Zitiervorschlag: Giovanni Ferri di S. Costante (Hrsg.): "Gli sposi ricongiunti", in: Lo Spettatore italiano, Vol.3\16 (1822), S. 60-63, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.1104 [aufgerufen am: ].


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Gli sposi ricongiunti

Zitat/Motto► Felices ter et amplius
Quos irrupta tenet copula, nec malis
Divulsus querimoniis
Suprema citius solvet amor die.

Horat.

O felicissimi duo cor che stringe
Inalterabile concorde amore,
Nè prima scioglieli che la fatale
Sera non giunga.

Stef. Pallavicini.◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Exemplum► Passato un anno e mezzo, proseguì Goodman, tornai a starmi in Brighthelm-Stone, e fin dalla prima sera ricominciai su per la spiaggia il mio dilettevole passeggio. Era la vista bellissima, perchè tra l’occhio e l’azzurrina immensità non era vapore che si paresse; e la luna essendo piena ed alta, vestiva il mar de’suoi raggi che sembravano d’argento, sì eran chiari. Io per lo dolce silenzio della notte, poggiato alla ringhiera di ferro, m’abbandonava tutto quanto in balía di una piacevolissima immaginazione, allorchè presso di me si fece sentire una femmina con un bambinello in braccio, la quale con sospiri e con singhiozzi sì pietosamente rammaricavasi, che io prima fra me dissi: [61] mostra ben che costei sia qualche sciagurata; e poscia verso lei fattomi, dissi: Buona femmina, perchè siete cosi dolente? Allora ella alzò le ciglia, e riguardommi. O cielo! era Susanna! Dimandai poscia: Il mio amico Viglielmo dov’è? Signor mio, egli è partito, mi rispose; ed appresso questa parola gettò il maggior sospiro che mai da angosciato cuor fosse tratta. O siete voi qui, mio caro signore? Vi riconosco; ed ancora mi rimembra e mi rimembrerà sempre de’felici augurii che mi faceste, i quali in verità non fallarono: ma adesso sono oltre modo infelice, certamente infelice sono oltre modo. Non vi disconfortate, diss’io, che la vostra disavventura non è forse tanto malvagia, quanto ne fa vista. Ma non vi sia grave l’aprirmi la cagione della vostra afflizione. E chi sa, che partecipando io di quella, non trovi alcun argomento ad alleviarvene? Rispose Susanna: Ah! signore, e potrei di verun segreto guardarmi da voi, il quale avete al mio misero Viglielmo tanto affetto mostrato e tanto studio? Ebene 4► Allgemeine Erzählung► Posciachè voi ci conosceste, non andò guari di tempo che noi facemmo le nozze. Questo fanciulletto è nostro figliuolo (e mi fece vedere il volto del pargoletto, il quale angelo pareva, più che altra cosa; e chi avesse voluto il nostro Signore novellamente nato dipingere, da quello avrebbe potuto torre l’esempio). Stette adunque il mio marito ai servigi di quella fusta, nella qual voi lo vedeste, e sì bene ed acconciamente seppe adoperare, che nessuno era che il conoscesse, che così, com’io, non lo amasse. Ma quivi assalita dal dolore, e dal pianto e dai singhiozzi, le convenne un poco il suo ragionare sospendere: e tosto che ella [62] si fu racquetata, continuò in questa forma: Accadde che il suo padre e due suoi fratelli, che pescatori erano, scritti furono per la leva; alla quale i due fratelli si offersero per volontarii: ma il suo padre, il padre suo infelice, poco sano della persona, e molto grave d’età, non potè. Per la qual cosa Viglielmo con suo gran pericolo (nè io intendo di ripigliarnelo in niun modo) per fornire il dover di conoscente figliuolo, tenne nella fusta sotto coperta celato due o tre dì l’afflitto suo padre: il che saputosi dagli officiali, a’quali la cura della leva era commessa, fecero incontanente il padre e il figlio prendere: onde il mio diletto Viglielmo, non ostante l’aiuto e la protezion di parecchi, ne fu per forza condotto col vecchio padre al deposito di Shorham, ove nel presente stentano amendue nelle gogne; nelle gogne, signor mio, come i malfattori! ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 4 O spaventevole immagine! Non più, diss’io, o Susanna, non voglio udirne altro. Farete che per posdomane vi troviate all’albergo del Cervo, dove sto io, ed ho speranza di farvi udir novelle del vostro Viglielmo che vi fien care. E questo detto, senza sua risposta aspettare, andai via. Con la vista mi seguitò Susanna, levando al cielo le mani, come se grazie rendessegli di averle guidato innanzi un amico.

Le speranze che dello scampo di Viglielmo e dell’infelice suo padre aveva io prese, tutte stavano nella compassione che io m’avvisava di potere di lor mettere nell’animo di un gran mercatante di quella città, al quale senza alcuno velame, ma con la forza e con [63] l’inducimento che per me si potè maggiore, raccontai la condizione di que’tapini, strettamente pregandolo che della loro liberazione volesse prendersi cura, e appo gli ufficiali che in Shorham avevano il comando, a suo potere adoperarsi. Il gentiluomo e liberale, degnissimo di ogni gran tesoro possedere, non rifiutò, e promise di voler per quei miseri tentate quanto per lui si potesse. Per la cui sollecitudine e istanzia addivenne che infra poche ore, o paura, o che che se ne fosse cagione, padre e figlio furono liberati.

Seppi che felice fine aveva avuto l’importante bisogna in su la mezza notte; il che fece che io dormissi tutto il rimanente di quella col più dolce e maggior riposo del mondo. La mattina ben per tempo udii alla mia porta farsi rumore, ed il mio famigliare mi disse: Egli son qui tre che dimandan di voi, e fra essi una femmina che porta nelle braccia un fanciullo. Chieggono di poter entrare. Diss’io: E s’egli il vogliono, non si deve lor niegare. Fu tantosto aperto l’uscio della mia stanza: ed ecco Viglielmo e la sua donna col suo pargoletto, ed il vecchio padre mi furono intorno al letto, e volevano . . . ma io nol soffersi . . . Amico, io non mi sento da tanto, che basti a descrivere quel dolce e tenero spettacolo di che io era una parte; ma voi, che liberale siete ed umano, potete meglio per sentimento del cuore concepirlo, che per immaginazione con le parole mie non fareste. ◀Exemplum ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1