Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 11", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.1\011 (1788), S. 81-88, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.1819 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

num 11.

mercordì 6. Febbrajo 1788.

Ebene 2► Metatextualität► Sino dalli 24 del p.p. mese ci è pervenuta la seguente Lettera, ch’ora stimiamo opportuno il dare in luce. Non si ommettono le lodi a noi dirette per non mutilarla, persuasi che i leggitori vorranno riputarle come semplici tratti d’urbanità, che onorano la cortesia di chi scrisse, ma non convengono alla scarsezza de’nostri meriti, che colla più candida ingenuità confessiamo. Tale fu il sentimento con cui ricevute le abbiamo. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Gazzettiere Gentilissimo.

Non v’ha dubbio, che il Commerciò non formi la grandezza, e la felicità degli Stati. Ogni buon Suddito deve per ciò amare l’ingrandimento del medesimo, ed io il primo, mio caro Signor Gazzettiere. Godo adunque rilevare dalla vostra Gazzetta Num. 6. il copioso numero de’Bastimenti, ch’ebbero in cotesta Città il loro arrivo, non che di molti la partenza. Pure mi sia permesso il dirvi, che spiacemi veder di simili notizie pieno il Foglio; perché queste forse saranno state le ragioni, per cui avrete lasciato addietro altri più dilettevoli racconti, de’quali scarso molto riesce il summentovato Foglio. Sappiate adunque rendere compartite le Notizie. Molti sono in Città gli Assocciati della vostra Gazzettina, e tutti la leggono con molto piacere. Questa più virtuosa, e più seconda credevasi vederla al rinnovare dell’Anno. Ma fallaci furono le loro lusinghe, perché piuttosto sembra oltre l’usato avvilita, e priva di quel sale col quale ha saputo sì bene coltivarsi l’amore de’Leggitori. Non credo già, che un soverchio timore l’opprima. Gli uomini d’età avanzata al cominciare d’ogn’anno accrescono le loro amarezze perché vieppiù s’accostano al loro fine. Lo stesso però non accade alli Bambini, perché questi col corso del tempo acquistano più ragione, e lume e meglio conoscono il loro essere. Nello stato di questi, è adunque la vostra Gazzetta, che conta pochi mesi d’essenza; nè deve aver il timore d’un sollecito fine. Animatela adunque ad essere più benemerita verso li suoi concorrenti, onde mantenere in questi la perseveranza del loro amore. Avvisatela, ch’evvi pure nel numero degli [82] Assocciati degli Amanti della Poesia, e per ciò qualche volta sia ella cortese di compiacere ancor questi. Vi desidero dal cielo ogni bene, e mi protesto di essere

Vostro Affetuosiss. Amico, ed Assocciato al vostro Foglio. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Risposta.

Metatextualität► È necessario il ripetere, che trà i varj umori i quali concorrono alla lettura de’pubblici Fogli quello che piace, o giova ad uno, disgusta o è indifferente per un altro. L’articolo d’arrivo, e partenza di Bastimenti, è interessante per molti in Terraferma da cui soltanto furono determinati all’Assocciazione; ma certamente non deve essere riputato da nessuno inutile ed incompetente ad una Patria Gazzetta. Che se talvolta, o l’abbondanza della materia, o la necessità di raccogliere in un solo Foglio ciò che in più d’uno bene compartito starebbe, occupa troppo spazio, bisogna immaginarsi delle cagioni di non poter fare altrimenti, e far che ceda all’indulgenza il rigore. Tutto quello, che un Gazzettiere può dire in sua discolpa non si può stampare, o almeno non conviene, quando convertir non vogliasi il Foglio in una collezione d’accuse, e d’apologie private tanto confacevoli alle riduzioni de’Caffè, quanto incongrue all’oggetto da cui siamo occupati. La nota de’Cambj, che regolarmente apparisce, è forse la cosa su cui generalmente si scorre come superflua, o non intesa; pure solo per essa acquistammo, pochi giorni sono, un nuovo Assocciato. La conchiusione è questa: Bisogna far più bene, o meno male che si può, e lasciare che il Mondo dica, perché il contentare tutti è impossibile, e chi vuol far istrada non ha da voltarsi ad ognuno che chiama.

