Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 11", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.1\011 (1787), S. 1-5, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.1920 [aufgerufen am: ].


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Num. 11

Sabbato 7. Luglio 1787.

Ebene 2► Metatextualität► Siamo rimproverati in un Biglietto di due righe di aver mancato ad una promessa pubblica intorno alla Lapida della Chiesa di S. Trovaso. Se fosse lecito lo stampare quelle ragioni, che a nostra discolpa dir possiamo all’orecchio altrui, tutti vedrebbero di chi veramente sia il torto. Vergogna! chi avrebbe dovuto concorrere spontaneamente all’illustrazione d’un monumento sì decoroso, rese inutili le nostre replicate sollecitazioni e mancò ad una parola di cui il dubitare ci pareva una temerità. Speriamo che al debito di chi ci ha burlati, supplisca la gentilezza di qualche persona che favorire ci possa.

Giacchè siamo sull’argomento, ricanteremo alle orecchie dure: che il centro del nostro Piano ha delle linee, che devon esser tirate, non dalla nostra, ma dalle altrui mani. Qualcuna ha già cominciato ad istendersi, e l’esempio darà moto a dell’altre. Per quanto a noi particolarmente appartiene si siamo già dilatati poco a poco, e gli oggetti che contemplati abbiamo avranno luogo vicendevolmente in questa Gazzetta, e ve ne saranno di nuovi, non promessi, e non aspettati. Ma ci vuole tempo, pazienza, bontà: e non s’ha a pretendere che ci sia in ogni Foglio tutti gli Articoli stampati nel Manifesto. Ho detto.

Un altro Biglietto dell’Accademico Planetario ci rimprovera di non aver stampata la risposta al suo quesito quale ci venne, senza ommissioni. Io sono in maschera, scrive questo Accademico, niuno mi conosce, e rido sino di chi mi urta e poi mi strapazza. Fors’egli crede, che l’Autore della risposta abbia detto in essa ciò che neppur ha sognato; e questo solo sospetto ci determina a pubblicare quanto abbiamo taciuto nel Foglio di Mecordi p. p. Ecco la copia fedelissima della Lettera a noi diretta. Legga l’Accademico, che l’abmo (sic.) servito. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Signor Gazzettiere.

Io sono nemico di lunghi preamboli. Il suo Foglio è dedicato a notizie economiche, di cui non pretendo defraudare il Pubblico. Entriamo dunque in materia. Il Signor Accademico Planetario da V. S. commendatoci per uomo molto elegante, mi sembra poco fi-[2]losofo. Forse m’ingannerò: ma ragioniamo un pocchetto fra noi due. Egli suppone che i Greci, Nazione, (dice lo stesso) d’organi tanto fini e perfetti trovavano dilettevole il canto delle cicale. Io nego il fatto a dirittura. Egli pretende provarlo con evidenza perché Teocrito (dice) per lodar il canto d’un Pastore lo trova al paragone superiore a quello d’una cicala; ed Omero (continua) chiama le cicale: Dolci Profeti della State, e la loro voce fiorita, gigliata. Domando all’erudito Signor Accademico: Teocrito ed Omero compongono tutta la Grecia antica? Questa è la più precisa soluzione della prima parte del suo quesito. Passiamo alla seconda. Virgilio (aggiunge) le chiama (le cicale) rauche; e l’Accademico sull’opinione del celebre Mantovano dà ragione a spada sfoderata a’Latini. Ma vorrebbe sapere perché gli orecchi de’Greci Antichi fossero tanto diversi da’loro e da nostri. Forse sarò incomodo; ma deggio ancora domandare al Signor Accademico Planetario: Virgilio rappresenta tutto il Lazio? No, certamente. Dunque non è vero che da ciò possa dessumersi che gli orecchi greci trovassero dilettevole, né i latini rauco il canto delle Cicale. Dunque e inutile e fuor di proposito la discussione.

