Cita bibliográfica: Cesare Frasponi (Ed.): "Lezione IV", en: Il Filosofo alla Moda, Vol.1\004 (1728), pp. 21-27, editado en: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Los "Spectators" en el contexto internacional. Edición digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4 [consultado el: ].


Nivel 1►

Lezione IV

Alli Superstiziosi.

Cita/Lema► Quid? jam simul insto
Cum vitio fugere? caret tibi pectus inani
Ambitione? caret mortis formidine, & ira?
Somnia, terrores magicos, miracula, sagas:
Nocturnos Lemures, portentaque Thessala rides?

Hor. Ep. II. Lib. II. V. 205.209. ◀Cita/Lema

Nivel 2► Nivel 3► Relato general► Invitato, l’altro giorno, à pranso, da un Amico, ebbi il dispiacere di vedere tutta la Famiglia in una grande costernazione. Ne ricercai all’Amico la cagione, ed egli mi rispose, che, la notte passata, sua moglie avea fatto uno stravagante sogno, che minacciava loro, senza dubbio, qualche disgrazia. Entrata indi la Dama nella stanza, mi parve ingombrata di tanta malinconia, che sarei rimasto molto sorpreso, se non ne [22] avessi pria saputo il vero motivo. Appena sieduti alla Tavola, doppo avermi ella fissati gli occhi nel volto, si rivoltò al marito, e gli disse le seguenti parole degne di rifflessione: Mio cuore, potete riconoscere adesso, lo straniero, che stava, la notte passata, nella candela. Si posero indi a parlare de’loro affari, quando un fanciullo, che stava al basso della Tavola, disse alla madre, che nel Giovedì prossimo dovea incomminciare a scrivere delle Sillabe, e delle parole intere. Giovedì? ripigliò la Dama: Nò Figlio mio, non principierete, se piace a Dio, Giovedì: dite al vostro Maestro che abbi la bontà di aspettare fino a Venerdì. Mentre rifflettevo, trà me stesso, sù questa bizzaria, stupito di sentire, che qualcheduno avesse voluto stabilire, come indispensabile regola, le necessità di perdere un giorno per settimana, la Padrona mi priega di porgerle un poco di sale sulla punta del mio coltello; io la ubbidj, con tanta fretta, e con tanta apprensione che a mezza strada, lasciai cadere il sale. Alla vista di questo disastro, ella fremette di orrore, e considerò subito, che il sale era caduto verso di lei. Rimasi sorpreso pieno di vergogna, e di confusione in vedere che tutti si posero in iscompiglio per tale accidente; e credetti d’avere tirata qualche maledizione sopra tutta quella Fa-[23]miglia. Siasi com’esser si voglia: La Dama, rimessa, alquanto, dalla sua sorpresa, gettò un sospiro, e disse al Marito: Mio caro: un male non viene mai solo: non vi arricordate, che la Colombara cadde lo stesso giorno, in cui la nostra serva balorda spandette sulla Tavola il sale? Si, diss’egli, mio cuore, io pure mi arricordo, che la posta seguente ci portò la funesta nuova dell’assedio di Vienna. Da tali discorsi conobbi, che il buon naturale dell’Amico l’impegnava a seguire tutte le debolezze e tutte le chimere della sua Sposa. Ponno giudicare i miei Leggitori l’imbarazzo in cui mi ritrovavo. Non pensai dunque ad’altro, che à spicchiarmi dal pranso. Terminato questo, posi il coltello e la forcina in croce sopra il Tondo, e la Dama mi fè premurosa istanza di levarli da tale situazione. Benche mi paresse di non avere commesso in questo veruna inciviltà, credetti vi fosse qualche tradizione superstiziosa, ed essendo creanza il compiacerla, ridussi il coltello, e la forcina sopra due linee paralele, e risolvetti di collocarle sempre in tale maniera, per l’avvenire, senza però ritrovare alcuna ragione, che vaglia.

