto► Non audire licet, nec urbe totæ
Quisquam est tam prope, tam proculque nobis.

Mart. lib. I. epig. 87. ◀Citazione/Motto

Livello 2► Il Signor Onesto mio amico è uno di que’Uomini pensierosi, e distratti, che abbadano a tutt’altro fuori di quello, che si discorre in loro compagnia. Livello 3► Racconto generale► Hieri sera, un’ora prima del nostro congresso notturno, passeggiavamo insieme sulla sponda del fiume, dove vidde una picciola pietra di singolare figura, e la pigliò per donarla ad un suo curioso amico. Un momento dopo, m’arrestai sul passo, e mi rivoltai verso il Sole, atto mio solito per dimandare che ora è. L’Amico, che intese quello volevo, cavò la sua mostra, e mi soddisfè. Continuammo così il nostro passeggio: ma rimasi sorpreso, quando lo viddi gettare la sua mostra a braccio aperto dentro il Fiume; e mettere con aria [149] serena, nel bisaccino la pietra ch’avea raccolta. ◀Racconto generale ◀Livello 3 Io non mi curo di parlare, per dare cattive nuove particolarmente, quando l’avviso è inutile; si che non volli scuoprigli l’errore. Pigliai però motivo di rifflettere sopra simili distrazioni, rissoluto di farne l’assunto della seguente Lezione.

Mi v’impegno tanto più volontieri, quanto codeste assenze fanno torto a quantità di Persone di spirito; e danno luogo al Proverbio: che i grand’intelletti hanno un grano di pazzia.

Da questo ricaveranno i miei Leggitori, che io distinguo un Uomo distratto, perche ha la mente occupata in qualche altra cosa, da quello ch’è distratto, perche non pensa a niente. Questo è troppo innocente per meritare le nostre rifflessioni. L’Assensa dell’altro mi pare si possa attribuire all’una, o all’altra delle seguenti cagioni.

Livello 3► Eteroritratto► La mente di quello, è interamente fissata ad una particolare Scienza, o Mattematica, o altra; o agitato da una passione violente, come dal timore, o dall’amore, che l’attacca ad un oggetto lontano; o finalmente perche la sua vivacità naturale gli somministra tante idee, che non gli permette il fermarsi sopra veruna. Non vi è dunque niente di più regolare de’pensieri d’un [150] tale Uomo, poiche la Compagnia, in cui si ritrova, e gli oggetti, che tiene dinanzi agli occhj, quasi mai lo commovono. Quando credete, ch’egli ammiri una bella Donna, si potrebbe giuocare con sicurezza, ch’egli è occupato a rissolvere una proposizione di Euclide; e quando pare legga i Foglietti di Roma, vi è una grande apparenza, ch’egli pensi a rivoltare, o a rifabbricare la facciata della sua Casa di Campagna. ◀Eteroritratto ◀Livello 3

Non ostante tutto il ridicolo, che io cerco di spargere sopra questa debolezza, confesso ingenuamente, che io stesso vi sono stato soggetto; e per liberarmene, pigliai una forte rissoluzione di ricavare qualche vantaggio da tutto ciò, che vedevo, o ascoltavo. Se potessimo avvezzarsi a riflettere sopra tutto ciò, che ci si presenta dinanzi, non vi è un solo oggetto al mondo, da cui non raccogliessimo qualche profitto. Per esempio, que’tratti di buon senno, e que’sforzi d’una ragione mal coltivata, che si ascoltano nel discorso di un Contadino, mi danno oggi tanta soddisfazione, quanto i Periodi più sonanti d’un Oratore compiuto: e posso stare attento al Giuoco de’Barattini, o all’Opera, così bene come alle insipidezze d’un Goffo. Io faccio sempre la mia figura nelle Compagnie dove mi [151] ritrovo, perche se bene non parlo, l’aria attenta a tutto ciò, che dicono gli altri, e l’abbassar di capo, che mai non muovo senza occasione, per mostrare la mia approvazione, fanno abbastanza conoscere, che sono con esso loro. Non è così dall’accennato mio Amico, che malgrado il suo ingegno, fa, e dice ogni giorno cento cose, che dopo francamente confessa essere state fuori di proposito, e senza disegno.