Quanto all’avvilimento di cui accusasi l’attuale progredimento di questo Foglio, sarebbe da temere, che il nostro amor proprio ci mettesse agli occhi la benda per nascondercelo se l’aumento giornaliero dell’Assocciazione non giustificasse in nostro parere, che non accordasi a quello di chi ci scrisse, e chiamasi nostro Assocciato. Se abbiamo la sincerità di confessare, che l’abilità nostra non può estendersi a segno di presentare al Pubblico ciò che meriti veramente la sua approvazione, abbiamo altresì il coraggio di vantarsi d’averlo finora servito con un impegno eguale mettendo in uso quel poco, che da noi si sà, a norma degli eccitamenti, e degl’impulsi che n’ebbimo. Che se questi scarseggiarono nel corso dello spirato Carnovale ci siamo ingegnati però d’empire il vuoto a cui fummo abbandonati col parlare a lungo sopra il Teatro, e farsi argomento di buona parte d’alcuni Fogli gli arrabbiati lamenti d’un ingiusto Declamatore. Se fu detto, ciò che da’ Dotti sapevasi; se mancò nel Discorso una certa connessione, e in alcune situazioni dir potevasi molto di più, non si deve lagnarsi della privazione del molto quand’ogni poco ha da bastare in un lavoro di questa natura fatto a precipizio da un solo, ch’oltre al peso dello scriverlo è aggravato da molti altri, che opprimono. s’egli è solo, fu detto in un Caffè, perché non dice Io in vece di Noi? Perché, si rispose, i Gazzettieri hanno il privilegio di parlare in plurale come i Principi, ed il nostro vuole anch’ egli valersene.

Quel sale, che se non è da Venosa sarà da Trapani, di cui trova il no-[83]stro Assocciato conditi i primi Fogli, e mancanti gli ultimi, a noi sembra, che sia sparso in tutti, ma si sente dove più, dove meno, secondo le varie occasioni di metterlo in opera. Si vuole, che questa Bambina cresca, e grandeggj? Bisogna nutrirla, e non serrare la mano avara, che porger le potrebbe il necessario alimento: altrimenti rimarrà sempre nella presente sua infanzia, e a noi toccherà il curvarsi per sostenere ogni suo passo senza speranza di vederla avanzarsi ad una giovinezza robusta.

Gradisco l’Autore della riportata Lettera la sincerità di questa risposta, e vegga in ciò che segue se manchiamo di soddisfare il suo genio allorché ci si presenta l’occasione di farlo. ◀Metatextualität

Metatextualität► Il Nobile Signor Abbate Don Filippo Rovelli de’Marchesi di Ceva, Professore di Belle Lettere nel Reale Collegio di Monza, è l’Autore delli due Canti intitolati Emo Comandate della Squadra Veneta. Il Signor Giuseppe Marini Bresciano compose in sua lode il seguente ◀Metatextualität

Ebene 3►

Sonetto.

Ove di grida i suoi diserti assorda

Cartago invendicata, e rabbia spira

Che il folgore de’Scipj ancor ricorda,

È l tradito Annibal piange e sospira;

Suona il tuo canto, e al rombo e al suon s’accorda

De’ bronzi, e del Leone al rughio e all’ira,

E l’ode con orror l’avara ingorda

Turba, che Marte, e la Vendetta aggira.

Oh! gran viltà! Mentre l’avara e rea

Masnada in mar dalla terribil prora

Fulminava il Campion, Pindo tacea!

Sol la tua marzial Cetra sonora

Dal suolo Insubre rammentar dovea

All’Adria trionfal, che grande è ancora. ◀Ebene 3

Il giornale Letterario Enciclopedico di Milano così ne parla.

Sentiamo vera soddisfazione che il valoroso Bresciane Signor Marini Abbia fatto argomento d’un bellissimo Sonetto, il Poemetto del Sig. Ab. Rovelli, quale frà i comuni applausi abbiamo noi colmato di elogi nel Vol. XII. di questo Giornale. Il Giovine Signor Marini rivolgendo in lode dell’Abate Rovelli, l’estro suo armonioso ed elevato, e parte della rara coltura delle sue idee, rende a un saggio Precettore una prova di giusta riconoscenza, ed al Pubblico un testimonio di una felicissima poetica educazione.

