Zitiervorschlag: Giovanni Ferri di S. Costante (Hrsg.): "La pazza per seduzione", in: Lo Spettatore italiano, Vol.3\21 (1822), S. 81-84, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.793 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

La pazza per seduzione

Ebene 2► Le miserie dell’umanità sogliono sempre impietosire i cuori teneri e generosi; ma quando la giovinezza e la beltà, senza sostegno, senza difesa gemono sotto i colpi della disgrazia, qual uomo è insensibile al segno di negar loro il tributo delle sue lagrime? Ebene 3► Exemplum► Di tante miserie che ho vedute nel mondo (ahi! quante ne ho vedute) poche assai così pietose furono come una della quale testimonio divenni in un albergo di Rel**. Giacevami io a riposo nella mia stanza, quando udir mi parve come cantare. Tesi l’orecchio, e fui da sonori accenti distintamente percosso, flebili ed irregolari bensì, ma spiranti una inesprimibile dolcezza. Discesi tosto al giardino donde partiva la voce, e vidi una bella giovinetta dell’età di circa diecinove anni, il cui spirito era travolto. Cantava ella e giva cogliendo fiori per una ghirlanda, la quale, al dir di lei, faceva al suo amante, che ella disiosamente aspettava. Volli sapere chi fosse la sventurata, e mi fu risposto che era stata sedotta e sottratta a’suoi poveri ma onesti parenti, ed alla capitale trasportata; dopo non guari di tempo fu dal suo seduttore derelitta, ed ella per lo smisurato dolore ne divenne forsennata.

[82] Fu la dolente Ermellina (che così aveva nome la giovane) ricondotta alla casa paterna, dalla quale a quando a quando fuggendosi, se ne andava attorno errante e soletta per li circustanti contadi, secondo che lo smarrito senno l’aggirava: e se alcuno le dimandava come avea passato l’ultima notte: Ho camminato sempre, ella rispose; gli son corsa dietro, ma il crudele è fuggito nanti i passi miei; nè una fiata s’è egli volto con gli occhi indietro a riguardarmi nel viso. Ahimè! non sono io più la bella Ermellina!

Un momento dopo ella si cavò dalla tasca alcuni pezzetti di pane, e gittolli ai polli del cortile, chiamandoli affettuosamente suoi amici. Ma questi tanto sentimento avevano quanto quel suo ingannatore; conciofossechè appena ebbe ella vuota la sua tasca a disfamarli, essi incontanente a gran fretta si fuggissero: Voi pure, disse ella, voi pure siete ingrati. Vi ho dato quanto ebbi, e voi m’abbandonate!

Scorgendo una cagnuola che nel suo covacciolo giaceva, con voce rimessa e tremante esclamò: Tu dormi, mia piccola Bianca! Tu non hai l’amante infedele. Io non posso dormire, e colui m’ha involato il solino. Ah! quanto è crudele, sì, quanto è crudele! ed a queste parole versava un torrente di lagrime.

Quando fu sfogato l’affanno, ed ella racquistò un poco di quiete, prese a cantare quella tanto compassionevole canzonetta della Pazza per amore, che dice: « Il mio ben quando verrà ec. » La quale non ho giammai sentita [83] che non mi desse da piangere, ed ora cantata dalla non finta Nina, di tanta pietà mi costrinse, quanta non saprei ora con parole agguagliare. Conobbi allora quanto anche l’eccellenza dell’arte rimane indietro dalla natura. Era intanto nel cortile venuto per ventura un giovinetto, e l’oste facendosi barbaro gioco dei traviamenti di quella sventurata: Guardate, le disse, ecco il vostro amante che giunge. Ah! no, esclamò Ermellina, non mi date più amanti, se non volete farmene straziare il cuore. Pur voi vedete che non può la mia condizione esser più tormentosa.

Ed io non potendo più reggere a spettacolo sì doloroso, me ne partii, pregando pure che la benevola Providenza prendesse cura di quell’infelice. Sì, povera Ermellina, diceva io meco, ben è il tuo stato angoscioso; ma ecci ancor chi può tutto, dal quale non solamente sarai consolata, ma vendicata eziandio dai sofferti oltraggi, e il tuo vil seduttore sarà del suo tradimento punito. Egli forse si vanta del suo delitto, e trionfa della tua rovina! ah! s’ei potesse una sola volta rappresentarsi la miseria e il lutto di colei che ha tradita e abbandonata; se potesse vedere quella Ermellina un giorno sì cara, ora uscita di senno, vagar di luogo in luogo, movere a pietà la gente; se potesse sentirla prorompere con una voce così commovente in lamentanze continue contro il rigore della sua sorte, e rimproverare la rotta fede a colui che amò tanto, quali sentimenti non si ecciterebbero nel suo cuore? da quali rimorsi non saria lacerato? No, non v’è stato [84] più terribile di quello di un simile seduttore, se pure egli sente ancor dell’umano, se coscienza ancor lo rimorde. Egli si riconosce reo del disonore di una virtuosa famiglia, e della disgrazia de’più amorevoli genitori. Egli si deve pure riconoscere per il crudele persecutore di colei che non fece altro fallo che amarlo troppo, ed accorgesi di non potere ristorare ne raddolcire i mali che ha fatto. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Questi duri pensieri gli si rivolgono sempre per la mente, e non avvi più per lui nè pace nè felicità. Metatextualität► O voi che vi studiate di sollazzarvi col guasto dell’innocenza, vengavi ribrezzo delle ruine che a far v’apparecchiate, e ricordivi che la seduzione è un delitto quasi più grave dell’omicidio stesso. ◀Metatextualität ◀Ebene 2 ◀Ebene 1