Gli uomini hanno acquistato, o perduto in tutti i Secoli delle cognizioni non poche sulle Scienze, e sulle Arti: ma dalla Creazione del Mondo fino a questo giorno, la specie umana, come qualunque altra, ha avuto gli stessi organi, e le stesse sensazioni. Io non sosterrò mai e son fermissimo nella mia opinione che le orecchie di Mida fossero organizzate diversamente di quelle del nostro Accademico. Come vuole adunque attribuire alla Natura una simile ingiustizia, che avrebbe fatta a tutto il Genere? Egli s’inganna sicuramente applicando alla Specie ciò che può essere stato proprio dell’Individuo. La sperienza dovea fargli vedere quanto la Natura trascurò la conservazione e la perfezione del secondo, per non occuparsi che nella continua ordinaria propagazione della prima. La medesima sperienza insegna che non solo certe persone deboli ed infirme sono estremamente offese d’uno strepito, ch’è quali insensibile ad alte più forte i sane, ma che il suono, che sfugge alla sensibilità di certi orecchi, colpisce distintissimamente alcuni altri, supponendoli ancora tutti bene organizzati ed in istato di sanità. Che l’uso può rendere indifferente, e talvolta piacevole, un suono al principio tedioso e ributtante. Ebene 4► Exemplum► Io ho conosciuto a questo proposito un Avvocato, che avvezzo a lavorare allo strepitoso suono di varj Calderaj vicini, non poteva farlo ne’giorni festivi perché gli mancava quel solito sussurro. Se questo Avvocato, come è un amico mio, fosse stato in altri tempi, Cicerone, l’Accademico sarebbe curioso di sapere perché gli orecchi de’Romani antichi fossero tanto diversi da quelli de’moderni e da nostri. ◀Exemplum ◀Ebene 4

Ebene 4► Exemplum► Ho letto, non importa cred’io dove, che un ricco Signore comprò un certo terreno per farvi fabbricare una bellissima Casa di campagna per suo diporto, solamente perché era circondato da un fosso, dove c’era un perenne coro di rane per lui dilettevole, e per molti altri il più ingrato che potesse sentire per divertimento. ◀Exemplum ◀Ebene 4 Di que a dieci o dodici secoli, se malgrado la minaccia d’un moderno Astronomo, il Mondo durerà tanto, un altro Accademico Planetario potrà domandare con ugual fondamento che il nostre, perché [3] gli orecchj degli antichi, che siamo noi, fossero tanto diversi da quelli, che esisteranno allora.

Senz’andare a citar questi esempli particolari, non vediamo stabilito a Venezia da un tempo in qua un gusto, che un forastiere poco osservatore potrebbe con qualche ragione caratterizzar di generale, per lo stucchevole canto de’dappertutto dentro alle loro gabbie per sollievo di chi li pregio, e per tormento del resto che li ascolta? Perché, direbbe sapendolo il nostro Accademico, l’anno tremila cinquecento, perché gli orecchi di quelli, che viveano nel secolo illuminato, vale a dire il XVIII, erano così diversi da’nostri?

Io prego il Signor Gazzettiere di dire all’orecchio fino e dilicato del Signor Accademico Planetario, se mai lo conosce, che quando Teocrito loda il canto del suo Pastore col farlo superiore a quello della cicala, intende parlar della tensione e penetrazione della voce, che certamente sono due qualità delle più raccomandabili in un uomo, e quelle appunto, in cui eccelle la cicala. Quando Omero chiama quegl’insetti volanti, dolci profeti della state, usa una elocuzion poetica, con cui li suppone precursori della bella stagione, e quando da alla loro voce gli epiteti, di fiorita gigliata sa allusione a’fiori, con cui cuopresi la terra all’apparir della state, rallegrandosi colla Natura nel veder rinascere periodicamente, le sue produzioni. Ma adesso mi occorre un altro pensiero. Signor Gazzettiere, mi faccia, la prego, la finezza di esortare amichevolmente il Signor Accademico, ad unirsi con tutta l’Accademia Planetaria in corpo per arricchire la Repubblica Letteraria con una bellissima dissertazione, affatto nuova, e degna veramente della sua Filosofia. Se dal tempo degli antichi Greci fino a noi, gli uomini abbiano cambiato di maniera di sentire co’loro orecchi il canto delle cicale, o se per una di tante rivoluzioni del Teatro musicale, le cicale moderne abbiano cambiato la maniera di cantare. Se questo venisse provato dall’Accademia Planetaria, risulterebbe forse che allora cantavano le cicale, come adesso gli usignoli, o i canarini! Per altro io non sono di questa opinione, perché sento che gli Asini cantano adesso come cantavano nel tempo del divino Omero. Io sono con tutto il rispetto.

