Référence bibliographique: Cesare Frasponi (Éd.): "Lezione III", dans: Il Filosofo alla Moda, Vol.1\003 (1728), pp. 14-21, édité dans: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Éd.): Les "Spectators" dans le contexte international. Édition numérique, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.3 [consulté le: ].


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Lezione III

A quelli che si abbusano del loro ingegno.

Citation/Devise► Credebant hoc grande nephas, & more piandum,
Si juvenis vetulo non assurexerat
.

Juven. Sat. XIII. 14. ◀Citation/Devise

Niveau 2► Non vi è male sì grande sotto il Sole quanto l’abbuso della ragione; e pure non vi è male più commune di questo. I due sessi, e tutti gli ordini [15] ne sono infetti. Appena si ritrova Persona, che non sia più sensibile alla riputazione d’avere ingegno, e discernimento, che à quella di possiedere virtù, e probità di costumi. La infelice brama di essere più tosto dotto, che onesto; spiritoso, che saggio, è la sorgente di quasi tutti gli abiti cattivi, che si contraggono al mondo. Di queste false idee ne siamo obbligati agli empj Libri de’begl’ingegni, ed alla sciocca immitazione degli altri.

Niveau 3► Récit général► Per questo un Cavalliere mio Amico, l’altra sera dicea: che solamente i begl’ingegni meritano d’esse appesi. „Hanno, proseguì, si raffinati pensieri sopra tutte le cose, che non si vergognano di operare contro i lumi più vivi della loro anima, e di opprimerli, a segno, che provano si poco ribrezzo per i vizj, e per le stoltezze, come se fossero i più brutali frà tutti gli Uomini: e perciò se vogliono, in tale maniera, ellevarsi sopra il commune degli altri, è cosa giusta sieno esposti ad una infamia proporzionata alla loro colpa. Non vi è mostro più difforme nella natura d’un Uomo pessimo di grande talento: vive come un paralatico, che ha precclusa la metà del corpo. Se per avventura gode qualche piacere frà le sue ambiziose, ed incontinenti ricchezze, [16] ha perduto il gusto della benevolenza, dell’amicizia, e della innocenza. SCARRECRONE, il questuante, che sta alla Porta della Citta, e che si è storpiata una gamba, per meglio eccitare la compassione delle anime buone; chiedendo, tutto’l dì, la limosina, à fine d’avere una buona cena, ed una compagna la sera, non è per la metà si dispregevole quanto un bell’ingegno dell’accennato tenore. Il questuante non ha gusto che ne’piaceri del senso; ritrova più dolce il riposo dell’aggitazione; e purche abbi la sua Climene, con un buon fuoco, mai pensa, che meriterebbe la Frusta. Chi stabilisce la propria felicità nel soddisfare le passioni carnali, presso di me, è indegno, e vile, al pari di SCARRECRONE. Mà a’begl’ingegni dobbiamo la perdita della pubblica, e privata virtù, mentr’eglino non la distinguono dal vizio e il tutto riesce loro indifferente, purche si eseguisca con disinvoltura, e grazia. Per me, che ho la stravaganza di regalarmi, in questo Secolo corrotto, giusta i dettami della coscienza, non ho migliore opinione d’un Letterato abbandonato al vizio, in faccia di tutto lo splendore, che lo attornia, di quello abbia del Forfante, che ho posto al suo confronto: [17] anzi ne ho più orrore quanto è più ricco, o di talenti, o di fortune, perche ruba al publico un assai più stimabile Tesoro. Pianto dunque per massima costante, che l’anima, ed il corpo debbono oprare di concerto; che ogni azione di qualche importanza dee avere in mira il pubblico bene; e che lo scopo generale delle azioni indifferenti de’essere conforme à principj della Religione, della Ragione, e della buona educazione: Senza questo un Uomo zoppica in vece di camminare con passo uguale, già l’ho detto, e tutti i suoi passi sono irregolari.” ◀Récit général ◀Niveau 3

Metatextualité► Mentre l’amico incaloriva su questi buoni concetti, mi strinsi alquanto nelle spalle, il che obbligò à ritornare, un poco in se, ed a ripigliare ne’seguenti termini il suo discorso. ◀Metatextualité

