Zitiervorschlag: Giovanni Ferri di S. Costante (Hrsg.): "L’asino vendicato", in: Lo Spettatore italiano, Vol.3\73 (1822), S. 322-326, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.845 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

L’asino vendicato

Zitat/Motto► Pourquoi toni de mépris pour cet animal si bon, si
patient, si sobre, si utile? Les hommes méprise-
roient-ils jusque dans les animaux ceux qui les
servent trop bien, et à trop peu de frais?

(Buffon, His. nat.)

Che vuol dir questo, che così buona e paziente bestia,
e così sobria ed utile, abbiamo in dispregio? Adun-
que gli uomini eziandio nelle bestie vogliono quelle
spregiare che meglio e con minor dispendio lor ser-
vono? ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ragionavami Eugenio della grandissima opinione che Sterne avea dell’asino; e, Come che io, soggiungeva egli, non gli abbia mai dato mangiare fusti amari di carcioffi, o cose inzuccherate, nè mai per ventura con questo buon animale mi sia caduto in acconcio di dover favellare1 ; nondimeno all’umile sua natura porto tanto onore, che quando odo compararlo alle più vili persone della nostra specie, me ne rincresce senza misura. È in alcun uomo milensaggine e sciocchezza? adunque è egli detto stupido e sciocco a modo dell’asino. È egli ignorante, neghittoso e sozzo? adunque, acciocchè meglio sia distinta la sua qualità, è assomigliato all’asino. Ma perchè tanto dispregio di così paziente e così buona bestia, e di così utile? Certamente colui che la biasima per isciocca, [323] fa chiaro argomento ch’egli non sia ben savio: o manifesta almeno la sua ignoranza, come quegli che dei pregi e delle doti onde è questo animale fornito, niente conosce. È noto quanta affezione abbia l’asino al suo signore, non ostante che molti non la meritino. Egli di lontano il sente, e da tutte le altre persone il discerne; e se lo smarrisce, egli ne va per lui, e d’altro non gli cale. Egli ama pure i suoi figli sommamente; e Plinio afferma che la madre se fosse dal suo asinello dipartita, salterebbe per entro le fiamme a riaverlo. Convien che Sterne abbia ottimamente di questo animale conosciuto l’accorgimento, l’affetto e le altre virtù. A chi non ricorda del pietoso dolore che quel povero vecchiarello, di cui egli racconta nel Viaggio sentimentale, ebbe della morte del suo asino, stato sempre suo compagno ed amico?

Ebene 3► Fremdportrait► Quello che sopra tutto deprime l’asino, è il paragone di lui che si fa col cavallo. Ma se fosse considerato l’asino per sè, e se le bontà della sua specie fossero tutte conosciute, chi in sul dare sentenza fra questi due animali non istarebbe in forse? Della figura dell’asino si ride, ed ammirasi quella del cavallo, il quale è tenuto nel regno animale per un capo d’opera della natura. Ebene 3► Zitat/Motto► “Sconcio giudizio! dice Buffon. Non pensa la gente che al mondo, se non fossero cavalli, sarebbe l’asino, e per proprio merito e per nostra opinione, il primo, il più bello e il meglio formato e il più nobile degli animali.” ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3 Ha egli le zampe più che il cavallo snelle e pulite, l’andar più sicuro, più delicato e perfetto l’odorato e l’udito. Per [324] rispetto alla grandezza del suo corpo, è egli similmente più forte, e quello che porta maggior soma degli altri animali, e più lontano. Nella quantità, come nella qualità dei cibi, egli è più sobrio e più temperato che il cavallo, e nel beveraggio è egli più schivo e delicato, perocchè non si disseta che ad acqua chiara e di fontana a lui nota. Ha l’asino sopra il cavallo ancora questo vantaggio, che il suo odor non pute, nè dispiace. È egli di più sana e miglior complessione; e si deduce dal latte d’asina che per ispezial rimedio alle disperate malattie si adopera. Mentre che è giovine l’asino, è gaio, festevole e leggiero; le quali cose tiene egli dalla natura, e le palesa solamente in istato di libertà; ma il mal governo che n’è fatto, ancora più che il servire, in piccolo spazio di tempo glie le toglie. Il cavallo molto riceve dall’educazione, laddove l’asino, senza mai venire acquistando, va sempre perdendo. Che egli possiede di natura moltissime qualità buone, è dimostrato per questo, che ne ritiene molte, malgrado de’trattamenti a lui usati, i quali dovrebbero al tutto estinguerle; ma, per sua mala ventura, le qualità ch’egli conserva, sono utili e da pregiare, non appariscenti nè vane. ◀Fremdportrait ◀Ebene 3