Livello 3► Racconto generale► Mi accadde l’altro giorno di entrare in una Bottega da Caffè, dove il vidi in piè nel mezzo d’una folla d’ascoltatori, che avea raunati d’intorno a sè discorrendo sopra il carattere di Lidia la bella. Il vedermi non servì, che a risvegliare in lui la mia idea, senza che si accorgesse della mia attuale presenza; di maniera, che non senza grande stupore del suo uditorio, cogli occhj fissati sopra di me, interruppe il filo del suo discorso, e mi appostrofò in questi termini “in fatti ecco il mio amico, egli è un compagno, che pensa molto, e mai disserra i denti. Io giuocherei, che a quest’ora va a ficcare il suo piccolo muso in qualche Bottega da Cafè, d’intorno la Piazza. Se mi avesse rimirato più a longo, non avrebbe mancato di dipingermi in maniera più esatta, senza pensare più oltre. Mi sovvenne allora l’antico Proverbio: Lontano dagl’oc-[152]chj, lontano dal cuore, e me ne fuggii con prestezza. Un ora dopo c’incontrammo, e con aria serena, mi dimandò, in quale Paese del mondo io stavo, che per tre giorni non m’avea veduto. ◀Racconto generale ◀Livello 3

Metatestualità► Un Autore ci dà il carattere di codeste Persone distratte, con molta vivacità, e lo porta fino ad’una stravaganza molto graziosa. Eccovi alcuni de’principali luoghi, che serviranno di chiusa al mio Foglio. ◀Metatestualità

Livello 3► Racconto generale► Menalco, dice, discende la sua Scala, apre la porta, la chiude; si avvede, ch’è in beretta di notte, ed esaminandosi meglio, si ritrova colla sola metà della barba; colla Spada alla parte destra; colle Scarpe scalcagnate, e colla camiscia sopra i calzoni. Entra nell’Appartamento, e passa sotto una Chiocca, a cui s’attacca la sua Perucca, e rimane sospesa. Tutti li cortigiani osservano, e ridono. Menalcoguarda anch’egli, e ride più alto degli altri; cerca cogli occhj in tutta l’Assemblea dove sia quello, che mostra le orecchie, ed è senza Perucca. Cala del Palaggio, e trovando al termine della Scala maestra una Carrozza, la piglia per la sua, vi entra; il Cocchiero tocca, e crede di ricondurre il Padrone a Casa. Menalco si getta fuori della portiera, attraversa la Corte, monta la Scala, passa l’Anticamera, la Camera, e il Gabinetto, ogni [153] cosa gli riesce famigliare, niente vi è di nuovo per lui; si mette a sedere, si riposa, è in sua Casa. Arriva il Padrone. Menalco si leva per riceverlo, lo tratta con molta civiltà; lo priega di accomodarsi; e gli fa tutti i onori, che merita un nobile Forastierò, sta pensieroso, ripiglia la parola. Il Padrone della Casa s’annoja, e resta sospeso. Menalco pure si stupisce, non parla, e pensa d’aver a fare con un Uomo fastidioso, ed ozioso, che finalmente si ritirerà; spera, e pazienta. Arriva la notte, che appena è disingannato.

Quando giuoca allo Sbaraglino, dimanda da bere, glie ne viene portato; tocca a lui a giuocare; tiene il Bussolo in una mano, ed il bicchiero nell’altra, ed avendo una gran sete, si mette alla bocca il Bussolo e tranguggia i Dadi; getta il Bicchiero d’acqua nello Sbaraglino, ed inonda quello, con cui giuoca.

Scrive una longa Lettera, mette del polverino sopra molte pagine, e sempre getta il polverino nel Calamajo. Questo non è il tutto: Scrive un altra Lettera, e dopo averle amendue figillate; piglia sbaglio nel fare i soprascritti: un Signore di grande portata ne riceve una, l’apre, e vi legge dentro le seguenti parole. Mastro Oliviero non mancate, subito ricevuta la presente, [154] di mandarmi la provisione del Fieno . . . Il suo Fatore riceve l’altra; l’apre, se la fa leggere, e vi ritrova: Mio Signore, ho ricevuto con piena sommissione l’ordine ch’è piacciuto alla vostra grandezza . . .

Se si ritrova ad un Pranzo, vede moltiplicarsi insensibilmente sopra la sua possata il pane; a suoi vicini mancano sovente, e coltello, e forcina; gli viene in pensiero di sollecitare le vivande in Cucina, si leva da tavola avvanti, che venga la prima portata; piglia licenza dalla Compagnia, e si vede in quel giorno da per tutto fuori, che nel luogo dove ha dato un preciso appontamento per quell’affare, che l’ha impedito di pranzare, e l’ha fatto escire di Casa a piè, di paura, che la Carrozza non lo faccia aspettare.

Si pigliarebbe sovente per quello, che in fatti non è: per uno stupido, mentre non ascolta, nè parla: per uno stolto, poiche, oltre il parlare da se, è soggetto ad alcune smorfie, ed a certi involontarj movimenti di Capo: per un Uomo incivile, e superbo, avvegnache, lo salutate, ed egli passa senza guardarvi, o pure se vi mira, non vi rende il saputo. Una volta viene dalla Campagna, i suoi Staffieri intraprendono di togliergli la borsa, e ne riescono; Calano dalla Carrozza, se gli presentano a piè, in figura di Ladri, gli [155] dimandano la borsa, ed egli la dà loro. Arriva a Casa, racconta il successo a’suoi Amici; questi non mancano d’interrogarlo sopra le circostanze, ed egli risponde: dimandate alle mie genti, che vi erano. ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1