Non è difficile il credere l’avversione, che si era conceputa verso di me. Per lo meno subito conobbi dalle maniere della Dama, ch’ella mi pigliava per un [24] Uomo assai stravagante, e per un aspetto di cattivo augurio; onde appena alzati da Tavola, pigliai congedo, e mi ritirai alla mia Casa. Chiuso dentro la mia Camera meditai, con tutta l’applicazione, sopra i mali, che gli Uomini si traggono adosso, colle loro sciocche, e superstiziose idee. ◀Relato general ◀Nivel 3 Pare non bastino le calamità inseparabili dalla vita, ne vogliono cercare delle nuove; rivolgono le più indifferenti circostanze in fastidiosi prognostici; e soffrono tanti mali immaginarj, quanti ne patiscono de’reali. Nivel 3► Exemplum► Ho conosciuto tal’uno, che per avere veduta una stella volante, non ha potuto dormire in tutta la notte. Ho veduto un languido amante impallidire, e lasciar di mangiare, per avere rotta la lunetta d’un volatile. E’accaduto più volte, che il canto d’un Guffo, udito a mezza notte, ha cagionato più sconcerto in una Famiglia di quello avrebbe fatto una truppa di ladri. Che più! la debole voce d’un Grillo ha impresso maggiore spavento di quello avesse fatto il ruggito d’un Leone. La minima bagatella puole deventare spaventacchio ad una immaginazione offesa. Un Chiodo vecchio arrugginito; una spilla uncinata; l’incontro di certa specie di Persone si convertono in prodigj. ◀Exemplum ◀Nivel 3

Nivel 3► Exemplum► Mi sovviene d’essermi, io stesso abbattuto in una compagnia, dove il ru-[25]more dell’alleggrezza si fea sentire per ogni parte; quando una Dama vecchia s’accorge, ch’eramo in numero di tredici. Alcune, sorprese da un pannico timore voleano uscire dalla stanza; ma uno de’compagni, avendovi osservata una Dama incinta, assicurò, che eramo quattordici, e che, ben lontano, vi fosse il pressaggio di morte per alcuno di loro, vi era un segno manifesto della nascita d’una persona alla vita. Se l’amico non ritrovava questo spediente, per distornare il prognostico, io non dubito, che la maggior parte di quelle Dame sarebbono la sera cadute inferme. ◀Exemplum ◀Nivel 3

Una vecchia soggetta a’vapori, cagiona una infinita d’imbarazzi di tale natura a suoi amici ed a’suoi vicini. Nivel 3► Exemplum► Conosco una di codeste illustri Sibille, incerta Casa di qualità, dov’ella è Zia, che profetizza da un capo all’altro dell’anno. Ella vede sempre delle apparizioni; scuopre i precursori della morte; e pochi giorni sono, fù in pericolo di perdere l’uso della ragione per avere udito il Cane grosso di Casa ad urlare dentro la stalla, mentre le doleano i denti. ◀Exemplum ◀Nivel 3 Uno spirito traverso di questa natura espone una infinità di persone, non solamente à chimerici terrori, ma eziandio a penose obligazioni, che si riducono a niente, senz’altro fondamento, che quello della impressione, e della igno-[26]ranza, in cui siamo posti ne’primi anni. L’orrore, con cui si mira la morte, o altro male venturo; e la incertezza del momento, in cui dee venire, riempiono lo spirito malinconico d’innumerabili timori, e sospetti; e questi non ponno che disporlo alla osservazione degli accennati, ed altri prodigj, o ridicoli presagj. Se i Filosofi da una parte si affaticano, per diminuire i mali di questa vita co’lumi della Ragione, e col buon senno; si puole dire, che dall’altra gli Stolti cercano di moltiplicarli co’principj della superstizione, e dell’errore.

Per me, avrei dispiacere, se avessi il dono d’indovinare tutti i beni, e tutti i mali, che mi ponno accadere nel mondo; e di provare anticipato il contento degli uni, o il peso degli altri; mi basta provarli quando verranno.

Non veggo che un solo mezzo per fortificarmi contro simili funesti presagj, e contro i timori fantastici: ed è il procurare d’assicurarmi la benevolenza, e la protezione di quell’Essere supremo, che dispone degli avvenimenti, e governa l’avvenire. Egli vede, in una occhiata tutta la mia esistenza, non solamente, quanto al passato, ma eziandio, quanto à ciò, che gira, e si precipita ne’profondi abbissi della eternità. Quando vado a dormire mi raccomando alla [27] sua cura; e quando mi risveglio mi abbandono alla sua direzione. In mezzo di tutti i mali, da’quali sono minacciato, rivolgo a lui i miei voti, ne dubito ch’egli non gli allontani da me, o non li converta in mio vantaggio. Benche non sappi l’ora della mia morte, nè quale sia per essere il mio fine, non provo la minima inquietezza, persuasissimo, che Dio lo sà, che facendo io dal canto mio il possibile, non mancherà di consolarmi, e di ajutarmi in quell’ultimo, ed importante momento. ◀Nivel 2 ◀Nivel 1