Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione XVIII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.1\018 (1727), S. 110-116, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.18 [aufgerufen am: ].

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Lezione XVIII

A spreggiatori delle Nazioni estere.

Zitat/Motto► Nunquam aliud natura, aliud sapientia dixit.

Juven. Sat. XIV. 321. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Allgemeine Erzählung► Mi ritrovavo in Londra, quando vi capitarono quattro Rè Indiani, e come ammiratore di quanto si ritrova, che abbi del singolare, e dello straordinario nel mondo, mi univo sovente al popolaccio, che correa loro dietro, e li seguivo delle giornate intere. Dopo la loro partenza impiegai un Amico, acciò s’informasse, con esattezza dal Locandiere, presso di cui, avevano alloggiato, della loro vita, de loro costumi e delle osservazioni che aveano fatte su quel Paese.

Vedendo il Loncandiere l’Amico tanto curioso di sapere ciò che riguardava [111] que’Principi, non passò gran tempo, che gli rimise un plicco di Carte, coll’assicurarlo ch’erano scritte di mano del Rè sa Ga yean qua Rasb Tovv, e le credea lasciate per dimenticanza. Io ne ho veduta la traduzione, e confesso, che vi sono delle osservazioni assai singolari, da quella picciola Fraternità di Rè fatte nel tempo dell’loro soggiorno in quella Città. Ne inferirò quì alcune, nelle quali si ritrovano i seguenti Capi. Non vi è dubbio che la descrizione dell’Edificio non riguardi la Chiesa di S. Paolo.

Ebene 4► “Sul terreno più alto della Città si vede una prodigiosa Fabbrica, si vasta, che sarebbe capace di tutte le nazioni, delle quali io sono Rè. Il nostro buon Frattello E Tovv O Koam; Rè de’Fiumi s’immagina che sia stata fatta dalle mani di quel gran’Dio a cui è consegrata. Il Rè di Granaiah, e delle sei Nazioni pensano che fosse creata con la terra, e prodotta lo stesso giorno, che il sole, e la Luna. Per me dopo tutto ciò che le mie più esatte inquisizioni me ne hanno possuto scuoprire, sono disposto a credere, che tale spropositata massa sia stata ridotta alla forma, in cui la veggiamo, da un infinito numero di artificj e di stromenti, che si ritrovano in questo Paese. Vi e una grande ap-[112]parenza che quella non fosse, da principio che una spaventosa Rocca che l’innalzasse sopra l’altezza della montagna, e che i nativi del Paese, dopo averla tagliata, e ridotta in una specie di figura ben regolata, l’abbino forata, e cavata con grandi fatiche, ed incredibili diligenze, sino che restassero formati tutti que’belli vacui, e quelle meravigliose caverne, che vi si osservano al di d’oggi. Dopo ch’ebbero così formato l’interno con molta arte hanno senza dubio impiegate una infinità di mani per rassare il di fuori che, e così liscio come la superficie delle picciole pietre de nostri fiumi, e dove s’innalzano diversi Pilastri, come tanti tronchi d’Alberi, circondati sulla cima, dà Ghirlande di foglie. E cosa assai probabile, che allora quando intrapresero quest’opera, saranno già più di cent’anni aveano qualche specie di culto religioso, avvegnache porta il nome di Tempio, il quale sarà stato destinato agli essercizj di pietà, se si dee credere alla Tradizione, e perciò il settimo giorno della settimana e consacrato al servizio del loro Dio.” ◀Ebene 4 Io però fui, in uno di questi stessi giorni ad uno de’loro, Tempi ne vidi comparire alcun segno di divozione sincera, e vero, che vi era un Uomo vestito di nero, il quale, [113] salito più alto degli altri, parea recitasse qualche cosa con molta veemenza; ma quelli, ch’erano di sotto in vece di rendere il loro culto alla Divinità, che vi si adora, l’applicavano, la maggior parte a salutarsi gli uni cogli altri; e vi erano molti che dormivano profondamente.

La Regina del Paese nominò due Uomini, che avessero cura di noi, e ci accompagnassero dove voleamo. Intendeano questi la nostra lingua abbastanza, per esprimersi sopra certe cose; di maniera che s’accorgemmo subito ch’erano grandi nemici frà loro, e perciò non sempre si accordavano nelle relazioni, che ci davano. Racogliemmo ancora da discorsi d’uno di questi assistenti, che quest’Isola era crudelmente infestata da una specie d’Animali mostruosi, sotto la figura umana, che si chiamano Wihgs (sic.). Ci dicea eziandio sovente, che sperava non ne dovessimo incontrare veruno per istrada, perche se questo, per disgrazia ci fosse accaduto, poteano facilmente romperci la testa per questo solo, ch’eramo Rè assoluti.