Metatextualität► Nel Foglio venturo riprodurremo un altro Sonetto dell’Autore medesimo in lode di S. E. Giovanni Labia Nipote dell’Eccellentissimo Sig. Cav. e Proc. [84] Emo, nel quale si conoscerà forse meglio il genio felice di questo Giovine, che potrebbe arricchire l’Italiano Parnaso se un pò più la Poesia fosse da lui coltivata. ◀Metatextualität

Brescia.

26 Gennajo 1788.

Funzioni Sacre.

„La ristrettezza del tempo quest’anno ha accumulati i Tridui in questa Città che si fanno in suffragio delle Anime purganti. Questa divozione è particolare di questa Città ed i due Tridui di San Giuseppe, e del Carmine sono d’argomento di sorpresa a’Forastieri per la moltiplicità de’lumi, per lo sfarzo delle cere, e per la magnifica simmetria.”

Spettacoli.

31. Detto.

„Domenica vi fu corso di Carrozze dalle ventidue sino alle ventiquattro sì numeroso e sì elegante, che stando alle finestre della Piazza dell’Ospitale somministrava agli Spettatori il più bel colpo di vista. Le finestre ed i pergoli per tutta la strada erano empite dal bel Mondo, e dal bel Sesso, ed i tiri a quattro, le eleganti Carrozze ed i leggiadri Faston, che a vicenda segnavan la strada, formavano un sempre nuovo Spettacolo. La sera vi fu Cavalchina, che fu numerosa e pulita, e vi furono delle Contraddanze a otto ed a quattro leggiadramente disposte ed eseguite dalle Nobili Dame.

Martedì vi fu Serata per i Ballerini Grotteschi, ed il concorso al Teatro fu abbondate. Per dare un attestato della loro riconoscenza al generoso Pubblico, diedero quella sera con sommo valore il Ballo del Scimiotto, e delle Sberle, che sempre ottiene fu questo Teatro le acclamazioni.”

Metatextualität► La Relazione seguente ci è venuta da mano incognita, e la diamo in tutta l’originale sua assenza. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Il prossimo passato Giovedì, detto Giovedì grasso, comparve per queste nostre strade, e sulla Pubblica Piazza un Portantina, oggetto strano, sorprendente novissimo a questa nostra Città di Venezia, quasi come il sarebbe veder girare una Carrozza. Era portata da due uomini vestiti con magnifica antica Livrea, e questi uomini avevano poi altri due livreati Compagni, coi quali si davano cambio ogni tanto, a fine di sostenere la fatica, che durò dalle 19 incirca fino quasi all’una ora di notte. Entro la Portantina sedeva un giocondo Vecchio, che con grandioso Occhialetto guardava or quà or là, e che con somma cortesia salutava, parlava, rispondeva a chiunque voleva a lui accostarsi. La Portantina aveva sulla cima un elegante Cartello col motto elegantissimo

Non tutti perde la vecchiezza i gusti.

Un eloquente Brighella, e un non meno eloquente Arlecchino accompagnavano l’allegro vecchio, e ciò che dava compimento alla vaga e leggiadra mascherata erano gli strumenti che le facevano corteggio; due campane ed un bovino corno formavano di quando in quando dolcissimo armonioso concerto.

È sommamente mirabile l’ingegno inventore di questo Spettacolo. Accortosi, forse tardi, che in qualche luogo non avrebbe potuto la Portantina passare per la troppa altezza, dopo lunga meditazione trovò l’arduo e prodigio-[85]so espediente d’uscirne di tempo in tempo, e dove non poteva essa macchina passar diritta, la faceva egli passare piegata, torta, bistorta, e talora anche strascinata. O feracissima immaginazione!