Sig. Gazzettiere.

Suo Umilifs. Div. Servit.
Lo Scrittore della Lettera sulla Maschera di Ferro. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Metatextualität► Un curioso, non si sa se destato da un lunghissimo sonno, o venuto dal Mondo della Luna, ci domando in un Foglio fasciato aperto dal Colombani, se sia vero che S. E. Erizzo venuto sia da Corfù. Vorrebbe poi esser bene informato del fallimento di certo Bassan Ebreo, d’un mandato penale, d’una intromissione, ec. ec. ec. Egli c’indirizza all’Avvogaria per aver lumi da ben servirlo, noi lo mandiamo lui. ◀Metatextualität

Ebene 3► Exemplum►

Che non può Amore
Anco ne’petti Artigiani?

Nel Sestiero di Canal Regio, una Giovine d’anni ventuno andò a chiedere ad uno Speziale da Medicine due soldi di tossico per avvelenare un ca-[4]gnoletto. Lo Speziale le insegnò a friggere un pezzo di spugna per servire quella bestiolina d’un veleno che far le potesse il bramato effetto; ed aggiunse poi: Se volete spendere i due soldi per voi andate ad un’altra bottega, che alla mia non si vendono questi rimedj amorosi. Era egli instrutto che un incostante Artigiano aveva abbandonata quella povera Amante nel furore della sua passione. Ella cangiò di colore, ammutolì, e mortificata uscì della Spezieria. Assicurarsi essere questa Giovine d’onesti costumi: non sarà una Laura, ma Catte o Betta, è una buona Figliuola. Sperasi che a quest’ora le sia passata la tentazione diabolica, e che delle Donne saggie l’abbiano persuasa a vendicarsi del suo traditore, non collo sproposito solennissimo di morire per lui, ma col prendere un altro in isposo che madre la faccia di cinque o sei Niccolotti da farsi onore nell’etadi venture colle Forze e colla Moresca. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Persone
Ch’esibiscono la loro capacità

A Castello in Calle del Pedrocchi, in Casa della Signora Giustina Angeli, abita Monsieur de Boasi Maestro di Lingua Francese, che si porterà alle Abitazioni di chi vorrà onorarlo de’suoi romandi.

Venuto in questa Città da alcuni mesi, per affari della sua professione Don Zeffirino Giambat. Grecchi Milanese, Avvocato Civile e Criminale nel Foro di Milano, fu allettato dalla forma singolare del Governo Veneto, e dalla libertà che sott’esso si gode, ad istabilire la sua dimora in questa Metropoli, secondando in ciò le insinuazioni d’alcuni ragguardevoli Personaggj. Egli ha già cominciato ad esercitare l’avvocazione Criminale: e le Difese da lui fatte sinora sono state applaudite dalle intelligenti Persone. Nella sua Patria egli ha coperto degnamente la Carica di Regio Fiscale; e nella Città di Cremona sostenne per molto tempo l’onorevole Impiego di Regio Giudice. È altresì Notajo Pubblico in tutto lo Stato di Milano, e Laureato nella Pubblica Regio Imperiale Università di Pavia. Il suo Mezza è per ora fissato in Casa del M. R. Signor D. Francesco Gavazzi presso il Caffè del Salvadego.

Alla intrinsichezza del merito s’uniscono nel Signor Grecchi i doni personali di figura e di fisonomia, e la gentilezza delle maniere, che rendono molto piacevole la sua conversazione, e dovrebbero facilitargli delle clientele, come desideriamo sinceramente e per vantaggio d’un Ospite cosi degno, e per il vero interesse di chi ritrovasi in necessità d’esser difeso.