L’altro interprete ci parlava molto d’una specie d’animale chiamato Tory, ch’era tanto feroce quanto il Wihgs (sic.). E che questo pure c’insulterebbe, per questo solo ch’eramo stranieri. Pare, da quanto intendeamo, che questi due Animali, [114] abbino tanta antipatia frà di loro, che si battano assieme ogni volta che s’incontrano, presso poco come l’elefante, el Rinoceronte. Ma noi non nè vedemmo veruno ne dell’una, ne dell’altra specie; onde le nostre guide puol essere ci abbino vendute delle Favole, parlandoci de mostri, che punto non vengono nel loro Paese.

Ebene 4► Fremdportrait► Siasi com’esser si voglia, incapaci d’intendere tutto ciò, che i nostri interpreti ci diceano, andavamo reccogliendo, qui una parola, e là un’altra; e quando dopo, eramo frà di noi soli, le univamo alla meglio, che ci era possibile; e per questo ne abbiamo addunate poche. Del resto i nativi del Paese sono molto destri in tutte le Arti mecaniche, ma così poltroni, che sovente vedemmo de’Giovani leggeri e robusti impiegare due altri Uomini a farsi portare per le contrade, dentro picciole stanziole coperte. Si adornano eziandio in una maniera del tutto barbar’, mentre sono quasi in procinto di strangolarsi, colle loro Croate, e s’inviluppano il corpo di tante legature, che questo solo può cagionare la maggior parte delle malattie, che qui regnano, da noi non conosciute. In vece di quelle belle piumme, che a noi ornano la testa; eglino se la cuoprono d’un mucchio enorme di capelli pigliati impre-[115]stito che loro pendono fino alla cintura; e con essi camminano, per le contrade, così ariosi, e trionfanti, come se fossero loro naturali. ◀Fremdportrait ◀Ebene 4

Fummo invitati ad’un de’loro pubblici divertimenti, dove speravamo, che i Grandi del Paese si dovessero essercitare a perseguitare un Cervo, o a gettare una Barra; e vedere da questo, quali erano i più destri, o i più forti trà di loro; ma in vece di condurci in piana, ed apperta Campagna, c’introdussero in una grande stanza illuminata da un infinito numero di candele, dove quantità di codesti neghitosi, vi stettero assisi più di trè ore, per vedere le azioni e le smorfie, che feano alcuni altri, pagati per divertirli.

Ebene 4► Fremdportrait► Per quello poi riguarda le Donne, non essendo in istato di ciaccolare con loro, nolle potemmo osservare, che da lontano. Elleno hanno, per quanto si dice delle bellisime, e longhe capigliature, ma la dove gli Uomini sono adornati da quelle, che pigliano imprestito; le Donne annodano i loro proprj capelli dietro la Testa, e si cuoprono, acciò non siano esposti alla vista del mondo. Si assomigliano agli Angioli, e sarebbono più belle del sole, se non avvessero sulla faccia delle piccole macchie nere, che formano, alle volte delle figure assai grotesche. Ho pure osservato, che quelle pic-[116]ciole escrescenze svaniscono ben presto; ma sovente accade, che passano da un luogo all’altro; ed ho veduto la sera sulla fronte la stessa macchia, che la mattina era sotto il labro inferiore. ◀Fremdportrait ◀Ebene 4

Parla sovente l’autore Indiano dell’imbarazzo de’Giubboni, de’Calzoni, e vi fà sopra delle rifflessioni curiose, che tralascio per non dilongarmi, oltre la stabilita misura. Frà tanto non saprei finire questo Foglio senz’avvertire il Pubblico, che frà tutte le osservazioni alla roverscia, vi è, di volta in volta, qualche cosa di molto ragionevole. Bisogna confessare in oltre, che noi siamo tutti rei in qualche maniera della stessa picciolezza di spirito, che apparisce in questo giornale Indiano, quando c’immaginamo, che le comparse i costumi e le maniere degli altri Paesi sieno stravaganti, e ridicole allora che non si accordano colle nostre. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1