La Piazza, le strade, i balconi, i cortili hanno goduto di sì improvvisa vista, la cui bellezza metterà in soggezione chi verrà ingegnosamente mascherarsi, essendo troppo difficile l’uguagliare non che il superare l’ingegno, e il talento di sì spiritoso inventore, il quale promette anzi minaccia il Pubblico di divertirlo assai meglio nel venturo Carnovale. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Abbiamo notizie da Verona, che la Festa del Venerdì Gnoccolare, sempre bella, dilettevole, e magnifica, è riuscita quest’ anno più sorprendente e sfarzosa del solito per la quantità, gusto, e ricchezza de’Legni, che l’hanno decorata, particolarmente de’superbi tiri a sei de’quali copioso fu il numero. Era tale la calca, che alla metà del Corso si formò un gruppo, che non potevasi sciogliere, e impediva l’avanzamento delle Carrozze, che formavano il maestoso corteggio. L’Eccellentissimo Rappresentante, sempre dolce e obbligante anche ne’suoi comandi medesimi, eseguire li fece in atto uffizioso da uno staccamento di Cavalleria, che spiccossi per ordine suo ad aprire la strada. Trà il solito palco a San Zen eretto per l’apparecchio de’gnocchi, e la finestra ove presentasi l’E. S. a mangiarne qualcuno alla vista del Popolo, si formò oltre l’ordinario, un ben fermo ponte su cui passò il Maccherone a cavallo del suo ben ornato Sommaro, a fargliene l’offerta. Questa novità piacque, ed accrebbe la comune giocondità, che rende sé bello e lieto un tal giorno a quella ridente Città. La serenità del tempo contribuì a far meglio gustare una Solennità sì famosa, alla quantità strabocchevole di Forastieri, trà i quali moltissimi di rango, che concorsero per goderla.

Noi, che in altra occasione ci siamo intervenuti, crediamo più di quanto scritto ci viene, e accrescendo coll’immaginazione la maggior pompa, ch’è un tributo alla gloriosa ottimità dell’attuale Reggimento, s’è presentato al nostro guardo lo Spettacolo in tutta l’ampiezza dello splendido suo apparato.

Fu turbata un poco la popolare esultanza, ed amareggiato l’animo compassionevole di S. E. da un omicidio avvenuto nella Corte della Podestaria, poco prima che la funzione avesse cocominciamento. Il misero ucciso, era uno di quelli, che in essa doveva aver parte cioè un Torcolato. L’ampio uccisore lo privò di vita con un colpo di coltello, e forse al presente si troverà nelle forze della Giustizia dal cui potere avrà il meritato castigo.

Nel giorno medesimo successe una disgrazia anche in questa Capitale alla ore 19. Nel disfare la macchina in Piazza, che servito aveva alle Feste del dì precedente, certo Giacomo Rovei detto Forneretto d’anni 31, precipitò dal Secondo Ordine della medesima sul palco vicino dove i Castellani avevano fatto i giuochi delle Forze, e sul fatto morì. Fosse o il suo troppo coraggio, o la mala sua forte, questo infelice era soggetto a frequenti pericolose cadute, che minacciarono il tristo fine che fece in sì fresca età.

Il giorno 3 del corrente alle ore 23 s’appiccò il fuoco dal Ciambellajo, [86] detto trà noi Scaletter, a Santa Sofia, ma l’ora diurna accordò un pronto riparo, e non fece gran male, se tale considerar non si voglia lo spavento del Vicinato.

Esposizione per carta.

Mercordì 6 corrente nulla.Giovedì, e Venerdì 7 ed 8 corrente

Alli Carmini.

Oratore il M. R. P. Maestro Andrea Boniforti Fiorentino.

Oratori Sacri in Venezia

Per la corrente Quaresima.

S. Lorenzo. L’Illustr. Sig. Abb. Giambattista Manzi Ex-Gesuita Milanese.

S. Zaccaria. Il M. R. P. M. Giuseppe Frassen Inquisitor di Treviso M. C.

S. Morse. Il M. R. P. Giordano Rossi Napolitano dell’Ordine de’Predicatori.

S. Samuel. Il Sig. D. Andrea Chiozini d’Ostiglia Diocesi di Mantoa, Domenica, Martedì, Mercordì, Venerdì, e Domenica parimenti.

