Zitiervorschlag: Giovanni Ferri di S. Costante (Hrsg.): "Il sequestro de’mobili", in: Lo Spettatore italiano, Vol.3\65 (1822), S. 288-290, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.837 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Il sequestro de’mobili

Zitat/Motto► Ubi charitas non est, non potest esse justitia

(Div. Augustin.).

Ove non è carità, non puote esser giustizia. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ma da questa sdegnosa ed altiera e crudel femmina quanto era dissimile la buona Clarice! Pensava notte e dì come potesse far bene altrui; e non solamente non discacciava da sè i miserabili, ma ella eziandio soleva andare per essi. Ebene 3► Exemplum► Un dì che io era seco, venimmo al villaggio di Belprato, e qui mi disse: Io voglio che noi entriamo un poco in questa casuccia che voi vedete mezzo cascata. Perchè io, montato su per una scala tutta disfatta e malagevole, apersi l’uscio, e trovai la più dolente e più sciagurata cosa che mai agli occhi d’alcuno occorresse. Parevami che io fossi venuto all’albergo della miseria: vidi quattro fanciulletti che in vista niun segno portavano di quella gioia che è usata, in quella felice parte della vita, d’infondere la natura; ed una giovane tutta pallida e magra, che teneva in braccio un bambino, e su le ginocchia un altro, e lo cullava. Era costei la madre di loro, alla quale era morto il marito; ma viveva tutta fiata il [289] padre, che, tra per la vecchiezza e per l’infermità, non avrebbe pareggiato di forza il minor di que’fanciulli, e pareva a riguardare più una cadente ombra che altra cosa.

In su l’entrare ch’io feci, non m’accorsi così tosto di uno che faceva le viste d’uomo di grande affare, e stava nel mezzo di tanta miseria. Costui era degli officiali regii; tra mani aveva un foglio, e nella bocca la penna, e con molta cura guatando andava di canto in canto per la stanza. Se curiosità o altro fu, io non so: ma egli mi convenne dietro a lui sopra le sue spalle andar a guardare nella carta, e lessi il titolo, che era Inventario. Appresso era scritto: Una culla: due sacconi: due coperte rotte: tre seggioli, ma due senza spalliera: quattro coltelli, ma l’uno senza manico: quattro forchette, ma due coi rebbi spezzati: una pala di ferro tutta logorata, ec. In somma non ci aveva cosa a che non desse di piglio il dispietato ministro. E peggio che egli, trapassando tutti li termini della rigidezza, pigliò un calderotto di creta ove si cuoceva la vivanda de’fanciulli, e la riversò in terra. Che non ardirebbe la durezza di costoro! L’afflitta vedovella, veggendo l’acerbo atto, venne meno, e il padre cominciò a gridare: Deh! prima che mi leviate il modo da nutricare i miei figliuoli, uccideteli per Dio. Ma qui il soverchio dolore gli chiuse la voce, e non potè più avanti favellare.

Terminava l’Inventario con queste parole: Da mettere all’incanto il dì 18 di questo. Informai Clarice di ogni cosa, e le dissi: Molto [290] bene quel valentuomo ha fornito il suo ufficio, ed ora se ne parte; e la misera famigliola . . . . E più non dissi; chè guardando negli occhi a Clarice, vidili lagrimare, e lei avere già la sua borsa in mano. Ecco, disse poi alla dolente vedova, ricoglierete i vostri mobili, e provvederete alle necessità del vostro padre e de’vostri figliuoli. Inginocchiossi a piè di Clarice la povera vedovetta col viso rallegrato e tutto riconoscente e devoto, se non che le falliva la voce a profferire parola. Su, disse Clarice, usciamo tosto di qua, che io non potrei sì pietosa vista più sostenere. ◀Exemplum ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1