Un Giovine di fresca età, e di civil estrazione, brama d’impiegarsi per sotto Fattore, o per esattore di qualche buon Negozio. Il suo ricapito è dal Sig. Pompeati Librajo al Ponte del Lovo a cui darà l’opportuno avviso chi volesse valersi della fedele sua servitù.

Avviso.

Nella Villa di Roncade, fu eretta in questi giorni una Fornace ad uso di [5] pietre, tavelle, e coppi. Che approfittar volesse dell’apertura per la vicinanza del sito, o per la facilità e comodo de’trasporti, può intendersela per le mostre, e quant’altro si credesse necessario, coll’Agente di Roncade, o di Venezia, del N. H. E. Marc Antonio Zustinian.

Una rispettabile Persona desidera fare acquisto d’un Palazzo in buona, e comoda situazione. Se si ritrovasse, chi volesse passare all’alienazione, si porti dal Signor Angelo Zanini Speziale da Medicine a SS. Apostoli, che tiene la commissione.

Case d’affitare (sic.) in Venezia.

Nella Contrada di S. Canzian dietro la Chiesa, in Corte Varisca giù del Ponte de’Noris v’è una Casa d’affittare consistente in Portico, tre Camere, Cucina ed altri comodi annessi, con riva in casa, magazzino, e pozzo. Paga all’anno Ducati 55.

Chi vi applicasse può far capo al negozio Cavarzaran da seta, in calle delle acque.

In Padova.

Casa d’affittar giù del Ponte delle Torreselle, dirimpetto al Signor Francesco Brasolin vendi serro. Potrà parlare con lui chi la volesse a pigione.

Bastimenti Arrivati.

4. Luglio 1787.

Pielego madonna delle Grazie Cap. Pietro Tomich Veneto, da Cattaro Castel Nuovo con formaggio morlacco, cera, pellami, rassa, pelli agnelline, rame, scuodano, e oglio di portata.

Ad. Detto. Pielego S. Eussemia P. Antonio Sbizzi Veneto, da Cattaro con formaggio altro.

Ad. Detto. Pielego Mad. Dei Carmini P. Alvise Inchiostro Veneto, da Spalatro, Sebenico Zara, con ferro, cera, miel, rassa, bedena, lana altro, e oglio di portata.

Ad. Detto, Trabacolo Mad. Delle Grazie P. Ant. Rasol Venet. Da Zara con Bovi e portata d’oglio.

Ad. Detto. Trab. Mad. Dei Carmini P. Mattio Scarpa Veneto, da Zara con Bovi e eglio di portata.

Ad. 5. Detto. Piel. S. Antonio Cap. Biasio Petovich Veneto, da Corfù con tabacco, siladi, sangonie, schiavine & altro.

Ad. Detto. Nave Giorgio Cap. Giacomo Robb Inglese da Londra, Falmaouth e Gibilterra. Da Londra 7. Maggio, da Falm. 13. Maggio, e da Gibilt. 7. Giugno, con carico di Terraglie, Legno Campeggio e Santa Marta, Ferramenta lavorata, Fipe, Birra, Bande stagnate, Piombi, e merci diverse.

Ad. Detto. Pielego Gesù e Maria Cap. Zuanne Verona Veneto, da Corinto, con formaggio moriotto.

Ad. Detto. Braccera S. Euffemia . Marco Jotta Veneto, da Zara con portata d’oglio.

Ad. Detto Pielego Mad. Dei Carmini P. Domenico Rossi, Veneto, da Sebenico con oglio, vino, ferro, cera, stazze, rasse, bedena, altro.

Ad. Detto. Pinco Mad. Del Lauro Cap. Gius. Cassiero Napoletano, da Trapani, Palermo Goro, con sugbero, e punte di cormi di Bue.

Libri Nuovi.

L’Agricoltura illustrata, e sostenuta dalla medicina, e la Medicina illustrata, e sostenuta dall’Agricoltura.