S. Zulian. Il M. R. Sig. Abb. Don Angelo Borutti della Diocesi di Torcello.

S. Lio. L’Illustr. Sig. Don Pellegrin Buganza Ex-Gesuita Mantovano.

S. Cossan. Rev. Don Gio: Barrista Armani Veronese.

Ss. Apostoli. il M. R. P. M. Ambrogio Maria Schioldi de’Servi di Maria Milanese.

S. Maria Formosa. Sig. Abb. Don Benedetto Tetamo Ex-Gesuita Palermitano.

S. Luca. Il M. R. P. Celestino di S. Giuseppe, Carmelitano Scalzo da Bologna.

S. Silvestro. Il M. R. P. Abb. Don Giuseppe Antonio Mioli da Tiene.

La sera Pre Gian Domenico da Padova Vic. Cap.

S. Paolo. Il P. Luigi Maria da Bologna Pred. Missionario Cap.

S. Trovaso. L’Illustr. Sig. Co: Canonico Dot. Cesare Fiumi d’Assisi Ex-Gesuita.

S. Fosca. Il R. Sig. Abb. Don Paterio Barozzini Ex-Gesuita da Brescia.

S. Marcuola. Don Vicenzo Dot. Mantoani Arciprete di Canal di Rovigo.

S. Geremia. Il M. R. P. Antonio da Mantova M. R.

S. Appolinare. Il M. R. Abb. Mauro Strambazzi da Cesena.

S. Giacomo dall’Orio. Il R. Sig. P. Antonio Massa Canonico di Palermo.

S. Simon Grande. Il Co: Abb. Vicenzo Giustinian Nobile Veronese.

Alli Carmini. Il M. R. P. M. Andrea Boniforti di Firenze Reg. de’Padri Carmelitani di Firenze.

S. Domenico di Castello. P. M. Vicenzo Matteuzzi di Vicenza.

L’Angelo Raffael. Il P. F. Francesco Lettor Rettori di Brescia.

S. Niccolò. Frà Giuseppe da Bassano.

Ss. Redentore. Frà Alvise da Verona Cap.

S. Gio: di Rialto. Frà Redolfo da Bologna.

S. Euffemia. Frà Antonio da Verona Confessor Cap.

Alle Terese. Il P. M. Deffinitore Carlo Cambarini Carmelitano da Bergamo.

S. Francesco della Vigna. Il M. R. P. Filippo di Lugo Lettor Giubilato.

S. Anna. Don Andrea Cardini Sacerdote Veneto.

S. Giobbe. Il P. M. Giuseppe Orazio di Vicenza.

Ai Servi. Il M. R. P. M. Pellegrino Maria Serioli di Milano.

Alli Frari. Il M. R. P. Maestro Giuseppe Maria Zampetti M. C. dall’Acquila del Regno di Napoli.

S. Croce della Giudecca. La Domenica, Mercordì, Venerdì e tutte le Feste il dopo Pranzo, il Rev. Sig. Don Bartolomeo Zender Can. Teol. della Cattedral di Venezia.

Ss. Gio e Paolo. Il P. M. Cingia Toscano.

S. Pietro Martire di Murano. Il P. Lettor Vincenzo Maria Perazzolo Dom. di Bergamo.

Alle Penitenti. Frà Francesco Antonio d’Adria.

Alle Cappucine. Frá Sebastiano da Treviso.

S. Bonaventura. R. P. Lorenzo Giusto da Padova.

La Croce (Corpus Domini) Frà Giampietro da Venazia Vic.

S. Elisabetta (S. Gio: di Rialto) Frà Ermenigildo da Castel Novo Cap.

Se vi saranno errori verranno corretti in altro Foglio.

Nella Relazione, ch’ebbimo sulla Tragedia intitolata Keleffa, che si rappresentò nel Teatro particolare della chiarissima Accademia de’Rinnovati, si fece Autore delle Scene il celebre Signor Cav. Fontanesi quando non è di suo che il Sipario. Avendo saputo, che le dipinse il Signor Lorenzo Sacchetti stimiamo nostro dovere renderne avvistato il Pubblico, perchè il suo nome riceva quel vantaggio, che danno le belle Opere.

Commedie.

Sabbato 2 Corrente

A Sant’ Angiolo.

Arlecchino perseguitato dal Leon infernale.