Ahi! povero animale! come sei crudelmente oppresso, e con qual pazienza, e, dirò anche, con qual costanza il sostieni! E questa dolcezza imperturbabile che ti fa tanti e sì continui affanni durare, è chiamata stupefazione! Tu non dimandi alcuna cura, ed a pena ti si lasciano pascere l’erbe che dagli altri animali [325] schifate sono. Povero animale! tu sei beffato, vilipeso e battuto ancora per via di sollazzo. Or non sei tu la compagnia dell’uomo, come è il cavallo? e non sei tu ancor, più ch’egli, compagno, amico e sovvenitore de’poverelli? E perchè dunque sei tu trattato con tanta crudeltà e con tanta ingratitudine?

Gli antichi, che più di noi procedevano con la natura, non portavano sì torta opinione di una bestia così bisognevole all’uomo. E qui lasciando di fare una mostra di erudizione che nulla monterebbe, racconterò solamente dell’Asino sagro di Atene. Essendo egli divenuto vecchio a carreggiar materia da edificare un tempio, fu renduto una cosa sagra; e fugli per lo Comune donata una provvisione, acciocchè tutto il tempo che gli avanzava della vita, non avesse più a faticare. Ma tanto era quest’asino amante della fatica, che ogni dì si metteva innanzi a quelli i quali erano stati posti al suo ufficio, ed era lor guida. E così l’ozio che egli aveva avuto per guiderdone, era da lui rifiutato.

Niuna bestia fatica quanto l’asino, il quale è incolpato di pigrizia solamente da chi lo carica e lo malmena senza discrezione e senza misericordia. Conciossiachè egli non pur non ricusi, ma ancora volentieri e di forza lavori, sol che non sia adoperato oltre la sua possibilità. Ebene 3► Exemplum► Mi sarà sempre di piacevole rimembranza l’asino che io ho veduto in Carrisburgh nell’isola di Whight, lo cui servigio era di attinger acqua, per una larga ruota, da un pozzo cavato dai Romani. Egli era sì docile e mansueto, che [326] dall’un capo all’altro di un grandissimo campo correva al padrone, quando era chiamato. E se il padrona voleva che egli attingesse acqua, gli diceva: Tom, ho bisogno dell’acqua; va, caro amico, entra nella ruota. Tom incontanente obbediva con tanta destrezza, che era una meraviglia a riguardare. Per certo egli avrà saputo il determinato numero delle volte che la ruota doveva fare; perciocchè come la secchia era salita alla bocca del pozzo, così egli si fermava. E poi sporgeva il capo, come se avesse voluto significare al padrone ch’aveva fornito il suo servigio, e che si poteva omai vôtare la secchia. La qual cosa acciocchè più leggiermente si potesse fare, egli ad un tempo o innanzi o indietro faceva un cotal movimento con molta leggiadria. Era assai dilettevole a vedere con quant’ordine e misura adempieva egli il suo dovere, ed io non so se ad una ragionevole creatura sarebbe meglio venuto ciò fatto. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Seguitino adesso gl’indiscreti ed i malvoglienti a vituperare ed abbassare quest’eccelente animale. Il gracchiar loro nulla toglierà ai tanti pregi di lui; e dovrà dirsi che la più grande sciagura di coloro che a lui comparati sono, è quella di non essere a lui simiglianti. Che se alcuna delle qualità pur ne possedessero, lungi dall’essere avuti in dispregio ed a scherno, sarebbero ben reputati generalmente ed onorati. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1Vedi Viaggio sentimentale di Sterne.