Opera
del D. Antonio Agostini Med. Fis.
divisa in Varie memorie.

I nuovi vantaggj che reca quest’Opera sono i seguenti.

Primo. Accomuna ad ogni ordine di Persone ciò che di più sostanzioso, ed utile appartiene a queste Scienze

Secondo. Compendia in brevi Memorie ciò che in moltissimi Volumi appena si ritrova.

Terzo. Rende più solida l’Agricoltura colla Medicina, e la Medicina coll’Agricoltura.

Quarto. Fa che ogni Uomo divenga un Medico di se stesso.

Quinto. Spiega in una nuova maniera le operazioni degli Ingrassi delle Terre, e ne rettifica 1’uso.

Sesto. Suggerisce l’uso di un nuovo Ingrasso delle Terre, che niente costa, che in ogni luogo, s’attrova, e che solo vale più, che tutti gli altri Ingrassi insieme uniti.

Settimo. Concilia l’antica colla moderna Medicina, e le osservazioni degli Antichi Agricoltori colle moderne fisiche dottrine.

L’Opera è divisa in Memorie brevissime, e schiettissime. Nel fine di ciascheduna s’attrova un epilogo delle, regole pratiche spettanti all’articola in essa Memoria contenuto, acciocché gli stessi Contadini possano far uso di queste regole.

Perché poi in molti luoghi dello Stato della Serenissima Repubblica o s’ignora affatto, o si neglige intieramente dai Villici la grande, ed antichissima Arte dei maestri del Bestiame; e perché da questa ignoranza, o negligenza nascono moltissimi mali, e principalmente quelle della scarsezza delle Carni; perciò nelle prime Memorie si daranno i precetti spettanti a quest’arte, e si farà vedere quanto solide siano quelle dottrine, sopra le quali esse si fondamentano, essendo cosa necessarissima, che in ogni villaggio vi sieno almeno tre, o quattro Contadini, i quali sappiano quest’Arte.

L’Opera viene Stampata da me Giannantonio Conzatti in Padova a S. Fermo, ed intrapresa per Assocciazione, al quali potranno indirizzarsi gli Assocciati, oppure al Sig. Giannantonio Pezzana in Venezia, Librajo in Merceria.

Per supplire alle spese della Stampa, e degli Esperimenti, e per dare anche all’Autore di quest’Opera una qualche mercede, i Signori Assocciati daranno Lire due anticipate per cadauna Memoria.

Alli Studiosi
della Giurisprudenza
L’Autore.

È vero che i Manifesti d’ordinario hanno per oggetto principalmente l’affluenza degli Assocciati, e l’esaltazione degli Autori; non così però di questo, di cui primario scopo, e fine si è il vantaggio, e l’utilità comune. Basta indicare il solo Titolo dell’Opera, che per la prima volta deve darsi in luce, per far conoscere ad evidenza, agli eruditi per altro, ai dotti, ai sani, e veri Coltivatori della Giurisprudenza, l’importanza, ed il valore della medesima. Ella ha per titolo L’interpretazione delle Pandette secondo l’ordine di Eineccio con l’Analogia del Gius Veneto. Basta il solo Autore celebre ovunque, e principalmente nelle più ragguardevoli Università dell’Europa, su cui si è fondata, per renderla a prima vista accetta, ed aggradevole ad ognuno. Questo intorno all’esterno dell’Opera, che in italiana lingua fu scritta a comodo universale.