A San Gio: Grisostomo

Il Re Gobbo Favola Chinese

Con una nuova Contraddanza nel Ballo intitolata La Partenza che fu universalmente gradita, e colmata di lieti applausi.

A San Luca

Replica del Burchiello del Dolo.

Domenica

A Sant’ Angelo

Truffaldino finto Senatore Romano.

A S. Luca, e a S. Gio: Grisostomo

Replica.

Lunedì.

A Sant’ Angelo

Truff. fatto Mago da un precipizio.

A San Gio: Grisostomo

Il Naufragio felice.

A S. Angiolo

L’Inglesismo in Italia Farsa.

A San Cassan

La Recita a benefizio della Signora Antonia Pacini, con illuminazione in Teatro, e nuove aggiunte ne’Balli, e nell’ Opera.

Martedì.

Ebbimo sei Opere 3 di giorno alle 19 e 3 di notte alle 5 ne’Teatri di S. Samuele, S. Benedetto, e San Moisè. Nel Secondo si recitò per Prima Agefilao per Seconda Calto.

Martedì.

A San Gio: Grisostomo

L’Ingannatore rimane ingannato

A San Luca

Il Pellegrinaggio Farsa.

A Sant’ Angiolo

Truf. Spirito Foletto.

La Compagnia Comica di questo Teatro di S. Gio: Grisostomo passerà a Vicenza la Primavera ventura, poi a Ferrara dove farà poche recite, ed il resto del tempo a Bologna prima di ritornare a Venezia. Avrà anche nell’Autunno e Carnovale vegnente la stessa unione di Ballerini, o poco variata [88] sotto la direzione del medesimo Maestro Signor Vicenzo Monari.

Quella di S. Luca ha per la Primavera la Piazza di Torino, ma non è ancora deciso quale sarà quella dell’Estate.

L’altra poi di Sant’Angelo ha Padova in Primavera ed in Estate Verona.

Anche in quest’anno, a norma dell’uso introdotto da qualche tempo, s’è chiuso il Carnovale con uno strepito da far disperare i seguaci di Catone, o da ridurli ad impazzire cogli altri. Prescindendo dalle oscennità, la nostra gran Piazza jeri di notte parve cangiata nel Bosco di Stimula Teatro delle follie de’Baccanti, o nelle antiche vie di Roma per le quali ululando correvano i Lupercali. Non si camminava a passi ma a salti, e invece di parlar si gridava. Accresceva il frastuono un confuso romore di zufoletti stridenti, di rauchi corni bovini, di campane portate in giro appese alle mazze, di tamburri e d’altri simili instrumenti.

Da far ispiritar un cimiterio.

Pare che il semel in anno licet insanire trà noi abbia luogo allo spirare di questo tempo di chiasso. Se la gente di qualità, e di età matura, non si unisce alle Plebe negli eccessivi trasporti della gioja, non isdegna però la maschera nera, i fiori sul cappello, il fanaletto in testa, ed una certa libertà di parlare e rispondere, d’alterare la voce, di concorrere alla universalità del bagordo in modi non illeciti, ma che non si permette mai fuori di tal occasione.

Mentre l’austero Filosofo condanna severamente questi trastulli d’un Popolo libero, l’osservatore riflessivo e ragionevole ammira il freno invisibile che lo regge, e nell’errante Spettacolo che avvolge e confonde il nobile ed il plebeo, il vecchio e il fanciullo, la varietà del Sesso, l’opposizione dell’indole, e dell’umore; e presenta una Nazione mascherata di notte in mezzo a una Piazza, calda in gran parte, dalla vivande e dal vino, in preda al divertimento, senza che nasca verun disordine, conosce la saviezza d’una Sovranità, che ha saputo formarsi de’Sudditi per i quali non c’è bisogno d’argini militari a contenerli ne’limiti del loro dovere, neppur quando sembra più prossimo il pericolo di trasandarlo. ◀Ebene 2

Ricapiti per questo Foglio in Venezia

Dal Colombani Librajo al Ponte di Rialto.

Alla Spezieria della Vigilanza al Ponte de’Dai.

Dalla Stamperia Zerletti Venezia. ◀Ebene 1