Niveau 3► Récit général► „Intendo solamente dirvi, che il più, inescusabile diffetto è il non pensare, che a polire l’intelletto, e trascurare i costumi. La Ragione, che, dovrebbe governare tutte le nostre passioni, n’è sovente la Schiava, e se bene comparisce al contrario, non è però meno vero, che l’Uomo di talento non è sempre onesto. Il peggio si è, che non solamente i particolari cadono in tale disordine, se ne rendono colpevoli alcune Communità. Non so se doppo un serio essame, non si ritrovas-[18]se, che i Secoli più politi sono stati i meno virtuosi. Il diffetto può nascere dalla sciocchezza di attribuire un vero merito al sapere, ed all’ingegno, senza riguardo all’uso, che se ne fà. Da questo pure ricavo, che si dee avere tanto a cuore il principio delle nostre azioni, quanto la maniera di produrle agli occhj del Mondo. La maschera però, con cui si cuoprono, non dee addossarsi alle Persone oneste e di buon gusto. Ella è una grande vergogna, dice Auttore di buon senno, l’impiegare grandi facoltà, e nobili talenti, per mantenere gli Uomini ne’loro vizj, e nelle loro pazzie. Il grande nemico del genere Umano, soggiogne, con tutto il suo ingegno, e con tutte le sue Angeliche facoltà, è la più odiosa di tutte le creature. Ci dona indi un tratto del suo bel genio, quando ci dichiara d’avere intrapreso il suo Poema, per cogliere le Muse dalle mani de’loro Rattori, ricondurle ne’loro graditi, e casti Alberghi, ed occuparle in un impiego convenevole alla dignità, che loro viene attribuita: Così il vantaggio del Pubblico dee essere il fine principale di chi scrive; e chi se ne prefigge un altro, quanto più è dotto, tanto più è ingiusto. Quando la modestia non sa più l’essenziale ornamento d’un [19] Sesso, e la ingenuita quello dell’altro, la Società non ha più soda base; ne vi saranno più, in avvenire, regole certe per giudicare ciò, che è, o non è conveniente, e civile. La Natura, e la Ragione chieggono una cosa, la Passione e la Fantasia ne esigono un’altra: Se si ascoltano i pareri di queste, si cammina in un sentiero molto imbarazzato, ed obbliquo; sarà impossibile ritrovarne il termine: Ma se si presta orecchio a quelle, riescirà dolce il viaggio, e si potrà facilmente giognere alla meta, che si desidera. ◀Récit général ◀Niveau 3

Io non dubbito, che gl’Italiani non sieno, oggi politi quanto verun’altra Nazione; ma chi bene vi riflette, puole accorgersi, che la brama di comparire gaiosi, ed alla moda in alcuni ha quasi divorato tutto il buon senno; e pervertita la stessa religione, che professiamo. Vi è niente di più ragionevole del far consistere la moda, e la Gaiosità nel seguire le Regole, che ci vengono prescritte dalla giustizia, e dalla pietà? e pure non vi è cosa più ordinaria del vederci praticare l’opposto, sull’unico fondamento, che si fà con buona maniera, ed alla moda.

Niente dovrebbe passare come cosa civile, ed onesta, quando la natura stessa non ce ne somministri la idea. Il rispetto, che si dee ad ogni sorta de’nostri [20] maggiori, è fondato, se non m’inganno, sopra il naturale istinto; e pure vi è niente di più ridicolo, nel Secolo, in cui viviamo, della osservanza d’un tale dovere? Metatextualité► Parlo all’improviso di questo vizio più tosto che d’un altro, per avere la occasione di quì inserire un tratto di storia, la quale ci porge una convincente prova, che il Paese più polito è sovente il più vizioso. ◀Metatextualité

Niveau 3► Exemplum► „Un giorno, in cui nella Città di Attene si rappresentava certa opera ad onore di quella Repubblica, accadde, che un Nobile attempato vi si portò troppo tardo, per avervi un luogo dovuto alla sua età, ed alla sua qualità: Diversi Cavallierotti giovani, vedendo il disordine, e l’imbarazzo, in cui si ritrovava, gli ferono cenno di portarsi a sedere vicino a loro; ma doppo, che il buon Vecchio, con molto stento, attraverso la folla, fù gionto al luogo dov’era invitato, nissuno si mosse, e vi ritrovò tanta calca, che non gli riescì di accommodarvisi; si che obbligato a stare in piè, perdette di nuovo il contegno; e servì di trastullo a que’Libertini Atteniesi. Vi erano luoghi destinati per i Forastieri, ed il buon Cavalliere si avvanzò, tutto confuso, verso quello de’Lacedemoni: questi, al suo avvicinarsi, benche di Nazione meno polita, tutti [21] si alzarono, e lo ricevettero frà di loro, con ogni possibile rispetto. Gli Atteniesi, sorpresi dalla virtù de’Spartani, e confusi dalla propria indegnità, ferono loro di voce commune, applauso: ed il Venerabile Vecchio esclamò. Gli Atteniesi sanno ciò ch’è onesto, ma i Lacedemoni lo praticano. ◀Exemplum ◀Niveau 3 ◀Niveau 2 ◀Niveau 1