Quanto all’interno; trovasi in lei sviluppato dai sofismi, e dagli errori il vero spirito, e sviscerato, per dir così, l’intimo senso delle Leggi, tronco il superfluo, e abolito il superstizioso delle innumerabili antiche disposizioni, abbracciato l’utile, il necessario, e più uniforme agli odierni costumi; tolte le dubbiezze, superate le difficoltà, chiarite, e dilucidate le oscurità. Vi sono anche in essa esposte le moltiplici Quistioni intorno ai carj punti legali, che occorrer possono, e le diverse opinioni degli Autori, e degl’Interpreti più accreditati sulle medesime, ondo saper come regolarsi al caso. Niente vi manca, che appartener possa alla cognizione delle Leggi delle XII. Tavole; niente che concorrer, o differir possa dalle Leggi Canoniche principalmente quanto al Matrimonio, di cui avvi in essa un ampio Trattato dalla sua Origine fino in presente in tutte le viste possibili; niente finalmente, che della Veneta legislazione convengo col comune diritto, che non siasi con esattezza esposto separatamente in ogni materia non solo in via Civile, ma anche Criminale. Coll’origine del Gius Comune si è anche data una idea del primitivo, e presente Governo della Serenissima Repubblica di Venezia. Onde poi vendere lo Studio della Giurisprudenza utile non solo, ma possibilmente dilettevole, se è proccurato di farlo e colla grata notizia delle antiche cose, e coi varj tratti di Storia Sacra, e profana sparsi qua, e là opportunamente. L’Opera in somma non può essere né più interessante, né più vantaggiosa, non solo ai Giovani studiosi, che abbiamo divisato di battere, o che già battono la Carriere legale, ma ai Giudici, agli Avvocati, ai Forensi, ai Giureconsulti di qualsiasi genere.

L’Opera sarà divisa in sei Tomi in Ottavo, stampata bene, con tutta diligenza corretta, e colla possibile eleganza. Chiunque vorrà assocciarsi alla stessa dovrà contribuire L. 4: per ciascun Temo, previa però la consegna del Tomo legato in Cartoncino. Gli Assocciati si riceveranno dal Sig. Domenico Occhi Librajo a S. Marco sotto l’Orologio, o pure alla Stamperia di Modesto Fenzo in Calle della Madonna a Sant’Angelo.

Nota de’Protesti delle Lettere di CambioLevatinel magistrato eccellentiss. de’consoli de’mercantiDal Giorno 27. Giugno 1787. fino il 5. Luglio.

Udine.

Acc.

Lettere di Piva e Verizzo, diretta a se medesimo, pagabile con girata a Pietro Scipioni, Valuta da Paolo Bastanzi L. 800:

Padova

Acc. Signor Giuizzetti paga per onor della Valuta.

Lettera di Moisè qu. Salamon Alpron, diretta ad Antonio Carrari di Padova, pagabile con girata a Gio: Maria Guizzetti, Valuta da Spezzi e Ceccato L. 400:

Bologna.

Signor Antionio di Benedetto Buratti ha accettato S. P. per onor delle Valuta.

Lettera di Samuel Donato Neppi, diretta a Beniamin e Jacob Vita consoli d’Ancona, pagabile con girata a Giovanni Battista Tammossi, Valuta da Pietro de Lucca. L. 8000:

Toscolano.

Sig. Guizzetti accetta per onor della Valuta.

Lettera di Antionio Samuelli e Compagno, diretta a Giuseppe Benino, pagabile con girata a Tommaso Guizzetti, Valuta da Francesco Bonsamiglio. L. 800:

Tratta dalla Vacchetta de’Pretesti esistente nel Magistrato Eccellentissimo de’Consoli de’Mercanti da me

Girolamo Garbin Fante.

Morti.

Il Signor Francesco qu: Pietro Sonzonio Sensale e Mercante da gioje, d’anni 62. abitante nella Contrada di S. Apollinare. Mancò di vita improvvisamente. Si mise a letto di buon umore alle ore 5. della notte del mercordì p. p. dopo aver udito a leggere per passatempo il suo destino nel Libro de’Pianeti, che promettevagli di vivere oltre in novant’anni. Protestò scherzando, che non ci farebbe arrivato. Quanto poco ci volle a verificare il suo presagio! Fu trovato morto in letto la mattina da chi andò per isvegliarlo. L’infelice suo Figlio ebbe a Padova la dolorosa novella.

Il N. H. E. Marco Bertucci Molin qu: Filippo d’anni 83. abitante in Contrada di S. Paternian.

Dalla stamperia Zerletti Venezia. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1