Zitiervorschlag: Giovanni Ferri di S. Costante (Hrsg.): "Le lodi", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\08 (1822), S. 70-72, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.872 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Le lodi

Zitat/Motto► Bonum est laudari, sed praestantius est esse lauda-
bilem . . . . Sit tibi tam triste laudari a turpibus,
quam si lauderis ob turpia

(Senec.).

L’esser lodato e gran bene, ma l’esser degno di lode
è bene assai maggiore . . . . Tanto ti debbe saper
reo l’esser lodato da vituperati uomini, quanto se
avessi lode per vituperevoli fatti. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► La lode suol essere a vicenda tra gli uomini e la più nobil cosa e la più vile, la piu utile e insieme la più dannosa. Quando ella è un tributo cui l’ammirazione e la riconoscenza porgono alle virtù e all’ingegno, ingenera allora tutto ciò che è degno di stima; nobilita gli animi, moltiplica le forze dell’uomo, ed alle grandi imprese lo induce. Quando però è quasi un traffico di menzogne, prodotto dal desiderio di gratificare ad altrui, ovvero uno stromento dalla cupidigia di far fortuna impiegato, diventa un flagello de’più nocevoli alla società, stante che libera gli uomini dall’obbligo d’indirizzare tutte le loro azioni all’acquisto della virtù.

Dovria sempre esser la lode dalla stima dettata. Ognuno la brama, perchè ognuno si presume di meritarla, e si confida di ottenere con quella il maggior bene che sia al mondo, cioè l’universale estimazione.

Accresce la lode, siccome fa il vino, le nostre forze, quando non c’inebria.

[71] Saria pregevole molto la lode se dar ci potesse quei pregi pei quali ci commenda. Ondechè diceva Socrate: Ebene 3► Zitat/Motto► Tu sarai grande, se studii di esser quello che dagli altri spacciar ti senti. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Spesse volte la lode, volendo darci ad intendere che siamo più grandi degli altri, ci fa essere più piccoli di quello che siamo veramente.

Non ha mai l’uomo tanto orgoglio nè tanta umiltà, quanto allorchè è lodato.

Noi arrossiam delle lodi, perciocchè il secreto piacere che ne diletica dentro, procedendo da vanità, ne reca un po’ di vergogna. Ma intanto che il pudore ne colora le guance, brilla negli occhi nostri la gioia.

Una vile e comunale adulazione non dovrebbe aver forza per allettarci; ma nondimeno ci ha molte persone ragguardevoli per certi rispetti, le quali sono tanto ingorde di lode, che ricevono in grado anche quella data loro da chi esse dispregiano. Nel che rassomigliano Vespasiano, il quale nell’argento che traea dalla colta sulle immondizie di Roma, nulla trovava l’infetto.

Le più volte avvisiamo di meritare le lodi che non riceviamo: potremmo noi immaginarci di non meritar quelle che ci si danno?

Ebene 3► Exemplum► Non sì tosto Montalto è per caso ad una dignità levato, che gli adulatori gli sono addosso. Ognuno fa suo potere per prestargli singolari onoranze: chi gli bacia le mani, e lo chiama uomo miracoloso; chi gl’intitola sonetti e canzoni; e se taluno non può lodarlo di viva voce, ricorre ai giornali. Egli riceve sì fatti [72] elogi di buona fede, e li crede veraci e sinceri; ma si meraviglia forte di trovarsi così in un subito dotato di tanta eccellenza, ed ammira la sua passata modestia, che fino all’istante del suo esaltamento gli ha impedito di venire in cognizione de’proprii meriti. Come è possibile ch’ei non si lasci andare a sì potenti lusinghe? Vi ha egli alcuno che, collocato in sublime grado, sia mai contraddetto da’suoi medesimi amici, anche nelle cose piu irragionevoli? ◀Exemplum ◀Ebene 3 Gli uomini veramente commendabili sono quelli che si compiacciono dell’altrui stima, e che si turbano quando altri gli loda; perciocchè il merito ha, siccome la castità, il suo pudore. Ma gli uomini non furon mai veduti altre volte, meno stimati e più commendati.

Un debito elogio è più a chi lo fa onorifico, che a chi lo riceve.

Chiunque non si propone qualche più eccellente cosa che le lodi non sono, non n’è meritevole. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1